Un bambino su una Nuvola, una storia d'amore - Tuttoggi

Un bambino su una Nuvola, una storia d’amore

Christian Cinti

Un bambino su una Nuvola, una storia d’amore

Donato e Maria Chiara scelgono di adottare un figlio: ci servono i soldi, vendiamo il camper | L’associazione dei camperisti avvia una raccolta fondi e sul web esplode la solidarietà
Lun, 23/04/2018 - 11:32

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Un bambino su una Nuvola, una storia d’amore

Lo Stramagante, per gli amici mister Dudi, va in giro fra scuole e feste. In mano una valigia con i segreti per le sue magie, le scarpe rosse e i pantaloni buffi. Accanto a lui, soprattutto quando c’è da far sorridere i più piccoli, c’è sua moglie, Maria Chiara. Anche nelle sue dita c’è magia: con i pennelli inzuppati di colore trasforma i bimbi in cavalieri, eroi, fate e principesse e li spedisce in mondi fantastici per vivere fiabe d’altri tempi. Dudi, che di nome fa Donato, un giorno guarda negli occhi sua moglie e intuisce un desiderio comune: accogliere un figlio, magari dopo essere andati a cercarlo in chissà quale angolo del mondo.

Questa strada si chiama adozione: è lunga, a volte dolorosa e complicata, molto spesso costosa (troppo, e in alcuni casi davvero troppo). Ma Donato e Maria Chiara non si perdono d’animo. Fuori dalla finestra, parcheggiato nel giardino della loro casa di Tuoro sul Trasimeno, c’è Nuvola. E’ il camper che Donato – e Maria Chiara – usano per portare in giro lo spettacolo dello Stramagante. Ancora un’occhiata, ancora un’intesa: ci servono soldi, vendiamo il camper.

E così decidono di mettere l’annuncio su Internet. “Non è nulla di straordinario – si dicono – Sono piccoli sacrifici che qualunque famiglia adottiva fa, perché un figlio vale più di tutto, figuriamoci se non vale più di un camper”.
Quando vedono l’inserzione, e leggono i motivi di questa vendita, i camperisti bloccano Donato. “Hanno iniziato a insistere perché io non lo vendessi, dicendo che volevano darci un contributo perché nel gruppo siamo 78.000 e quindi bastava poco da ognuno. Io ho detto di no almeno sette volte, perché penso ci siano cause più importanti per le quali fare una donazione, come per esempio il Saint Nicholas care centre (la scuola in Zambia a cui cerchiamo di dare una mano perché ci siamo stati qualche anno fa) e perché, seppur dispiace dare via il camper, trovo giusto venderlo per adottare mio figlio… Non è un sacrificio così enorme perché non è un bene di prima necessità”.

Il tira e molla dura qualche giorno: Donato e Maria Chiara non se la sentono di accettare, ma i camperisti insistono. “Sono persone meravigliose”, dice Donato. E alla fine la spuntano loro: comincia la raccolta fondi. Donato parla di “provvidenza” che “opera in modi davvero misteriosi e non ci è sembrato giusto metterle un freno o rifiutarla. Ho messo però una condizione: giacché se la cifra non verrà raggiunta dovrò comunque vendere il camper come da programma, se quanto raccolto non fosse sufficiente, donerò tutto quello che ci è stato regalato al Saint Nicholas, così che nulla vada perduto”.

Il resto è storia di queste ore: in quattro giorni sono circa duecento le persone che hanno preso parte alla donazione grazie al tam tam che si è messo in moto via facebook. Per arrivare alla cifra necessaria manca ancora un po’, ma la “provvidenza” segue strade strane e dunque c’è ancora tempo.

Perciò ecco…. Non stiamo chiedendo elemosina, né vogliamo far compassione a nessuno. Vendere il camper ci era sufficiente, ma si è scatenata una così bella corsa alla solidarietà che non possiamo che esserne grati, dovunque porterà. Naturalmente, se la raccolta arrivasse alla cifra completa, saremo noi a fare una donazione alla scuola (per quanto ci è possibile, ovviamente). Grazie di cuore a tutti quelli che hanno avuto questo meraviglioso slancio… Non potrò mai sdebitarmi, ma cercherò di farlo in qualche modo. Perché la provvidenza, di questo sono certo, non va fermata ma ricondivisa”.


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