Non poteva non apparire sul palco Giorgio Ferrara, regista di “Aldo Moro, una tragedia italiana”, al termine dello spettacolo andato in scena al Teatro Nuovo nell'ambito della Stagione di Prosa. Uno spettacolo che ha visto un alto gradimento di pubblico, numeroso anche in questa occasione e che è stato replicato stasera a Umbertide.
La cronaca del più tragico sequestro politico del nostro secondo dopoguerra è stata rappresentata in un atto unico, con una scenografia semplice, minimale, soffusa e ombrata da un telo appena percepibile sul quale scorrevano le immagini di repertorio, segnando le tappe fondamentali dei 55 giorni di prigionia di Aldo Moro.
Due le voci ed i piani di racconto: il prigioniero (interpretato da Paolo Bonacelli), immobile in una struttura di metallo, e una voce narrante (Lorenzo Amato), che fa da filo conduttore e che attraverso le parole di Sciascia e di Pasolini accompagna il pubblico lungo tutto il percorso della prigionia di Moro.
Attraverso le lettere scritte dalla “Prigione del popolo” si assiste alla trasformazione di Aldo Moro: dapprima un personaggio politico, poi sempre più uomo, fino alle commoventi lettere di addio alla figlia Agnese e alla moglie Noretta.
Al temine dello spettacolo, molto gradito dal pubblico, il regista Giorgio Ferrara ha salutato i presenti e la città di Spoleto, spiegando come la sua presenza fosse doverosa in questa città, nonosante lo spettacolo fosse alla sua 84esima replica. Ferrara, che torna “ufficialmente” in città dopo la conclusione della sua 'prima volta' alla guida del Festival dei Due Mondi, ha ricordato in modo scherzoso ai presenti l'appuntamento del 26 giugno 2009 (“…mi pare che a breve abbiamo un appuntamento”), per l'apertura della prossima edizione di quello che ha annunciato sarà un “grande festival”.