Jac. Bru.
Un anno e mezzo di reclusione, con pena sospesa, per un anziano 85enne residente nel comprensorio spoletino accusato di violenza sessuale e lesioni personali nei confronti della sua badante. E’ la sentenza emessa ieri dal collegio penale del tribunale di Spoleto composto dai giudici Bellina, Laudenzi e Anibaldi. Fu lei a denunciarlo in seguito ad episodi che, stando al quadro accusatorio, accaddero nel 2010, quando l’arzillo vecchietto avrebbe tentato due espliciti approcci sessuali. Una volta chinandosi su di lei mentre era intenta a lavare i piatti e un’altra spingendola con forza contro il muro. La resistenza opposta dalla donna in entrambi i casi avrebbe indotto l’uomo a desistere dai suoi intenti, senza però procurarle prima delle lesioni al volto e al torace (le avrebbe anche fratturato una costola). Lesioni che furono in entrambi i casi refertate al pronto soccorso con prognosi di 7 e 26 giorni.
Sta di fatto che la donna, entrata nella casa dell’anziano anni fa per assistere la moglie malata e nel frattempo deceduta, non si è mai allontanata dall’abitazione, dove tuttora presta servizio. Una circostanza che secondo il pubblico ministero, che aveva chiesto una condanna ad un anno e 9 mesi, non farebbe venir meno né la credibilità delle sue dichiarazioni né tantomeno i referti dell’ospedale.
Di diverso avviso l’avvocato Salvatore Finocchi, legale difensore dell’imputato, secondo cui il suo assistito avrebbe al massimo “tentato” degli approcci sessuali, non traducendoli affatto in atti veri e propri, senza contare la remissione della querela, la rinuncia della parte offesa a costituirsi parte civile e il fatto che quest’ultima abbia deciso di continuare a fare da badante all’85enne. Circostanze di cui nella formulazione della sentenza i giudici hanno tenuto conto, riconoscendo una serie di attenuanti all’imputato.
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