TRAGEDIA JUVENTUS-LIVERPOOL, COMMEMORAZIONE DI FRANCO MARTELLI, MORTO ALL'HEYSEL NEL 1986 - Tuttoggi.info

TRAGEDIA JUVENTUS-LIVERPOOL, COMMEMORAZIONE DI FRANCO MARTELLI, MORTO ALL'HEYSEL NEL 1986

Redazione

TRAGEDIA JUVENTUS-LIVERPOOL, COMMEMORAZIONE DI FRANCO MARTELLI, MORTO ALL'HEYSEL NEL 1986

Mer, 02/02/2011 - 10:01

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Parte da Todi il messaggio per un tifo non violento negli stadi, promovendo una concezione dello sport, del calcio in particolare, che abbia cura di tutelare i valori fondamentali delle manifestazioni sportive. È necessario che sia avviata una e vera e propria educazione sportiva fin dai banchi di scuola, per poi proseguire l'avvicinamento agli alti valori formativi dell'attività fisica in famiglia e nelle società che accolgono i ragazzi. Dalla città di Iacopone, arriva chiaro l'impegno a cambiare la cultura del calcio che ancora oggi vede troppi episodi negativi intorno a questo mondo, che nulla hanno a che fare con i valori di socializzazione, svago e competizione di cui lo sport dovrebbe essere portatore. L'occasione per questa riflessione è stata offerta da “Battiti di legalità”, iniziativa che si sta svolgendo in questi giorni e che durerà fino al 5 febbraio con una serie d'incontri, proiezioni e mostre che ospiteranno le scuole umbre per affrontare il tema della legalità. L'iniziativa, che vede coinvolti 15 comuni per 8 appuntamenti, si colloca nell'ambito del progetto “Lo Stato siamo noi – La legalità per il bene di tutti”, promosso dalla Provincia di Perugia per sensibilizzare le giovani generazioni sul tema della legalità, in accordo con l'Ufficio Scolastico Regionale. Nella tappa di Todi, presso la sede comunale, erano presenti i massimi rappresentanti delle società calcio umbre (Calacredi per il Città di Castello, Cherubini del Foligno Calcio, Arcipreti del Perugia Calcio, Pannacci del Gubbio, Quarta per il Castel Rigone, Montori per il Todi, Gambino dello Sporting, Porcari dell'Orvietana e Spazzoni della Ponte Vecchio) e di testimonial d'eccezione come i calciatori ex juventini Fabrizio Ravanelli, Stefano Tacconi, la vedova Mariella Scirea (gli ultimi due in collegamento telefonico), l'assessore provinciale di Perugia Donatella Porzi, Bice Martelli (mamma di Franco Martelli), Domenico Ignozza, Presidente del Coni provinciale di Perugia, il consigliere provinciale Michele Martorelli (nonché alunno della maestra elementare Bice Martelli), Francesco Emanuele, Presidente del Comitato Paraolimpico per l'Umbria Mario Cicioni, consigliere regionale della Fgic, e gli studenti dell'Iis “A. Ciuffelli – L. Einaudi” e del liceo scientifico “Jacopone da Todi”. Il giocatore Sergio Brio, non potendo essere presente, non ha voluto mancare di lasciare una personale testimonianza su un tema molto sentito dai giocatori chiamati in causa, inviando una lettera che è stata letta alla platea. Nell'ambito della conferenza si è molto parlato della tragedia del 1985 presso lo stadio Heysel di Bruxelles, quando durante la finale di coppa dei Campioni Juventus-Liverpool, una gradinata della curva dei tifosi juventini cedette, lascinado senza vita 39 corpi. Tra questi c'era un giovanissimo tuderte, Franco Martelli alla cui memoria Todi ha dedicato lo stadio. Ed è proprio la mamma di Franco, la maestra elementare Bice, che dal giorno seguente la perdita del figlio ha saputo trasformare il dolore in un messaggio di positività per le giovani generazioni che vanno allo stadio e che amano lo sport autentico. La cronaca di quel 29 maggio riporta che furono gli hooligans inglesi a dar vita agli scontri che portarono poi alla catastrofe, “con la connivenza decisiva delle autorità belghe, della polizia locale e dell'Uefa, incapaci di prevedere e intervenire” aggiunge il giornalista Francesco Caremani, che su questo fatto ha scritto il libro d'indagine “Heysel: la verità di una tragedia annunciata”. “La legalità deve essere un mezzo per conoscere la verità su questo fatto – ha detto Porzi – ecco perché si è deciso di inserire questo argomento nelle giornate dedicate al tema e alle sue varie sfaccettature. L'educazione alla legalità non può essere il semplice risultato di una serie di regole e di proibizioni imposte autoritariamente dall'alto e fatta rispettare con misure repressive; al contrario è preferibile che la naturale predisposizione al rispetto delle leggi provenga da un incessante lavoro educativo da iniziare fin dai primi anni della scuola di base. Per questo motivo il progetto si rivolge alle scuole, ma anche alle associazioni culturali e di categoria, alle cooperative sociali o a chiunque possa dare un contributo utile a diffondere capillarmente la cultura della legalità.”. Dall'incontro di oggi sicuramente ciò che è emerso con forza, da parte degli addetti ai lavori, è l'importanza per i giovani di approcciarsi allo sport in maniera sana, con la concezione dell'avversario come tale e non come un nemico da abbattere. C'è bisogno di un intervento radicale alla base della cultura sportiva ed è per questo che “il Coni – ha dichiarato Ignozza – è impegnato in un progetto che coinvolge i potenziali giocatori già dalle scuole elementari per poi continuare negli istituti di istruzione superiori con temi quali il fair play, la lotta al doping, nella convinzione che la nostra presenza sia necessaria per diffondere sempre più la legalità”.


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