Università, meno fondi a Perugia dal Miur | Arriva la no tax area

Università, meno fondi a Perugia dal Miur | Arriva la no tax area

Scende anche Bologna, a Milano +9 milioni, a Roma +7 | Un programma per i nuovi ricercatori

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Ateneo per ateneo, sono stati resi noti i finanziamenti del Miur alle università per questo nuovo anno accademico. Chi scende e chi sale in classifica per l’assegnazione fondi, il Ministero, per il 2017-2018, ha calcolato delle quote premiali che, secondo quanto commentato lo stesso rettore della Ca’ Foscari di Venezia, Michele Bugliesi, “penalizza gli atenei migliori per aiutare il sud“.

Sono dunque 6,6 i miliardi assegnati con decreto registrato alla Corte dei Conti lo scorso 7 settembre, di cui 6,272 sulle tre quote principali del fondo (quota base, premiale, fondo perequativo). Il Miur inoltre quest’anno ha deciso di incrementare i fondi del finanziamento ordinario, che si attesta a 6,982 miliardi di euro con un incremento di 62,5 milioni (+0,9%) rispetto all’anno scorso.

Linfa vitale per le 65 università italiane, quest’anno il ministero ha poi aggiunto, per la prima volta, la no tax area per esonerare dalle tasse gli studenti con un Isee non superiore ai 13mila euro. A disposizione, per questo contributo, dal Miur, 55 milioni di euro, ripartiti geograficamente. In particolare 21 andranno al sud, dove gli iscritti sono di meno, ma versano in condizioni economiche peggiori rispetto che altrove.

Nel calcolo generale, la quota premiale penalizza una grande università come quella di Bologna, mentre alla Statale di Milano arrivano 9 milioni in più e a Roma La Sapienza 7 milioni in più. Sono inoltre € 97.500.000 i fondi assegnati alle Istituzioni ad ordinamento speciale (Scuola Normale Superiore di Pisa, Scuola Superiore S. Anna di Pisa, SISSA di Trieste, Scuola IMT di Lucca, IUSS di Pavia), all’Università per Stranieri di Perugia, all’Università per Stranieri di Siena e all’Università degli Studi di Roma “Foro Italico”, in proporzione alla quota base degli FFO (i Fondi di Finanziamento Ordinari) per il 2016.

Ma per Perugia nessuna buona notizia in arrivo: proprio la Stranieri totalizza la punta massima del calo dei finanziamenti su tutta Italia (che quest’anno arrivano a 13.194.872 di euro tra fondi ordinari e straordinari) con un -1,94% rispetto al 2016, quando i fondi erano pari a 13.455.189 di euro. Va leggermente meglio per l’Università degli Studi di Perugia, dove il totale dei fondi assegnati dal Miur è pari a 124.735.513 di euro (-1,73% rispetto al 2016) e dove la no tax area si attesta a 1.185.923 di euro.

Un fatto che inverte la tendenza rispetto a quanto accaduto con l’assegnazione dei soli FFO, quando, con il decreto dell’ex ministro (ed ex rettore di Palazzo Gallenga) Stefania Giannini, datato 29 dicembre 2016, Palazzo Chigi aveva assegnato alla Stranieri di Perugia fondi per 2.083.539 euro. Si pensi che l’anno precedente la stessa università aveva portato in cassa 969.994 euro, con un balzo in avanti incredibile: a parità di criteri, infatti, l’Università degli Studi di Perugia passava da un fondo premiale di 28.480547 euro nel 2015 a un 26.442.435 euro del 2016.


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21 gli atenei che invece crescono nell’assegnazione dell’Ffo per il 2017, di cui 11 al Sud: Bari politecnico, Bari, Chieti-Pescara, Catanzaro, Foggia, Napoli Parthenope, L’Aquila, Università della Campania, del Molise, del Sannio, Salerno. Al centro troviamo: Urbino, la Politecnica delle Marche e l’università per Stranieri di Siena. Mentre al nord chi va meglio sono in 7: Bergamo, Milano Bicocca e Statale, Piemonte Orientale, Ferrara, Università dell’Insubria, Sissa di Trieste. Al centro ottengo più fondi .

La ricerca – Passi in avanti dal Miur anche per la ricerca. Dei nuovi fondi in arrivo, 5.000.000 di euro vengono destinati per la prosecuzione del programma per i giovani ricercatori “Rita Levi Montalcini”, a favore di giovani studiosi ed esperti italiani e stranieri, in possesso di titolo di dottore di ricerca o equivalente da non più di 6 anni e impegnati stabilmente all’estero in attività di ricerca o didattica da almeno un triennio. Una sorta di ‘brain back’, finalizzato ad attrarre i ricercatori italiani, affinché ritornino nel bel paese per continuare a condurre la loro ricerca autonomamente in Università italiane.

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