This is Rambert, l’argento vivo inonda il Teatro Romano di Spoleto | A Pouffer il Premio Fondazione CaRiSpo, foto - Tuttoggi.info

This is Rambert, l’argento vivo inonda il Teatro Romano di Spoleto | A Pouffer il Premio Fondazione CaRiSpo, foto

Carlo Ceraso

This is Rambert, l’argento vivo inonda il Teatro Romano di Spoleto | A Pouffer il Premio Fondazione CaRiSpo, foto

Dom, 28/06/2026 - 21:40

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La Rambert è viva e il suo nuovo secolo di vita riparte da Spoleto – in prima europea per il Festival dei Due Mondi dello spettacolo che celebra i 100 anni della storica Compagnia inglese, andato in scena solo lo scorso 10 giugno a Londra – il cui Teatro romano è stato letteralmente inondato dall’”argento vivo”.

“Argento vivo” (quicksilver) era soprannominata da bambina la sua fondatrice, Marie Rambert (polacca di origine, il cui vero nome era Cesia Rambam, inglese di adozione), per la sua iperattività. Quella dinamicità che la porterà a creare uno dei balletti di danza contemporanea più celebri al mondo, a cambiarne persino continuamente il nome: nata nel 1926 come The Ballet Club, assumerà poi quello di Rambert Dance Company, Ballet Club, ancora Ballet Rambert per arrivare all’odierno e più semplice Rambert. Già la sua prima coreografia, A tragedy of fashion, ironica lettura della moda queer, amata da Ninette de Valois (la fondatrice del Royal Ballet) e Diaghilev, segnerà indelebilmente lo stile di Rambert in tutto il suo primo secolo di vita.

Per i 100 anni il suo direttore artistico Benoit Swan Pouffer non ha voluto guardare al passato, preferendo utilizzare lo stile rambertiano per guardare al futuro, al 2126. La riuscita è puro “argento vivo”, come quello che la Rambert ha regalato al pubblico festivaliero. Tanto da incantare lo stesso direttore artistico Daniele Cipriani che, a suon di applausi, ha voluto che la compagnia uscisse per la seconda volta a raccogliere il meritato tributo del Romano.

Divieto di foto, solo due per grazia concessa, non bastano a raccontare uno spettacolo che inizia magistralmente con In Crimson dei coreografi Or Scraiber e Bobbi Jene Smith: la scena è semplice, un pianoforte, un fondale rosso, un paio di sedie, quasi una sala da piano bar, dove gli incontri possono essere anche casuali. Sulle note di Bach i danzatori cominciano con movimenti fluidi ma decisamente lenti, sfaticati, per cominciare una sequela rapida e potente di duetti che evocano le relazioni umane. Ora intime, ora di conflitto. La danza viene contaminata da movimenti tipici della musica da ballo, del wrestling (non mancano neanche i colpi sul petto stile gorilla), mentre la musica di Bach lascia spazio alla voce melodiosa di una chanson francese. Un mix coreografico che cattura, diverte, fa dimenticare anche la durezza dei gradoni del Romano, appena attenuata da un cuscino.

Hop(e)storm, ideato e diretto da (La)Horde (Marine Brutti, Jonathan Debrouwer e Arthur Harel) apre il secondo atto, anche questo dedicato alle relazioni, agli incontri-scontri. Due gruppi si fronteggiano, si abbattono trascinando via le “vittime”, per riprendere il proprio spazio e ruolo, essere nuovamente attaccati e per nuovamente abbattere: sul palco è il caos, la musica elettronica a volume sostenuto sembra rendere indefiniti gli spazi. Con il passare dei minuti, che appaiono secondi, le note scivolano verso un non credibile (ma straordinario) Jailhouse Rock di Elvis Presley con i balerrini che ora assumono spazi ordinati e cominciano a ballare a passo di rock’n roll e lindy pop, dimostrando capacita fisiche di pregio, travolgendo letteralmente il pubblico. Non manca un trionfo di Lindy Hop con le abilità richieste dal jive, fino a sfiorare il rave.

Anche l’ultimo quadro, degno del miglior pittore, Gallery of Consequence di Emma Evelin, ridisegna e narra glispazi di un immaginario aeroporto dove, anche in questo caso, le relazioni si intrecciano: da chi saluta l’amato, a chi accoglie gli ospiti, da chi è alle prese con i documenti per il check –in ai chi lotta per bagagli che non rispettano le sempre più rigide regole per l’antiterrorismo. Passi e movimenti ricordano quasi i videogiochi, tanto sono veloci, al limite dei robot. C’è chi prova a rianimare un passeggero colto da crisi di panico e in difficoltà di respiro. Mentre sull’abside esterna dell’ex chiesa di Sant’Agata appare un tabellone con i voli in arrivo, partenza, cancellati, insieme a messaggi che narrano delle tante mille vite fatte dai passeggeri. Alla fine lo spettacolo dimostra che Puffer ha vinto la “sua” battaglia: nessun stia fermo, con un trittico che rimarrà nella storia del Festival dei Due Mondi, nel nome di Rambert.

Citazione d’obbligo per la compagnia, tutti straordinari, ovvero Aicha Ben Chaaboune, Alessio Corallo, Angelique Blasco, Archie White, Cali Hollister, Coke Lopez, Conor Kerrigan, Dipesh Verma, Dylan Tedaldi, Hannah Hernandez, Max Day, Naya Lovell, Sabril Amin, Seren Williams, Siang Huang, Simone Damberg Wurtz, Sungmin Kim e Tom Davis-Dunn.

Domani, 29 giugno, ultima replica al Teatro Romano.

100 anni Ramber, Premio CaRiSpo a Pouffer

Nel cambio di scena la consueta cerimonia del Premio della Fondazione Cassa Risarmio di Spoleto, main sponsor del Festival, che nell’edizione del 2026 è stato assegnato al direttore artistico Benoit Swan Pouffer. A consegnarlo il Presidente della Fondazione, Paolo Feliziani, membro del Cda del Festival, alla presenza del Presidente e Sindaco di Spoleto, Andrea Sisti e del direttore artistico Daniele Cipriani.

© Riproduzione riservata

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