Uomo in rianimazione con esofago lacerato, esperto: "Non è colpa delle lenticchie" - Tuttoggi.info

Uomo in rianimazione con esofago lacerato, esperto: “Non è colpa delle lenticchie”

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Uomo in rianimazione con esofago lacerato, esperto: “Non è colpa delle lenticchie”

Mar, 30/12/2025 - 16:03

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(Adnkronos) – “Non è colpa delle lenticchie” se un uomo di 77 anni è finito in rianimazione a Trento con l’esofago lacerato, “ma della sindrome di Boerhaave: evento raro dovuto a ripetuti e violenti conati di vomito, spesso dopo abbuffate con eccessivo consumo di alcol. Al posto delle lenticchie poteva esserci qualsiasi altro alimento assunto in grandi quantità, verosimilmente accompagnato da un elevato consumo di alcolici. L’anziano sarebbe comunque finito in ospedale”. Così all’Adnkronos Salute il gastroenterologo Enrico Stefano Corazziari, già professore ordinario all’università La Sapienza di Roma e primario al Policlinico Umberto I, sul caso dell’uomo sottoposto a un intervento chirurgico di 4 ore per trattare la grave lesione esofagea riportata dopo un pasto abbondante consumato il giorno di Natale.  

Secondo una ricostruzione della stampa locale il cibo, invece di essere espulso, sarebbe penetrato nel torace dell’anziano, causando una grave infezione e un rapido peggioramento delle condizioni dell’uomo. Al suo arrivo in ospedale la diagnosi è stata sindrome di Boerhaave, una lacerazione spontanea e completa dell’esofago.  

“Si tratta di una patologia eccezionale e ad altissimo rischio – spiega Corazziari – la cui causa scatenante è sempre il vomito ripetuto con grossi sforzi. Non conosco il caso di Trento, occorre capire dove è avvenuta la rottura dell’esofago, conoscere il punto esatto, indagare se il paziente presentava anche delle ernie, se fosse affetto già da una esofagite” ossia un’infiammazione dell’esofago.  

“Insomma capire se si tratta di una vera sindrome di Boerhaave” che, “ricordo, è un evento raro. Non a caso non sappiamo quanti italiani ne soffrano perché il paziente va direttamente in pronto soccorso”. Di sicuro “alcolisti, fumatori” e pazienti con malattie dell’esofago “sono le categorie più a rischio”, conclude lo specialista. 

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