Wabeesabee, il duo tutto spoletino che ha incuriosito Rolling Stone Italia - Tuttoggi

Wabeesabee, il duo tutto spoletino che ha incuriosito Rolling Stone Italia

Simone Pompili

Wabeesabee, il duo tutto spoletino che ha incuriosito Rolling Stone Italia

Dom, 01/11/2020 - 11:22

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Intervista a Saverio Baiocco, frontman carismatico che ci racconta questo nuovo progetto musicale.

Classe ’98, Saverio Baiocco inizia il suo percorso musicale a soli 9 anni andando a lezione di pianoforte, da privato, per poi passare alla chitarra elettrica all’età di 12 anni formandosi presso la Lizard Accademie Musicali di Foligno.

Dopo la creazione di vari progetti locali, scrive nel 2017 il suo primo disco formando un gruppo dal nome “Monkey OneCanObey”.

Il disco “MOCO” è prodotto dall’etichetta e mangement JAPrecords e lo porta ad essere notato dalla critica musicale soprattutto durante il “MOCOtour”, una tournée da 50 date in tutta Italia che gli permette di calcare i palchi dei più importanti festival, aprendo ad artisti del calibro di Diodato, Ketama 126, Bud Spencer Blues Explosion, DUNK, Noyz Narcos.

Finito il percorso promozionale del disco si concentra su produzioni e consulenze per progetti locali e successivamente decide di intraprendere un nuovo progetto artistico nel 2019, attraverso il duo “Wabeesabee” insieme ad Andrea Mariottini, che li ha portati, pochi giorni fa, ad essere citati tra le scelte di Rolling Stone Italia grazie al loro primo singolo “Aftersex” uscito per Pulp Dischi in collaborazione con Artist First e RC Waves.

Il nome del gruppo spoletino nasce da “Wabi-sabi” (侘寂) che costituisce una visione del mondo giapponese, o estetica, fondata sull’accoglimento della transitorietà delle cose…

Innanzitutto, grazie per la tua disponibilità; per prima cosa vorrei chiederti come nasce questo nuovo progetto, Wabeesabee, insieme ad Andrea Mariottini?

“Ciao ragazzi, è un piacere! Il progetto Wabeesabee nasce molto semplicemente da un’esigenza di dare voce a parti di me che non mi sono piaciute e che in questo momento ancora fanno parte del mio essere.

È stata dunque una necessità ed è condivisa con Andrea perché, oltre ad essere un ottimo musicista, è stato molto rispettoso del mio intento, cosa che ci ha fatto costruire un legame che va oltre il progetto in sé.”

Aftersex è il singolo uscito lo scorso 23 ottobre, apripista dei vostri lavori futuri: cosa racconta questo pezzo?

“Aftersex è il singolo che apre la strada a qualcosa di più grande che vedrà la luce nei prossimi mesi.

In qualche modo abbiamo provato a concentrare in questa canzone quel cocktail di sensazioni tra serenità e paranoie che ci tiene in equilibrio all’interno di un rapporto.

In poche parole: vivere la costante preoccupazione di non godersi le cose alla fine potrebbe avverarsi e così, per “esorcizzarci” sopra, ci abbiamo fatto un pezzo!”

I testi dell’album sono interamente scritti da te: qual è il filo conduttore che lega le tue parole alla musica degli Wabeesabee?

“I testi nascono per dare fondamento all’idea di rendermi più vulnerabile al mondo esterno, per cercare di rappresentare nella realtà i miei difetti, di modo che una volta esposti non possa tornare a nasconderli nella vita di ogni giorno.

Sono poi soggetti anche all’estemporaneità e all’abbandono di quando canto; a volte è facile che canticchi qualcosa di insensato e, dandogli poi forma, scopro che quello mi “suona familiare”, in qualche modo mi rappresenta…”

Quali sono gli artisti e il genere musicale che più hanno influenzato la tua musica fino a questo momento?

“Questa è una domanda che separerei in due risposte; in questo momento, e per importanza, cito sicuramente Jeff Buckley, Joni Mitchell, la scena R&B/soul americana e quella soul inglese, Battisti, Dalla, Fabi e il mio caro amico Igor (Dead Poets Society), perlomeno questi sono quelli che riesco ad estrapolare ora, ma sono sicuro che ce ne sono molti di più.


In generale, invece, sicuramente una grande influenza su di me l’hanno avuta i Led Zeppelin, i Pearl Jam e il genere Doom metal: diciamo che per arrivare al soul è stato un percorso non tanto lineare.”

Le tue preoccupazioni in merito ai gravi danni che il mondo della musica dal vivo sta avendo per colpa dell’emergenza sanitaria legata al Covid-19.

Non mi soffermo a parlare del danno economico perché quello colpisce molti di noi e anche fuori da questo settore.

Però la cultura è la chiave per comprendere meglio quanto importante sia l’empatia e la connessione tra gli esseri umani, non dare giusto peso a questa cosa potrebbe dividerci sempre di più.

Pensare a noi artisti (e a tutti i lavoratori del settore), con la logica di mercato alla quale siamo soggetti, pensarci al servizio del profitto, ecco, tutto questo ci metterà alla mercé di una società che in questo momento è in seria difficoltà, e che non ci tutela per giunta!

Quindi spero che per contrastare ciò si torni a suonare sui palchi; performare fuori da casa e da noi stessi in qualche modo, perché è un’arma che permetteva di renderci più umani di adesso.”

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