Di fronte al perdurare della crisi in Medio Oriente ed alla conseguente carenza di cherosene per i voli aerei (jet fuel), la Commissione europea sta lavorando ad una serie di norme per assicurare i voli prioritari e il crac delle compagnie aeree.
Nella lettera inviata il 9 aprile agli aeroporti del Vecchio Continente l’Ue aveva avvertito che, restando chiuso lo Stretto di Hormuz, le riserve di carburante sarebbero state sufficienti ad assicurare l’attuale flusso di voli per circa 6 settimane. Con poche differenze tra i diversi scali, anche se alcuni in Italia hanno dovuto dare indicazioni sulle priorità dei voli.
Questo spiega anche perché l’Ue è pronta a imporre la condivisione e distribuzione delle scorte di carburante.
Secondo anticipazioni giornalistiche, l’Ue è pronta a realizzare un osservatorio continentale sul jet fuel disponibile, dato che al momento nessun Paese conosce l’esatta quantità di scorte detenute dagli altri. Un monitoraggio in tempo reale richiesto da Aci Europe, l’associazione degli aeroporti europei.
Il passo successivo dovrebbe essere l’obbligo di condivisione delle scorte di carburante tra i Paesi membri, anche se pare ci siano delle resistenze, soprattutto da parte dei Paesi del Nord Europa.
Le linee guida comuni che l’Ue sta varando riguardano la gestione degli slot per gestire la carenza di cherosene e la norma cosiddetta «anti-tankering» per impedire agli aerei di imbarcare carburante extra in aeroporti dove costa meno.
E’ invece una raccomandazione quella con la quale si chiede ai Paesi membri di limitare le importazioni di petrolio e derivati dal Medio Oriente. Un problema non solo economico (soprattutto per l’Italia e per gli altri Paesi del Mediterraneo). Infatti negli Stati Uniti si utilizza un tipo di cherosene diverso (jet fuel A, che ha il punto di congelamento già a -40° e quindi non è adatto a volare ad una quota molto alta, come si sceglie di fare in Europa e in gran parte del mondo.
L’Ue sembra anche intenzionata a varare regole che tutelino le compagnie aeree di fronte al rischio di vedersi arrivare una valanga di richieste di risarcimenti pe ri voli che resteranno a terra. Se la carenza di carburante viene considerata una “circostanza eccezionale”, infatti, a seguito delle cancellazioni i viaggiatori che restano a terra non potranno richiedere risarcimenti, che vanno da 250 a 600 euro. Non solo vacanze rovinate, dunque, ma anche una beffa economica. Che solo in alcuni casi può essere vitata stipulando polizze assicurative.
Al momento, comunque, la stima dei voli che potrebbero restare a terra in estate resta minima, tra il 5 e il 10%, con differenze tra le compagnie.