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Università, la sfida alla malnutrizione parte dal Campus Cattolica di Cremona

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Università, la sfida alla malnutrizione parte dal Campus Cattolica di Cremona

Mar, 06/05/2025 - 18:03

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(Adnkronos) – Puntare sulle nuove generazioni per lavorare a un mondo senza fame e malnutrizione raccogliendo il testamento morale di Papa Francesco. E’ la sfida lanciata dall’Università Cattolica che nel Campus di Cremona ha ospitato ieri e oggi, 5 e 6 maggio, il colloquio scientifico ‘La Speranza per un pianeta nutrito: quale agenda per le università cattoliche?’, con l’obiettivo di promuovere un dialogo multidisciplinare e transdisciplinare all’interno della comunità universitaria cattolica in Europa e Africa. Un appuntamento organizzato nell’ambito dell’iniziativa di ateneo sulla speranza nell’anno giubilare, che vede protagoniste tutte le 12 Facoltà della Cattolica.  

E’ stato Papa Francesco a definire per la prima volta l’università “laboratorio di speranza”, ha ricordato il rettore della Cattolica, Elena Beccalli, aprendo la 2 giorni cremonese. Era il 2021, e in un videomessaggio indirizzato all’ateneo del Sacro Cuore per l’inaugurazione del suo centesimo anno accademico Bergoglio parlò dell’università come di “una comunità aperta al mondo senza paura”, sottolineando che questa è vera speranza. “Per essere davvero università generatrici di speranza, studiosi e ricercatori sono chiamati a sviluppare nuovi modelli, ponendo al centro la questione antropologica”, ha evidenziato Beccalli, prospettando una “rigenerazione intellettuale” nella quale è fondamentale “cambiare paradigma verso uno sviluppo inclusivo e sostenibile”.  

“Per accogliere attivamente i temi del Giubileo 2025 ‘Spes non confundit’ e promuovere un Cammino di Speranza, la nostra Facoltà, in collaborazione con la Fuce” – Federazione delle università cattoliche europee “e con la Fondazione Gravissimum Educationis del Dicastero per la Cultura e l’Educazione del Vaticano, ha ideato questa iniziativa della durata di 2 giorni, di respiro internazionale, per rafforzare la collaborazione tra le università cattoliche in modo da affrontare una delle sfide più urgenti al mondo: ridurre la malnutrizione che continua a colpire una parte significativa della popolazione globale”, ha spiegato Pier Sandro Cocconcelli, preside della Facoltà di Scienze agrarie, alimentari e ambientali, nella sessione plenaria dell’evento alla quale hanno partecipato anche don Davide Milani, segretario generale della Fondazione Pontificia Gravissimum educationis, e Isabel Maria de Oliveira Capeloa Gil, rettore della Universidade Catòlica Portuguesa e presidente della Federazione internazionale delle università cattoliche (Fiuc). “La speranza non delude – ha proseguito Cocconcelli – Noi abbiamo la speranza di dotare le giovani generazioni di competenze scientifiche e tecniche avanzate, unite a una profonda visione etica, affinché possano affrontare una sfida così grande a livello globale”. 

“Il degrado ambientale è strettamente legato ai problemi della fame e della malnutrizione che, se non affrontati, potrebbero innescare una grave instabilità globale”, ha aggiunto Beccalli citando l’ultimo rapporto ‘The State of Food Security and Nutrition in the World’, redatto da 5 agenzie specializzate delle Nazioni Unite, secondo cui nel 2023 circa 733 milioni di persone sul pianeta hanno sofferto la fame. Significa 1 persona su 11 in tutto il mondo, mentre oltre 2,3 miliardi si trovano ad affrontare un’insicurezza alimentare moderata o grave. “Questa tendenza allarmante sottolinea l’urgente necessità di un’azione coordinata per combattere la fame e la malnutrizione”, ha ammonito la rettrice definendo “particolarmente preoccupante la situazione in Africa, dove circa il 20% della popolazione soffre di insicurezza alimentare”.  

Proprio per questo il Piano Africa dell’Università Cattolica prosegue la tradizione di impegno dell’ateneo, rafforzando progetti educativi e di ricerca con 125 programmi attivi in ​​40 Paesi africani, 10 dei quali ospitati proprio dai Campus Cattolica di Piacenza e di Cremona, realizzati attraverso la collaborazione con università, istituzioni, imprese e comunità locali. Fame e malnutrizione, ha concluso Beccalli, “sono il risultato di profonde disuguaglianze e polarizzazioni” e “non possono essere considerate esternalità negative di un buon modello economico”. 


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