Situazione disastrosa per chi viaggia in treno in Umbria e in tutto il Centro Italia in questo periodo dell’anno. Proprio mentre la regione vive uno dei momenti più intensi per il turismo, con il Festival di Spoleto giunto alla sua 69esima edizione, Umbria Jazz in arrivo e le tante altre manifestazioni che richiamano migliaia di visitatori sul territorio, il collegamento ferroviario si conferma il vero tallone d’Achille per chi si muove da Roma, Ancona e non solo.
La tratta Roma-Ancona è flagellata da ritardi continui, con disagi quotidiani e, in diversi casi, con un vero e proprio mancato servizio. Anche questa mattina si sono registrati ritardi sia sull’Intercity che sul Regionale Veloce, con coincidenze perse e forti disagi per pendolari e lavoratori: ritardi di oltre mezz’ora verso Roma, coincidenze saltate con ripercussioni su coincidenze e sui collegamenti aerei.
A peggiorare la situazione, alla stazione di Spoleto, scalo molto trafficato, da sabato scorso – dunque da cinque giorni – non funziona nessuna delle tre biglietterie automatiche, per un blocco tecnico che non è ancora stato risolto. La biglietteria con operatore allo sportello apre solo dopo le 7:30, per cui chi parte prima verso Roma o Ancona non può acquistare il biglietto ed è costretto a usare canali alternativi, non sempre disponibili per tutti: un disservizio nel disservizio.
Non mancano poi le criticità raccontate da diversi pendolari legate al Tacito, lo storico collegamento quotidiano tra Terni e Milano. In questo periodo, il treno prevede la discesa a Foligno, con cambio su autobus sostitutivo fino a Terni e viceversa. In più occasioni, però, l’autobus non si è presentato: non solo ritardi o coincidenze mancate, ma vera e propria assenza del servizio già pagato dai viaggiatori. Alcune persone in partenza da Spoleto sono state costrette a tornare a casa e prendere la propria auto per raggiungere Foligno, dopo un’attesa vana in piazzale stazione.
Ancora più critico il caso di un gruppo di oltre dieci persone che lunedì rientrava da Milano: sceso a Foligno a notte fonda, il gruppo non ha trovato l’autobus sostitutivo, né in ritardo né transitato in precedenza, semplicemente mai attivato. In una situazione di evidente difficoltà, a intervenire sono stati due dipendenti di Trenitalia, un capotreno e un collega, smontati dal proprio turno, che si sono messi a disposizione dei viaggiatori chiamando un taxi sostitutivo, poi transitato regolarmente da Spoleto e Terni per riportare le persone a destinazione. Grave ritardo e non poca preoccupazione per l’orario notturno e la vulnerabilità di chi si trova bloccato in una città senza modo di rientrare a casa.
“Bisognerebbe dare una medaglia a chi oggi viaggia in treno”, ci ha detto un lavoratore della stazione, sintetizzando lo stato d’animo di molti pendolari. Sui gruppi social dove ci si scambia segnalazioni quotidiane, i commenti raccontano la stessa fatica: una pendolare ha parlato di un ennesimo “viaggio della speranza” per un Intercity deviato per ritardi e blocchi; il giorno seguente, ancora, un treno arrivato a Tiburtina con un’ora e mezza di ritardo, con tutti i collegamenti per Fiumicino cancellati.
Una situazione che si trascina ormai da mesi ma che in questo periodo di grandi eventi per l’Umbria sta raggiungendo una frequenza altissima, colpendo pendolari, lavoratori e i tanti turisti che scelgono il treno per raggiungere la regione.
Resta il paradosso di fondo: da un lato la Regione che investe in grandi campagne di comunicazione (ironia del destino proprio anche e proprio nelle grandi stazioni) per invitare a vivere il territorio, dall’altro l’infrastruttura che dovrebbe sostenere quella promessa manca o non funziona. Un investimento che non potrà mai ottenere i risultati sperati se i costi e le ripercussioni ricadono sull’esperienza vissuta da chi sceglie di visitare l’Umbria e che di quell’esperienza diventerà ambasciatore, nel bene o nel male, raccontandola al proprio ritorno.
E se “Vivere l’Umbria, è vivere davvero”, viaggiare in treno in Umbria è diventata quasi un’impresa impossibile. Così l’isolamento del territorio continua.