I Consiglieri Provinciali Michele Martorelli e Giampiero Panfili del Pdl hanno presentato una mozione a difesa di una risorsa della nostra agricoltura come il tartufo nero.
Questo il testo del documento : “Premesso che: il tartufo nero pregiato è stato per tanti secoli una grande risorsa per gran parte delle popolazioni montane ed in particolare dell'Appennino centrale, tanto che il primo documento della sua presenza e commercializzazione in Umbria risale addirittura al 1400. Tenuto conto che: esiste una differenza sostanziale tra tartufo bianco e tartufo nero sia in termini di biologia produttiva che di ambiente ecologico, nonché nei profili storico- giuridici, tanto che fino alla metà del ‘900 il tartufo nero è stato collegato al diritto patrimoniale dei privati o delle popolazioni residenti, mentre quello bianco è stato sempre considerato res nullius e come tale proprietà di chi lo trovava. Inoltre per il tartufo nero i progressi della scienza stanno spostando l'attenzione dal tartufo come prodotto spontaneo al tartufo come prodotto coltivato, al punto che gli operatori sono concordi nell'affermare che il prodotto proveniente dalle tartufaie coltivate supera quello proveniente da quelle naturali. Nel corso dei secoli, quindi, si è avuto un doppio regime, uno valido per il tartufo nero l'altro per il tartufo bianco. In base a questo doppio regime, la raccolta del tartufo nero restava in assoluta disponibilità degli abitanti del territorio o del proprietario del terreno, mentre il tartufo bianco era suscettibile d'essere acquisito in proprietà da parte dello scopritore o cavatore. In questo modo si proteggeva il tartufo nero dalle dannose depredazioni da parte dei cavatori interessati a massimizzare il raccolto piuttosto che a conservare la risorsa. Evidenziato che: la produzione delle tartufaie naturali ha visto un notevole calo imputabile alla somma di diversi fattori, tra cui: lo spopolamento delle aree montane con conseguente abbandono ed inselvatichimento del territorio; lo sfruttamento eccessivo cui queste sono sottoposte (in 50 anni i cavatori in Umbria sono aumentati del 700%); il comportamento scorretto dei cercatori-cavatori che prelevano prodotto immaturo zappettando il terreno; la carenza di incentivi verso i proprietari dei terreni tartufigeni a migliorare le tartufaie. Considerato che: sebbene la produzione sia in calo, il tartufo nero ancora oggi resterebbe una valida risorsa per l'economia delle aree montane e marginali purché integrata nell'ambito delle risorse aziendali o comunque resa di pertinenza degli abitanti di queste aree che avrebbero tutto l'interesse a curare, migliorare e salvaguardare le loro tartufaie. Appare quindi un controsenso che provvedimenti nazionali e CEE intervengano con l'elargizione di incentivi per frenare lo spopolamento della montagna, mentre la legge 572/85 resa molto più restrittiva dalla Regione Umbria impedendo ai proprietari o conduttori dei terreni di riservarsi la raccolta sortisca l'effetto contrario. Valutato che: il prodotto maggiormente colpito dall'attuale crisi è il “Tuber melanosporum” meglio conosciuto come tartufo nero di Norcia, che è fortemente radicato nelle tradizioni e nella cultura delle popolazioni locali. (Spoletino, Valnerina e parte del Ternano). In questa area si ha una vocazione naturale alla produzione del tartufo, anche se oggi le mutate condizioni socio economiche hanno generato l'abbandono di notevoli superfici agricole montane e naturali, ove per motivi di marginalità, altitudine, orografia e clima non è possibile attuare altre colture. Quindi la tartuficoltura, se fatta in modo attento e rigoroso, sarebbe in grado di far conseguire obiettivi di grande valenza: reinserimento di terreni abbandonati nel circuito economico, in aree dove vi è necessità di sostegno alla esigua economia locale; riflessi positivi dal punto di vista sociale grazie all'occupazione di parte della popolazione per svolgere lavori di coltivazione e manutenzione; Stimolo verso le popolazioni più giovani a restare nel luogo di origine sia per le aumentate risorse sia per il fascino che questo prodotto esercita; Recupero di terreni abbandonati, soggetti ad erosione per il ruscellamento delle acque meteoriche e conseguente azione di salvaguardia idrogeologica del territorio; Ripristino della copertura arborea in terreni ubicati nelle pendici delle dorsali montane non idonee ad altro tipo di insediamento; Valorizzazione dell'aspetto paesaggistico-ambientale, con miglioramenti dell'immagine del territorio e conseguenti riflessi positivi di tipo turistico ricreativi. il Consiglio Provinciale IMPEGNA il Presidente e la Giunta affinché si attivino presso la Regione Umbria al fine di: prevedere incentivi alle aziende, in particolar modo a quelle giovanili, che intendono avviare attività di allevamento di bestiame allo stato semibrado nelle aree a vocazione tartuficola; assimilare le tartufaie coltivate agli impianti di arboricoltura da legno, proprio perché le tartufaie, a differenza del bosco, hanno bisogno di cure colturali specifiche ed espianto e reimpianto a fine turno; eliminare il limite dei 3 ettari nella concessione delle tartufaie controllate del nero; individuare meccanismi più semplici nel riconoscimento delle tartufaie controllate del tartufo nero; individuare un modo meno costoso nell'apposizione delle tabelle lungo i parametri delle tartufaie controllate; eliminare gli atti tecnici costosi per il riconoscimento delle tartufaie controllate, che scoraggiano i piccoli proprietari; prevedere specifiche azioni di contenimento della popolazione di alcuni selvatici, in particolare del cinghiale; affinché si attivino presso i parlamentari umbri che si adoperino per: introdurre una differente disciplina fra le due specie pregiate di tartufo: il bianco ed il nero; modificare l'art. 3 della legge 752/85 che prevede attualmente la raccolta libera del tartufo nei boschi e nei terreni non coltivati; inserire il tartufo tra i prodotti agricoli con iva al 4%. In particolar modo per la categoria dei tartufi neri (Tuber melenosporum, Tuber brumle, Tuber brumale forma moscatum, Tuber aestivum, Tuber aestivum forma uncinatum) che sono prevalentemente oggetto di coltivazione e quindi hanno tutte le caratteristiche del prodotto agricolo”.