Sono rimasti a terra. E’ l’ennesima disavventura capitata alla stazione ferroviaria di Spoleto o, per come vanno le cose, a quella che poteva così esser definita fino a qualche tempo fa. A farne le spese, oggi, una decina di persone che tentavano di prendere il Regionale 12069 delle 15.31 per Terni. Arrivati in stazione però trovano le biglietterie automatiche fuori servizio. Con buona pazienza il gruppetto esce dalla stazione per raggiungere l’Agenzia di viaggi che è lì di fronte, ma che, ovviamente, alle 15 risulta essere ancora chiusa. Un ultimo, disperato tentativo lo fanno al bar senza sapere che da tempo i titolarihanno deciso di non vendere più i tickets di Trenitalia. Non resta quindi che aspettare con pazienza il convoglio e spiegare poi la situazione al capotreno. Il sospetto che per loro fosse una giornataccia cominciano ad averl. La conferma poco dopo, quando si imbattuto sull’inflessibile capotreno: “se volete salire dovete pagare 33,35€ – raccontano i testimoni – 2,35€ per il biglietto, il resto è la multa che, presentando apposita domanda, vi sarà rimborsata. Altrimenti non potete salire a bordo”.
Nessuno se la sente di proseguire il viaggio. Assurdo pagare 31 euro per una multa che nessuno merita. Fra loro ci sono un paio di pendolari, un ragazzo che deve andare ad allenarsi a calcio a Terni, tre pensionati e due signore che volevano andarea fare acquisti nel capoluogo di provincia. Meglio aspettare il treno successivo. E’ andata meglio a due fidanzatini, quindicenni o poco più: lui ha la carta di credito e riesce così ad acquistare il titolo di viaggio (la biglietteria automatica funziona con le carte, ma non con il contante).
La rabbia sale fra quanti si vedono costretti a scendere dall’integerrimo capotreno. Due di loro decidono di chiamare la Redazione di TO®: “è uno scandalo ma questo è la colpa dei nostri politici – dice il primo dal cellulare -, scrivetelo, di tutti i politici, da quelli che siedono in Regione a quelli che sono in Provincia e Comune. Spoleto ormai è morta, se ce l’avessero comunicato saremmo andati al suo funerale”. Il telefonino passa all'altro sfortunato passeggero: “io sono di sinistra – dice – ed è solo perchè i miei convincimenti sono radicati che non ho dato il voto all’altra parte. Ma questo è uno schifo, qui non c’è più rispetto per noi. Meglio davvero andare a vivere altrove. Ero talmente amareggiato che ho pensato di mettermi davanti al treno per fare uno scandalo…. poi mi son detto che non aveva senso. Tanto ormai siamo morti, ha ragione il signore che è qui con me, questa città è morta”.