Vanessa di Barber-Menotti, al Festival dei Due Mondi è tornata l’Opera | Foto, chi c’era - Tuttoggi.info

Vanessa di Barber-Menotti, al Festival dei Due Mondi è tornata l’Opera | Foto, chi c’era

Carlo Ceraso

Vanessa di Barber-Menotti, al Festival dei Due Mondi è tornata l’Opera | Foto, chi c’era

Sab, 27/06/2026 - 20:23

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L’Opera lirica, con la maiuscola, è tornata finalmente al Festival dei 2 Mondi, dopo troppe stagioni cui si era vista a malapena o per nulla, con una Prima – la Vanessa di Barber su libretto di Gian Carlo Menotti – che sarebbe piaciuta agli stessi autori per l’intensità che ha saputo trasmettere al pubblico presente.

Non era solo la prima apertura di sipario di questa 69ma edizione, ma anche il “buongiorno” del neo direttore artistico Daniele Cipriani che ha rassicurato di averlo mostrato già “dal mattino”. Altri sono i problemi di questo esordio, non certo la programmazione e la cura nella scelta degli spettacoli, ma di questo ne scriviamo alla fine.

Dunque Vanessa, l’opera con cui Barber vinse il suo primo Pulitzer, tornata al Festival dopo 45 anni dalla sua prima e unica rappresentazione (probabilmente per la fine del rapporto sentimentale tra i due autori).

L’Opera, la storia di Vanessa

Vale partire dall’inizio e dal contesto in cui Barber e Menotti scrissero della signora che, dall’abbandono dell’amato Anatol, un uomo di colore in realtà sposato con un’altra donna, si chiude in casa, fa serrare il cancello per non ricevere visite, coprire gli anche gli specchi per non vedere il tempo che passa. Vent’anni dopo l’amato si annuncia di nuovo, Vanessa prepara tutto per una indimenticabile cena, scoprendo però che l’uomo non è chi dice di essere. E’ il figlio di Anatol, giunto per conoscere la donna amata (e abbandonata) dal padre. Nella casa dove i cuori appaiono congelati dal destino dei sentimenti, Anatol in poche ore dichiara il suo amore sia per la mancata matrigna, sia per la nipote di questa, Erika. Promettendo ad entrambe di volerle sposare. Erika decide, pur innamorata, di non volerne sapere per non far soffrire ancora la zia; solo di lì a breve scoprirà di essere incinta di Anatol decidendo di abortire.

L’uomo si sposa con Vanessa, partono per Parigi forse per non più tornare: ad Erika non resta che richiudere cancelli e porte e riappendere i teli su quegli specchi che la zia aveva tolto ritrovando l’amore. Con la mamma di Vanessa, nobile baronessa, che già da 20 anni aveva tolto la parola alla figlia, che replica tutto il suo “disprezzo” anche per la nipote. Il tutto nella casa di una non meglio precisata località del nord, dove la neve scende tutto l’anno, a rendere tutto freddo, non bastassero già le pene provocate dai sentimenti delle protagoniste. Scritta alla fine degli anni ’50, l’opera appare una dolce ma inequivocabile denuncia (non ci si poteva inimicare direttamente la ricca classe americana che sostenne peraltro il genio di molti artisti) al perbenismo americano, a quelle cose che “secca di fare in pubblico, ma vengono bene in privato” per dirla alla De Gregori, o di “dare buoni consigli quando non si può più dare cattivo esempio” alla De André. Gli anni del maccartismo sono appena finiti, dove ci si chiude in casa per non dare alcun sospetto,  ma l’America ne è ancora permeata nella stessa vita quotidiana. Non è quindi un caso che Anatol sia di colore (anche se nel libretto non appare), non è un caso che Menotti indichi proprio Parigi per la nuova, serena, libera vita coniugale. Quella Parigi in cui persino Miles Davis (di cui quest’anno ricorre il centenario della nascita) si rifugiò sentendosi “qui una persona normale”, dove i musicisti neri venivano celebrati come intellettuali, non soggetti alle umiliazioni del razzismo americano. Certo, ci volevano soldi per viverci, ma per Vanessa (e Anatol) non saranno stati questi il problema.

Vanessa, Prima straordinaria

C’è da scommetterci che l’esecuzione andata in scena – ben distante dall’opera Vanessa che ha aperto Charleston 2024 – avrebbe soddisfatto Barber e Menotti. Semplicemente tutto perfetto. Perché la musica, pur splendida, di Barber non è come quella di Puccini o Verdi capace di far dimenticare il resto: la scenografia, il testo, le luci, i movimenti coreografici sono tutti elementi necessari per renderla davvero un’Opera.

E allora si comincia, con la straordinaria scenografia di Andrea Belli dove gli abeti innevati “entrano” fin dentro le mura”, le porte diventano finestre su altre scene della narrazione (geniale la trovata per il banchetto); le luci di Alessandro Verazzi capaci di dare senso mistico alla trama, con chiaro-scuri che esaltano ogni singolo volto, movimento, ogni sentimento, ora denunciato, ora dolorosamente tenuto nell’animo delle protagoniste. Raffinati i costumi di Margherita Baldoni, come pure si nota il lavoro di Simona Bucci, responsabile dei movimenti coreografici, dove anche la battuta del bastone per la rabbia su cui si sostiene  l’anziana baronessa (Helene Schneiderman) diventa una nota capace di integrarsi con la melodia musicale. Imperdibile l’esecuzione dei musicisti del Comunale di Bologna diretti dalla sudcoreana Sora Elisabeth Lee. Un incanto la voce di Erika (Kayleigh Decker), star del palcoscenico, come anche di Vanessa (Lauren Fagan) e del vecchio medico (il basso Rod Gilfry). Supportati, orgoglio tutto spoletino, dai due bassi del Teatro Lirico Sperimentale Nicolò Lauteri (il maggiordomo) e Mattia Ribba (il valletto). Nel ruolo dei camerieri Sandro Fiorelli, Antonio Mugnoz, Fabrizio Pieroni, Luciano Servili, Fernando Simonetti.

Un mosaico di raffinatezza, non lo lasciamo per ultimo a caso, grazie alla straordinaria regia di Leo Muscato che ha fatto ritornare in mente la dedizione e ricerca di perfezione che, per chi lo ha visto al lavoro, il Maestro Gian Carlo Menotti metteva nelle sue regie. Capace di interpretare un’Opera non facile, in stile goth (gotico), non certo pop come si sentiva commentare in platea. Salutato da ben otto minuti di applausi. Peccato per il mancato sold-out.

Pochi vip, dress code 5-, luci e ombre della organizzazione

Difficilmente sarebbe invece piaciuto al Duca di Spoleto, come era soprannominato affettuosamente Menotti, il dress code di parte del pubblico, non certo all’altezza di una Prima, specie di tale bellezza. Sul fronte dei Vip, ad eccezione dei Presidenti delle Commissione cultura e della sanità (i parlamentari Mollicone e Zaffini) e della Ambasciatrice di Francia, Anne-Marie Descôtes, il Teatro ha registrato la presenza quasi esclusivamente delle più alte cariche regionali e cittadine.

Insomma se Daniele Cipriani ne esce promosso cum laude quale direttore artistico, forse è il caso di guardare meglio alla Organizzazione le cui pecche sembrano ricadere sulla gestione del cerimoniale, biglietteria e anche di quel rispetto che si dovrebbe alla stampa. Ma siamo solo al primo giorno del nuovo corso, margini di miglioramento (obbligatorio e repentino) si possono e devono trovare. L’Opera Vanessa andrà in replica domenica 28 giugno alle 15.

Per il momento il Festival dei Due Mondi sembra tornato al suo splendore, W il Festival.

© Riproduzione riservata

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