Zahi Hawass, Perugia scopre l'antico Egitto - Tuttoggi

Zahi Hawass, Perugia scopre l’antico Egitto

Massimo Sbardella

Zahi Hawass, Perugia scopre l’antico Egitto

L'archeologo ospite de L'Isola del Libro | Binazzi: "Auspico una collaborazione con l'Università di Perugia"
Lun, 03/09/2018 - 18:28

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Arriva Zahi Hawass, il famoso archeologo, l’Indiana Jones della Valle dei Re, e Perugia si riscopre innamorata dell’antico Egitto. I semplici appassionati, che hanno riempito la Sala dei Notari per ascoltare il convegno sul tema “Le donne nell’antico Egitto”, organizzato da L’Isola del Libro. Ma anche gli studiosi. “Auspico che si possa attuare una stretta collaborazione tra l’università egiziana e quella di Perugia”, ha detto nell’introdurre i lavori il professor Gianfranco Binazzi, docente di archeologia cristiana e medievale dell’Università degli Studi di Perugia. Che ha ricordato l’importante funzione dell’archeologia, perché “solo conoscendo le nostre più antiche radici saremo in grado di comprendere il mondo presente ed affrontare al meglio il futuro”.

A presentare Zahi Hawass, l’ideatore de L’Isola del Libro, Italo Marri. Quindi, l’archeologo (supportato dallo studioso Filippo Carli per l’occasione in veste di traduttore) ha tenuto per quasi due ore un’affascinante lezione sul ruolo della donna nell’antico Egitto, non lesinando racconti sulle scoperte fatte nel passato (coloriti da gustosi aneddoti) e sulle teorie da cui muovono le prossime campagne di scavi. Hawass, appena rientrato in Egitto, avvierà una nuova campagna di scavi, finanziata da Discovery Channel, a fianco della tomba di Tutankhmon (figura che ha impegnato tanti anni della sua attività di archeologo ed egittologo) perché è convinto di trovare lì la tomba della moglie del faraone sepolto nell’oro, Ankhesenamon. Così come, è sua convinzione che la tomba di Cleopatra non si trovi accanto ai resti del suo palazzo, ma altrove, nei pressi di un tempio ad Alessandria dove sono state rinvenuti vari reperti legati alla storia della più nota faraona d’Egitto.

A questo proposito, Hawass ha ricordato che le donne generalmente non ricoprivano cariche politiche nell’antico Egitto (solo quattro sono diventate faraone), ma ha più volte ribadito che i grandi sovrani uomini non avrebbero potuto lasciare così il segno nella storia se non avessero avuto accanto grandi donne. Per sottolineare la centralità della figura femminile, Hawass ha parlato della dea Iside la quale, secondo la mitologia, dopo aver perso suo marito ha pianto tanto che dalle sue lacrime si è formato il fiume Nilo. Le donne nell’antico Egitto erano regine della casa, dovevano occuparsi dei figli e il loro ruolo era quello di crescere la migliore persona possibile. Assolto il proprio compito, potevano anche diventare giudici o dottori. Dedicavano molta attenzione alla cura dell’aspetto fisico e hanno avuto un ruolo anche nella costruzione delle piramidi.

Tra le regine egizie, secondo l’egittologo la più grande è stata Hatshepsut, che si è trovata a reggere il Paese quando l’erede al trono aveva solo sei anni. Proprio di questa nobile donna ha rinvenuto la mummia e l’ha sottoposta a tac, scoprendo che aveva 55 anni, era obesa e stava perdendo i denti.

La narrazione è stata accompagnata da video documentari sui suoi lavori e dalla possibilità di ammirare preziosi volumi in edizione numerata firmati da Zahi Hawass, che contengono le fotografie del fotografo Sandro Vannini.

Dopo questo tuffo nella civiltà antica, l’Isola del libro riprende a Passignano sul Trasimeno, all’Hotel Kursaal, sabato 8 settembre alle 17 per il café letterario con Maria Luisa Boccia, autrice del libro ‘Pensieri e pratiche di una femminista’.

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