Caos alla Scs, defenestrato Hanke, entra Heller | Procura chiede fallimento

Caos alla Scs, defenestrato Hanke, entra Heller | Procura chiede fallimento

Due consiglieri minaccino dimissioni | Neo presidente

E’ il caos alla Spoleto credito e servizi, l’ex controllante della banca di piazza Pianciani, il cui declino appare sempre più segnato. A riportarla agli onori delle cronache lo sgambetto che, in uno stile collaudato e mai abbandonato, stavolta ha colpito il dottor Maurizio Hanke, chiamato a succedere all’avvocato Marcucci appena lo scorso dicembre 2016. E’ stato lo stesso medico ad annunciare quello che appare un vero e proprio colpo di spugna, compiuto dal nuovo consiglio di amministrazione, eletto neanche lo scorso 25 giugno da una quarantina di soci presenti alla assemblea.

Un caos annunciato “Dopo aver registrato la convergenza di sei consiglieri su 9 sul nome di Giorgio Heller, neo eletto consigliere, romano e presidente della Fondazione Roma Capitale, ho rimesso il mio mandato con un atto immediato e irrevocabile” esordisce Hanke nella sua breve, ma drammatica nota diramata alla stampa.

E’ la prima volta che la presidenza della Scs viene affidata ad un non spoletino e questo basterebbe per giustificare il mio gesto che fa seguito a tensioni e malumori registrati negli ultimi mesi di amministrazione della società. Rivolgo quindi un caloroso saluto ai soci che mi hanno votato ed eletto e che sono stati sempre al centro della mia funzione di presidente e nel rispetto dei quali credo di aver sempre agito in questi mesi di governo dall’Istituto”.


Il nuovo cda

Che si respirasse aria di caos, lo si era intuito anche dopo le dimissioni dei consiglieri Walter De Fusco e Alfonso Tardocchi.

Anche loro, insieme ad Hanke, avevano lo scorso dicembre contribuito a disarcionare l’avvocato Marcucci e il vecchio Cda dalla guida della cooperativa che sembrava in grado di uscire dal pantano dei guai economici e finanziari in cui era finita.

Tanto da aver ottenuto il parere favorevole del Tribunale al concordato preventivo.

All’assemblea di due settimane fa si era registrato l’ennesimo disinteresse dei 21mila soci, ridotti ad appena una quarantina di presenti. Segno che ormai le quote vengono considerate dagli stessi quasi perse.

Il board era risultato così composto: Maurizio Hanke, Carlo Ugolini, Rosanna Mazzoni, Gilberto Stella, Cristiano Castellani, Giorgio Heller, Graziano Luzzi, Costanza Carocci e Stefano Di Fonzo (per la cronaca è stato rinnovato totalmente il collegio dei revisori composto da Paolo Burini presidente, Paolo Mariani membro effettivo, Marcello Bocchi m.e., Marco Locci membro supplente e Nando Pietro Tomassoni m.s.).

Per due settimane è stato il silenzio. Sul sito della società nessun comunicato circa la nomina delle cariche, che a piazza Pianciani si era soliti fare nel giro di poche ore.

Il tempo, a quanto trapela (Hanke ha respinto la nostra richiesta di una intervista, rimandandola ad una prossima ma indefinita data), sarebbe servito ai ribaltonisti per far scattare il blitz. Andato in scena ieri l’altro.

L’odore del ribaltone Hanke lo deve aver fiutato quando Carlo Ugolini (riconfermato nella carica di vice presidente) insieme ad altri ha richiesto la votazione a scrutinio segreto.

Le urne non hanno fatto altro che confermare i sospetti: solo 3 voti per Hanke (incluso il proprio), 6 per Heller.

Una fonte raggiunta da Tuttoggi e che ha chiesto l’anonimato giura che, una volta assegnate le deleghe a tutti i consiglieri, sia stato votato all’unanimità “il potere di firma e di spesa in capo ad ognuno per i settori di competenza”. Delibera che, se confermata, stonerebbe con la procedura del concordato preventivo, dove ogni atto deve essere sottoposto all’approvazione dell’autorità giudiziaria o del curatore.


Chi è il nuovo presidente

Giorgio Heller non è per la verità un nome totalmente sconosciuto a Spoleto. Nella primavera 2012 (dopo il blitz della “Assemblea della vergogna” che aveva rimesso in sella, tra gli altri, Giovannino Antonini e Leodino Galli, quest’ultimo nominato di recente dalla Scs di Hanke nel board della ‘nuova’ Bps)  proprio Giovannino Antonini aveva firmato con lui la costituzione della Roma Capitale Investments Foundation.

Fondazione fortemente voluta dall’ex sindaco della capitale Gianni Alemanno con l’obiettivo di attrarre investimenti privati sulla città eterna.

Heller venne nominato presidente della fondazione, finita al centro di alcune inchieste giornalistiche. Replicando ad una trasmissione di Report del 2013, Alemanno descrisse Heller come un “piccolo imprenditore con un’esperienza di animazione sul territorio come tutti i componenti e collaboratori della fondazione che svolgono la loro attività a titolo totalmente gratuito sulla base di un impegno volontario”.

La costituzione della Fondazione costò alla Scs circa 35mila euro e vide volare Antonini, facente parte della comitiva di investitori guidata da Alemanno, fino in Israele alla ricerca di vantaggiose partnership.

Heller compare anche agli atti dell’inchiesta “Old cunning”, compiuta dalla Dia di Roma nel luglio 2016, quale vittima di una organizzazione di usurai che faceva capo a una ventina di persone, tra cui un ex maresciallo della benemerita e un paio di funzionari di due istituti bancari del Centro Italia.


Istanza di fallimento

Ma in queste ore trova conferma una notizia che non aveva fin qui trovato riscontri ufficiali. E che conferma il caos che aleggia dentro e fuori piazza Pianciani.

La Procura della Repubblica di Spoleto guidata da Alessandro Cannevale ha infatti presentato istanza di fallimento per la Scs.

L’atto risale allo scorso mese di maggio e va ad aggiungersi a quello già presentato dal curatore fallimentare della controllata Scs Gestioni Immobiliari lo scorso inverno.

L’udienza è fissata per il prossimo 12 settembre quando il giudice fallimentare Roberto Laudenzi deciderà se accogliere o meno le richieste pervenute.

Inutile dire che l’eventuale accoglimento aprirebbe scenari inquietanti, a cominciare verosimilmente da una indagine per bancarotta.

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