Cronaca

Tutti vogliono la Cascata di Leonardo, ‘tranne’ Terni | Lo studio di Tomìo arriva a Milano

Perugia, Narni e ora Milano; “La Cascata di Leonardo” la vogliono tutti, tranne Terni, che conferma ‘l’endemica’ vocazione della città a snobbare iniziative culturali che possano portare valori aggiunti, oltre alle tradizionali popolari (che hanno tutta la loro dignità e il loro diritto ad essere tramandate); come il Cantamaggio che si è meritato un tavolo tecnico in Comune per trovare i fondi necessari per lo svolgimento della tradizionale sfilata dei carri.

Ma qui non si parla soltanto di politica, tutta la città è coinvolta da una strana diffidenza nei confronti dell’attività scientifica dello studioso Tomìo che non è riuscito a catturare l’interesse dei ternani e di chi avrebbe le possibilità di valorizzare una ipotesi sicuramente suggestiva e affascinante.

Anche con l’attuale amministrazione i rapporti potrebbero essere migliori, visto che non ci sono stati ancora contatti tra le parti, e forse non ci saranno mai, per creare un ‘sistema’ culturale turistico virtuoso.

“Non abbiamo avuto, a mia cognizione, richieste formali di nessun tipo – commenta l’assessore alla Cultura e al Turismo Andrea Giuli contattato da TO – e non abbiamo preclusioni di nessun genere. La questione tecnico-scientifica sullo studio non compete all’amministrazione, quindi non possiamo entrare nel merito. Dall’inizio del mio mandato – osserva Giuli – ho avuto più di 200 incontri con vari soggetti e il mio ufficio è sempre aperto per chiunque voglia discutere di progetti attinenti alle mie deleghe”.

Il messaggio sembra chiaro: venite voi a cercarci. Ma, visto il clamore dello studio che sta attirando l’interesse di città ben più strutturate a livello culturale di Terni, forse, si potrebbe fare uno sforzo per avvicinarsi.

Lo studio dello storico dell’arte milanese Luca Tomio sul disegno di Leonardo Da Vinci che rappresenterebbe il paesaggio della Cascata delle Marmore,  è diventato un libro (“Leonardo Da Vinci – Le radici umbre del genio”) scritto a 4 mani col giornalista Marco Torricelli, già presentato a Perugia, dove il prof. Marcelli, docente di Storia dell’Arte Contemporanea dell’ateneo perugino, ha confermato la teoria di Tomio.

Anche l’università di “Roma Tre” sta collaborando all’identificazione del paesaggio, identificato con quello della Valnerina e Papigno, con una ricostruzione in 3D della morfologia del territorio.

Quel disegno su carta del 1473, tavola 8P, come dichiarato da Marzia Faietti, coordinatrice della Divisione educazione e ricerca e del gabinetto dei disegni e delle stampe delle Gallerie degli Uffizi di Firenze, nel 2020, anno in cui ricorre il 500° dalla scomparsa di Leonardo Da Vinci, verrà esposto 5 mesi a Vinci e 5 mesi a Perugia.

Il prossimo 29 settembre lo studio verrà presentato a Narni, mentre il 4 ottobre approderà a Milano nell’ambito del convegno “I luoghi dell’anima – I paesaggi lombardi di Leonardo Da Vinci tra terra e acqua”, dove verrà discussa una rivoluzionaria tesi che potrebbe riconsiderare il paesaggio dipinto come sfondo della “Gioconda” come lombardo e non toscano.

Ricapitolando, in ordine di distanza geografica: Narni, Perugia, Roma, Firenze, Milano, tutte queste città sono state in grado di creare dibattiti, convegni, stimolare interessi, studi; Terni, città della Cascata Delle Marmore, non sa che farsene di quello che si presume essere un autografo di Leonardo Da Vinci che rappresenterebbe proprio la Cascata.