I vertici di Unicoop Etruria si sono confrontati a Roma per due giorni con i rappresentanti sindacali sulla seconda fase del piano industriale della cooperativa, con sede a Unicoop Etruria, la Cooperativa con sede a Vignale Riotorto (Livorno), nata dalla fusione tra Coop entro Italia e Unicoop Tirreno. Un gruppo con 150 supermercati, oltre 5 mila dipendenti e 740 mila soci in Toscana, Lazio, Umbria, Marche e Abruzzo, che ha definito un piano industriale di razionalizzazione della propria presenza nel centro Italia.
Le finalità del piano industriale
Oltre a ribadire la piena disponibilità al dialogo e al confronto nei passaggi previsti con le organizzazioni sindacali, Unicoop Etruria ha indicato i capisaldi del piano industriale: recupero delle quote di mercato; gli investimenti per la ristrutturazione e l’ammodernamento dei magazzini e dei negozi; la riorganizzazione del perimetro di vendita e della struttura di sede. In tale ambito è stata ribadita “la massima tutela delle persone e lo stanziamento di risorse adeguate allo scopo”.
“L’obiettivo primario del piano, avallato e sostenuto dagli enti regionali e nazionali rappresentativi della cooperazione di consumo – si legge ancora nella nota di Unicoop Etruria – è il rilancio della presenza economica e sociale di Coop nell’Italia centrale”.
I prossimi incontri
Nei prossimi incontri con i sindacati, fissati per il 20 e 21 gennaio, saranno presentate nel dettaglio le soluzioni tecniche necessarie per raggiungere gli obiettivi proposti nel piano industriale triennale 2025-2027.
Il Comune di Terni: un tavolo regionale
Intanto da Terni gli assessori comunali allo Sviluppo Economico Sergio Cardinali e al Commercio Stefania Renzi: “Le vicende delle cooperative che nascono sotto l’egida della solidarietà e finiscono nel vortice del mercato richiedono la massima attenzione: subito un incontro regionale con le istituzioni dei territori interessati. É la storia del primato dell’economia sulla politica a farla da padrone anche nel caso di Unicoop Etruria ora entrata nella fase decisiva con centinaia di posti di lavoro e punti vendita a rischio chiusura”.
Proseguono i due assessori: “I criteri non possono essere quelli della concorrenza e del calo delle vendite e dell’equilibrio economico, perché quando la coop Centro Italia acquistò il gruppo Superconti lo fece, ora è chiaro, per sbaragliare una concorrenza scomoda, ed occupare una fetta di mercato più grande. Doppioni a pochi km di distanza ora diventano motivo di disimpegno e il rischio chiusura, piuttosto della cessione é dietro l’angolo in quanto aprirebbe di nuovo alla perdita di fette di mercato. Anche il criterio di salvaguardare prima i soci lavoratori di Coop rispetto ai lavoratori di Superconti non è accettabile proprio da chi ha basato il modello di impresa, con laute agevolazioni, sul valore del lavoro”.