Foligno

Terremoto Vus, Dg si dimette | Centrodestra, crisi tra board e management

Terremoto in Vus, la multiservizi a totale partecipazione pubblica dei 22 comuni della Valle umbra sud, con l’ingegnere Marco Ranieri che si dimette dalla carica di direttore generale.

La vicenda che si cela dietro la decisione dell’ormai ex n 1 del management resta poco chiara, da mesi comunque la notizia trapelava e queste colonne l’avevano riportata, ma evidenzia la frattura venutasi a creare nel giro di poche settimane tra il nuovo board e, quanto meno, il direttore generale Ranieri. Frizioni e definitiva spaccatura che segnano uno sgradevole record se si pensa che il nuovo board era stato nominato appena il 30 luglio 2025 dall’assemblea dei soci a trazione Lega, Fdi e FI – con il pesante ruolo del comune di Foligno che detiene circa il 47,35% della quota azionaria –che aveva indicato il commercialista Paolo Ernesto Arcangeli (già revisore dei conti di Vus Spa, in quota Lega), l’avvocato Giada Guanciarossa (riconfermata nel Cda, in quota FdI) e l’avvocato Daniele Mantucci (FI).

Già da ottobre la governance aveva cominciato a far parlare di sé negli ambienti della politica folignate per voler attuare una nuova mission, modificando regolamenti per la gestione delle proprie controllate e dando indicazioni su compiti del management.

E’ da questo momento che, a quanto risulterebbe, Ranieri aveva cominciato a mettere le mani avanti dando la propria disponibilità a rinunciare all’incarico. Neanche tre mesi, ferie estive incluse, per una frattura di tale portata (anche i vertici tecnico-amministrativi sarebbero in linea con l’ormai ex dg) rappresentano appunto un record, al di là d chi possano essere le vere responsabilità.

Nel silenzio più totale dell’opposizione, eccezion fatta per il centrosinistra spoletino, limitatosi a ostacolare la conferma alla presidenza dell’ingegner Vincenzo Rossi – che per 6 anni aveva guidato la multiservizi raggiungendo obiettivi fin lì insperati, incluso un piano di investimenti da 70 milioni di euro – per proporre un manager in quota al M5S (proposta avanzata dall’assessora delegata Agnese Protasi).

Anche i sindacati restano singolarmente silenti, non bastasse che, per varie ragioni, ne potrebbe andare dello stesso futuro della holding che sfiora i 500 dipendenti.

E veniamo a queste ultime ore, ovvero alla missiva che Ranieri ha fatto pervenire a Cda, Collegio revisori e membri del Controllo analogo (i sindaci di Foligno, Spoleto, Bevagna, Scheggino e Valtopina) e che Tuttoggi ha potuto visionare, trapelata dal palazzo municipale.

Ranieri ripercorre le ultime tappe. Dapprima ricorda che la scadenza naturale del mandato è fissata alla fine di settembre 2026, poi segnala come abbia invitato il nuovo Cda di Arcangeli ad “una riflessione sulle metodiche di gestione della società, alquanto diverse da quelle adottate dal consiglio uscente” che aveva perseguito “obiettivi sfidanti con risultati posti, sostanziale soddisfazione dei Soci e sensibili ricadute economiche in termini di sviluppo del territorio”. Inizia il braccio di ferro che, grazie all’intervento dei referenti politici, sembra far trovare una quadra, una “pace” forzata con Ranieri invitato, appena lo scorso 23 gennaio 2026, a revocare le dimissioni.

Se non fosse che cinque giorni dopo (il 28 gennaio) il manager – è quanto sostiene nel documento visionato – scopre che, nel verbale del Cda di un mese e mezzo prima (17 dicembre 2025), i soci (quali non è dato sapere), nel confermare la fiducia al Cda, avrebbero approvato di mantenere nell’incarico il d.g. ma “fino alla fine di giugno 2026” (forse perché incombe la scadenza dei progetti Pnrr, etc) e per di più “procedendo ad un ridimensionamento dei poteri conferitigli con un taglio di alcune deleghe quali il Personale e gli Affari Generali”.

Insomma, come chiedere ad un Soprintendente delle belle arti di non preoccuparsi degli scavi archeologici, che a questi ci penserà il ministro. La sola idea di “puntare” alla voce “personale” ha fatto venire i brividi a più di un esponente, tanto di centrodestra che di centrosinistra. Per il d.g. è la goccia per confermare le dimissioni dal 20 febbraio.

Il manager ricorda come sia “Cruciale il periodo per la stessa operatività dell’azienda, incluse le prossime concessioni di servizio e l’ulteriore sviluppo del Piano industriale”.

Forse non è una coincidenza che la lettera sia stata trasmessa ieri, giorno in cui si è tenuto il Controllo analogo dove il presidente Arcangeli avrebbe, a quanto sostengono un paio di partecipanti, rassicurato che la situazione “è sotto controllo” e che Vus ha risorse professionali sufficienti per affrontare le incombenze in capo all’ex d.g.. Solo uno dei sindaci dei comuni “minori” ha sollevato perplessità e preoccupazione per la situazione.

Difficile comprendere cosa succederà nelle prossime settimane e mesi. Di certo il clima in Vus, dalla fine della scorsa estate, appare a dir poco “nervoso”; neanche nel Cda ci sarebbe una unanime condivisione circa il nuovo percorso da intraprendere. Senza dimenticare che sulla SpA e le stesse controllate, da quasi venti anni c’è sempre lo spettro del privato interessato a rilevare parte o tutta la gestione di servizi pubblici strategici e ben remunerati (acqua, rifiuti, metano, energia, etc.). Quelli che, specie negli ultimi anni, avevano subito una rivoluzione portando utili alle casse dei soci-comuni che ne detengono la proprietà.

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