Non erano semplici lezioni di meditazione o percorsi di crescita spirituale, maun sofisticato sistema di schiavitù psicologica e sfruttamento economico. L’operazione della Polizia di Stato, coordinata dal sostituto procuratore Andrea Claudiani, ha squarciato il velo su quella che gli inquirenti definiscono una pericolosa setta criptocristiana, capace di estorcere oltre mezzo milione di euro a seguaci ridotti in totale soggezione. Il gip del Tribunale di Perugia ha convalidato il fermo di Alfredo Mangone (“Il Maestro“) e Tatiana Ionel, confermando la misura cautelare in carcere per i due presunti leader della setta. Il terzo indagato, detenuto a Poggioreale, resta ancora in attesa di interrogatorio di garanzia.
Il dogma del “Maestro” e della “Divinità”
Al vertice della struttura piramidale – in origine nata in agriturismo di Apecchio (Pu) – figurano Alfredo Mangone, 56 anni, noto tra i suoi adepti come Kaar Yampui, e il suo braccio destro Tatiana Ionel, chiamata invece Mamas Nua Janua. I due, secondo le accuse, si presentavano come esseri “non umani”, divinità in terra vicine a Cristo e Maometto. Una narrazione messianica utilizzata per adescare professionisti – avvocati, medici e insegnanti – attratti da corsi di alchimia e misticismo i cui costi oscillavano tra i 200 e i 2.000 euro a seduta.
Dallo spirito…al lusso, un giro d’affari da 500 mila euro
Le indagini, nate dal coraggio di un padre che ha visto il figlio abbandonare lavoro e affetti nel 2023, hanno svelato un contrasto stridente tra le promesse di ascesi e la realtà materiale della presunta setta. Mentre i discepoli venivano spinti a donare somme vertiginose per “avanzare nello spirito“ – con punte di 300mila euro a persona – il denaro veniva reinvestito in auto di lusso, gioielli e cene stellate. Simbolo di questo sfruttamento è il “Casale dello Spirito” a Pietralunga, struttura acquistata per circa 600 mila euro (grazie anche ai contributi degli adepti) e ristrutturata dagli stessi seguaci, “costretti a turni di lavoro massacranti, fino a 15 ore al giorno, in condizioni di quasi schiavitù”, come detto da un testimone.
I riti della vergogna e l’isolamento
Il quadro investigativo si arricchisce di dettagli inquietanti emersi anche grazie alle telecamere di Far West, trasmissione di Rai Tre. Testimoni raccontano di “distillati purificatori” che sarebbero stati realizzati con liquidi corporei e sangue, inclusa la somministrazione di sperma del guru come pratica di iniziazione divina. Ma il vero potere di Mangone – che aveva già negato ogni accusa alla troupe del programma – risiedeva nell’isolamento: chi entrava nella cerchia doveva tagliare ogni ponte con il passato. “Se moriva un familiare, non ci permettevano di andare al funerale per non contagiarci”, ha riferito un ex membro. Chi osava manifestare dubbi o l’intenzione di andarsene veniva “dissuaso” con minacce di malattie incurabili, sventure spirituali o l’apocalisse imminente.
Il pugno di ferro della Procura
L’inchiesta si è chiusa con quattro fermi: tre uomini e una donna – tra cui Mangone e Ionel – sono stati trasferiti nelle carceri di Capanne (Perugia) e Poggioreale (Napoli). Uno di questi 4 non è stato ancora rintracciato. Per il sedicente maestro l’accusa è pesantissima: oltre all’associazione a delinquere finalizzata alla truffa e all’estorsione, si aggiunge la violenza sessuale. Avrebbe abusato di una donna in stato di vulnerabilità emotiva, convincendola che il rapporto carnale fosse l’unico rito possibile per la “purificazione dell’anima”. Altre due persone risultano indagate a piede libero con ruoli marginali. Nel pomeriggio nel carcere di Perugia, Mangone e Ionel si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Il gip del Tribunale di Perugia ha convalidato il fermo dei due, confermando la misura cautelare in carcere. Il terzo indagato, detenuto a Poggioreale, resta ancora in attesa di interrogatorio di garanzia.