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UMBRIA A META' STRADA “TRA RECESSIONE E DINAMISMO”. ECONOMIA DINAMICA E VOLTA AI SERVIZI MA SEMPRE PIU' ANZIANA

Redazione

UMBRIA A META' STRADA “TRA RECESSIONE E DINAMISMO”. ECONOMIA DINAMICA E VOLTA AI SERVIZI MA SEMPRE PIU' ANZIANA

Mer, 22/06/2011 - 12:41

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UMBRIA A META' STRADA “TRA RECESSIONE E DINAMISMO”. ECONOMIA DINAMICA E VOLTA AI SERVIZI MA SEMPRE PIU' ANZIANA

Istruita e dinamica in termini lavorativi. Ma anche sempre più anziana. Dotata di una rete commerciale molto corposa, ma di un reddito lontano da quello delle regioni più ricche. Legata sempre più all’economia dei servizi, ma colpita, nel biennio 2008-2009, da una crisi profonda, con serie difficoltà ad agganciare la ripresa e a ridare fiato ai consumi.

Come lo è geograficamente, anche sotto il profilo economico l’Umbria che emerge dal “Rapporto sulle Economie Territoriali e il Terziario di Mercato 2011” – realizzato dall'Ufficio Studi Confcommercio su dati Eurostat e Istat – è davvero una “regione di mezzo” e in “mezzo al guado”, con punti di forza significativi, ma punti di debolezza ancora più rilevanti, che ne appesantiscono il passo.

“La notizia di queste ore, secondo cui tra gli enti locali tenuti sotto esame da Moody’s, e dunque suscettibili di un declassamento, c’è anche l’Umbria, accresce i timori: le prospettive di crescita economica restano esigue, insufficienti sia a restituire fiducia alle famiglie, affinché accrescano i livelli di spesa, sia a spronare le imprese a migliorare i piani d’investimento”, afferma il presidente della Confcommercio della provincia di Perugia Giorgio Mencaroni.

“I servizi di mercato dimostrano in questo contesto problematico di essere la chiave vincente su cui investire per rilanciare lo sviluppo: rappresentano quasi il 70per cento del Pil, ma in termini di politica necessitano ancora di maggior attenzione, sia a livello nazionale che regionale”.

In particolare, secondo Mencaroni, nell’ambito delle attività terziarie “il turismo è il perno sul quale fondare una politica economica di rilancio. Questo perché il turismo è fatto di una pluralità di servizi (trasporti, logistica e infrastrutture) e attiva dinamiche positive in tanti altri settori. E’ essenziale che l’Umbria riesca ad emergere nel mercato turistico nazionale ed internazionale come eccellenza, e dunque serve una azione di comunicazione adeguata per raggiungere questo obiettivo”. Altrettanto importante è la leva fiscale: “Occorre una riduzione e semplificazione di tasse su imprese e lavoratori: solo così potremo rilanciare i consumi. E invece sempre più le imprese sono oberate da tasse locali esorbitanti, prima fra tutte quella sui rifiuti”.

Il Rapporto:

Il Rapporto presenta un quadro sintetico dei principali indicatori economici misurato per province, mettendolo a confronto con il dato regionale e nazionale. I risultati mostrano un generale calo dei consumi, dovuto a un reddito inferiore alla media nazionale, e un economia sempre più basata sul settore terziario, in particolare quello turistico. Segnali positivi dall'elevata istruzione e qualità del capitale umano, possibile fattore di sviluppo futuro e ripresa.

REDDITO, LONTANI DAI PRIMI

Nella graduatoria per province, Perugia è al 60mo posto su 103 per quanto riguarda il reddito per abitante (con 21.433 euro) e al 57mo per i consumi sempre per abitante (con 14.357 euro); Terni è al 65mo posto per il reddito (con 20.448 euro) e al 50mo per i consumi (con 14.753 euro). Per fare un confronto, si tenga conto dei dati di Milano, che è al primo posto per reddito per abitante (32.439 euro) e al terzo per consumi per abitante (20.647 euro), classifica guidata da Forlì (con 21.490 euro di consumi per abitante). Il fondo classifica è appannaggio delle province del sud: all’ultimo posto per reddito per abitante (con 12.916 euro) c’è Crotone, per consumi Caserta (con 10.326 euro).

UNA REGIONE DAI CAPELLI SEMPRE PIU’ GRIGI

L’Umbria si conferma come una regione dai “capelli grigi”. Su una popolazione residente di 898.000 abitanti (dato 2009), 781.00 hanno più di 15 anni, e 90.000 sono stranieri. Per quanto riguarda la popolazione residente tra 0-14 anni, con il 12,9% l’Umbria è al terz’ultimo posto, pari merito col Piemonte: peggio stanno solo Sardegna (12,4%) e Toscana (12,7%). Stessa posizione nella fascia di popolazione tra i 15 e i 64 anni (64,1%), che rappresenta potenzialmente l’offerta di lavoro presente sul territorio: dietro ci sono unicamente Trentino e Liguria. Si rovescia la classifica per la popolazione over 65: siamo al quarto posto, con il 23%: più “vecchi” di noi solo Liguria (26,5%), Trentino (25,3%) e Toscana (23,1%).

LAVORO, IL TREND INDICA DINAMISMO

Ai dati demografici è utile affiancare l’analisi della forza lavoro – rappresentata dalle persone occupate ed in cerca di occupazione, in Umbria pari a 392.000 unità nel 2010, con un incremento del 10% rispetto al 2000 – rapportata alla popolazione attiva, cioè le persone tra 15-64 anni. Confrontando i due dati si ottiene il tasso di attività, che in Umbria nel 2010 è del 67,3%, superiore sia alla media del Centro Italia (66,6%), che a quella nazionale (62,2%), ma in calo rispetto al 68,7% del 2008 e al 67,6% del 2009. Da notare, a questo proposito, l’enorme divario tra Nord – in regioni come Emilia e Trentino il tasso di attività ha superato il 70% – e il Sud, con Calabria e Campania che non raggiungono neppure il 50%. Per quanto riguarda il tasso di occupazione, cioè il rapporto tra gli occupati e la popolazione in età compresa tra i 15 e 64 anni, in Umbria è pari al 62,7%, anche questo superiore sia alla media del centro (61,5%) che a quella nazionale (56,9%). Confortante anche il dato sul tasso di disoccupazione (rapporto tra le persone in cerca di occupazione e forze di lavoro): in Umbria è pari al 6,6%, in calo rispetto al 7,1% del 2000 e decisamente al di sotto del Centro (7,6%) e della media nazionale (8,4%).

ELEVATA ISTRUZIONE, ALTA QUALITA’ DEL CAPITALE UMANO

In un contesto che vede l’Italia – sotto il profilo degli anni medi d’istruzione – ancora con un significativo ritardo rispetto non solo ai Paesi economicamente più avanzati, ma anche a quelli con un grado di sviluppo decisamente minore, l’Umbria negli ultimi 15 anni si è sempre classificata tra le prime 5 regioni per indice di qualità del capitale umano. Nel 1995 la nostra regione era al terzo posto, con 9,5 anni medi di istruzione; stessa posizione mantenuta nel 2005, con un indice di 9,70, mentre nel 2010 siamo attestati al quarto posto con 10,04 anni medi di istruzione, preceduti da Lazio, Liguria e Lombardia.

IL VALORE AGGIUNTO A LIVELLO TERRITORIALE – IL PESO DELLA CRISI

Il passato decennio, caratterizzato da un lungo periodo di stagnazione, si è chiuso con la profonda crisi del 2008-2009 in cui l’economia italiana ha mostrato una flessione del valore aggiunto reale del 3,4% medio annuo. La crisi, pur interessando in misura di un certo rilievo tutte le economie locali, ha assunto toni particolarmente accentuati nel Nord-ovest (-4,1%) e nel Nord-est (-3,6%). Nel Mezzogiorno la variazione media annua del valore aggiunto è stata pari a -3,3%, mentre il Centro, con un -2,5% sembra aver risentito in misura minore la fase avversa del ciclo. L’Umbria è la settima regione più colpita con un –3,8% negli anni 2008-2009. In termini prospettici la ripresa, in atto dal 2010, anno in cui il valore aggiunto è cresciuto dell’1,5%, non dovrebbe garantire in tempi brevi il recupero di quanto perso nella fase recessiva: per l’Umbria la stima della variazione media annua del valore aggiunto reale, nel periodo 2010-2012, è pari all’1%, inferiore alla media italiana (1,2%) e del Centro (1,1%).

SEMPRE PIU’ ECONOMIA TERZIARIA

Significativa la composizione per settore del valore aggiunto: se nel 1995 l’incidenza dell’agricoltura-silvicoltura era del 4,1%, nel 2009 è scesa all’1,9%; l’industria nello stesso periodo è passata dal 31,7% al 27%, mentre i servizi sono passati dal 64,2% al 71,1%. Il processo di terziarizzazione dell’economia si è rafforzato nella nostra regione anche nel periodo della crisi economica: il fenomeno ha interessato tutto il territorio nazionale, riflettendo gli effetti di una riduzione più accentuata del valore aggiunto industriale rispetto a quello dei servizi.

IMPRESE ED OCCUPAZIONE

Le imprese di tutti i settori registrate in Umbria nel 2010 erano 96.322 (74.026 in provincia di Perugia, 22.296 in provincia di Terni), per un totale di occupati pari a 366.000 (276.00 in provincia di Perugia, 90.000 in provincia di Terni). Di questi il 3,4% è occupato in agricoltura (percentuale più alta della media del Centro, che è il 2,6%, ma inferiore a quella italiana, pari al 3,9%), il 30,7% nell’industria (25,8% il dato del Centro, 28,5% la media nazionale) e il 65,9% nei servizi (sotto la media del Centro del 71,5%, e quella nazionale, pari al 67,6%). La percentuale di occupati nei servizi è più alta nella provincia di Terni (71,6%) che in quella di Perugia (64%).

CONSUMI IN CALO

Il reddito disponibile pro capite in Umbria nel 2009 era pari a17.200 euro, mentre i consumi pro capite nello stesso anno ammontavano a 14.500 euro. Nel periodo 1996-2007 i consumi pro capite sono aumentanti dell’1%, ma il biennio recessivo 2008-2009 ha segnato un –2,5% (la media del Centro è –2,8%), e le dinamiche attese per il 2010-2012 si attestano su un modesto +0,3%, il valore più basso in Italia, che vede l’Umbria insieme a Basilicata e Sicilia (la media italiana è +0,6%). Nella nostra regione, dunque, le prospettive di ripresa dei consumi non sono adeguate a garantire il ritorno sui livelli pre-crisi, poiché il recupero è decisamente più contenuto rispetto al calo registrato negli anni della recessione.

UNA STRUTTURA COMMERCIALE MOLTO DIFFUSA

Partendo dai dati dell’Osservatorio Nazionale del Commercio, Confcommercio ha fatto redatto un quadro della diffusione, a livello regionale, delle diverse tipologie di vendita presenti nella rete distributiva del nostro Paese. Vediamo il panorama umbro.
Il piccolo dettaglio: costituito dal totale degli esercizi al dettaglio in sede fissa al netto dei minimercati, i supermercati, gli iper, i grandi magazzini e le grandi superfici specializzate, rappresenta la componente numericamente più consistente della rete di vendita del commercio anche nella nostra regione. Nel 2010 erano 11.912 i punti vendita del piccolo dettaglio, di tutti i settori merceologici, con una crescita dello 0,7% rispetto a l 2009. L’area alimentare è quella che più ha risentito della diminuzione dei consumi: infatti nel 2010 la componente più in difficoltà è stata quella dei non specializzati alimentari – costituita da piccoli supermercati, superettes, discount con superficie di vendita inferiore a 200 mq. – che ha segnato un –2%, mentre lo stock degli esercizi alimentari specializzati è cresciuto del 2,3%, interessando la generalità delle merceologie, escluse le macellerie. L’Umbria si segnala a livello nazionale per essere tra le regioni con un maggior incremento (+0,8%) nell’area non alimentare, ma anche, in negativo, per non avere registrato incrementi, rispetto al 2009, nel numero dei negozi di apparecchiature informatiche e per le telecomunicazioni (la media nazionale è +2,8%). Leggero miglioramento per abbigliamento e calzature, ma lo 0,5% del valore umbro è inferiore alla media del centro Italia pari all’1,7% e a quella nazionale dell’1,1%.

Densità della distribuzione commerciale: è il rapporto tra punti vendita e popolazione residente, in Umbria pari a 1.318 esercizi ogni 100mila abitanti, superiore alla media del Centro, di 1284 esercizi, e a quella nazionale, pari a 1253 esercizi ogni 100mila abitanti.

Supermercati: in Umbria erano 211 nel 2008, 215 nel 2009, con un rapporto tra la superficie disponibile e la popolazione pari a 21,7mq ogni 100 abitanti, un valore che colloca l’Umbria al terzo posto dopo Friuli e Trentino e molto al di sopra della media del Centro, che è di 13,3 mq, e nazionale, pari a 14 mq.
Ipermercati: hanno registrato una battuta d’arresto, erano 8 nel 2008, 7 l’anno successivo, con una superficie disponibile ogni 100 abitanti di 5,8 mq, pari alla media nazionale, superiore a quella del Centro (4,0 mq ogni 100 abitanti).

Grandi superfici specializzate (Gss): sono in grande crescita nella nostra regione, contando 42 punti vendita nel 2009, contro i 29 del 2008, con un rapporto di 10,3 mq/popolazione, che ci pone al quinto posto in Italia, con valore praticamente doppio alla media del centro (5,3%).

Commercio ambulante ed itinerante: si rivela un settore dinamico, in Umbria conta 1.989 punti vendita nel 2010, di cui 358 nel settore alimentare, 893 nell’abbigliamento-calzature, 693 nella categoria altri prodotti, e un incremento di 70 unità tra il 2009 e il 2010 (di cui 48 nell’abbigliamento-calzature).

Ingrossi: 2813 nel 2010, con un incremento di 45 attività rispetto all’anno precedente.

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