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Terremoto rifiuti, i 14 indagati di Gesenu e Tsa

Redazione

Terremoto rifiuti, i 14 indagati di Gesenu e Tsa

M5S chiede commissariamento Gesenu | Pd, "attendiamo esito indagini"
Mar, 13/10/2015 - 17:18

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Un “terremoto” quello che da ieri sta scuotendo i vertici (e non solo) di Gesenu e Tsa. Un’indagine, iniziata qualche mese fa, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia e svolta dagli uomini del Corpo Forestale dello Stato che ha portato all’iscrizione nel registro degli indagati di 14 persone, accusate di traffico illecito di rifiuti e, per 8 di loro, di associazione a delinquere.

I nomi degli indagati. Al registro degli indagati, ascritti, dal sostituto procuratore Valentina Manuali risultano l’amministratore delegato di Gesenu Spa, Silvio Gentile, Evaristo Spaccia, responsabile in Gesenu dell’area Business per i rifiuti speciali. Roberto Damiano, coordinatore di Gesenu per la gestione degli impianti di Ponte Rio e Pietramelina. Giuseppe Sassaroli della direzione operativa Gesenu e responsabile dell’impiantistica, anche nel Cda di Tsa, insieme all’altro indagato Michele Bersianiche è anche però dirigente in Gesenu della Direzione finanziaria e Sistemi informativi. Roberto Lombrici, presidente della Tsa. Luciano Sisani dirigente della Tsa e sempre della Trasimeno servizi ambientali Luca Rotondi. Giosanna Pani, dipendente della Seit, partecipata della Gesenu. Antonio Renato Presilla titolare di un laboratorio di analisi. Ferdinando Baldini e Furio Baldini gestori dell’impianto intermedio ad Assisi. E ancora Filippo Micheli e Silvio Marano consulenti Gesenu. Spaccia, Damiano, Sassaroli, Gentile, Lombrici, Micheli, Marano e Sisani sono gli otto accusati anche di associazione per delinquere. Sassaroli nel 2009, come riportano fonti di stampa del tempo – insieme ad altri, in qualità di tecnici della Gesenu, furono condannati dal tribunale di Perugia a otto mesi di arresto e a pagare 3.000 euro di multa per gestione illecita di rifiuti speciali pericolosi, in particolare, venne loro addebitato anche l’inquinamento del torrente Mussino, lo stesso oggetto di analisi nelle ispezioni di queste ore, di cui sono attesi i risultati nell’arco della settimana.

Otto le perquisizioni eseguite nella mattinata di ieri da 50 uomini del Corpo Forestale: un blitz al quartier generale della partecipata che si occupa dello smaltimento dei rifiuti in via Molinella a Ponte Rio, vicino Perugia, a Pietramelina, nella discarica di Borgogiglione, in due laboratori analisi, in una ditta di trattamento intermedio ad Assisi, e nella sede della Trasimeno servizi ambientali a Magione. C’è ancora massimo riserbo sullo svolgimento delle indagini, ancora in corso, che si starebbero avvalendo anche di intercettazioni telefoniche.

Le accuse sono quelle di gestione illecita dei rifiuti, in particolare per quanto riguarda l’impianto a Ponte Rio (insieme agli impianti intermedi utilizzati per le operazioni di recupero), e le discariche di Pietramelina e Borgogiglione. Per quest’ultima, il problema sarebbe nel trattamento del percolato e dei rifiuti provenienti dall’impianto di Pietramelina. Ed è proprio sul fondo di questa discarica che gli uomini del Corpo Forestale hanno concentrato le proprie indagini: il timore è infatti che gli accumuli di percolato siano divenuti pericolosi, penetrando i terreni adiacenti alla discarica. Toccherà poi all’Arpa analizzare i campioni prelevati, sempre dagli uomini del Corpo Forestale, dai torrenti Mussino e Covile, a monte e avalle del sito, per verificare la presenza di eventuali agenti inquinanti. L’Arpa Umbria effettuerà le analisi con la supervisione degli ufficiali di polizia giudiziaria del Corpo forestale.

Intanto da Palazzo dei Priori, il Movimento 5 Stelle chiede l’immediato commissariamento della Gesenu, dopo l’intervento dell’Antimafia umbra. Nel ricordare come il Comune di Perugia detiene più del 40% di Gesenu, la portavoce Cristina Rosetti ha segnalato come, a fronte di un servizio di scarsa qualità e di accertati danni ambientali, la tariffa rifiuti a Perugia sia “tra le più alte in assoluto in Italia, con gravi conseguenze a carico di famiglie e imprese”. Secondo Rosetti, la vecchia politica ha accordato lauti profitti alle multinazionali dell’immondizia, soggetti che invece possono e devono essere estromessi da un sistema che sottrae i diritti economici e ambientali dei cittadini.

Smaltimento e traffico rifiuti, perquisizioni in Gesenu e Tsa: 12 indagati dalla Dda

Stefano Lucidi, portavoce del M5S al Senato, ha ricordato come il Governo Renzi non solo continui a portare avanti il lucroso business di discariche e inceneritori, ma stia anche smantellando il glorioso Corpo Forestale dello Stato, autentico protagonista di indagini che hanno fatto la storia d’Italia, incluse quelle odierne. Indagini che – sostiene il senatore – sono più forti grazie soltanto alla legge sugli Eco Reati fortemente voluta dal Movimento 5 Stelle e finalmente approvata in Parlamento.

Andrea Liberati, capogruppo 5 Stelle in Regione, ha parlato di “ultradecennale fallimento delle politiche dei rifiuti“, soffermandosi poi sulla discarica di Pietramelina, segnalando come le sole autorità statali, e non l’ARPA, abbiano individuato precise responsabilità sulla contaminazione di falde acquifere e torrenti. Liberati ha quindi preteso il massimo impegno dalla nuova dirigenza di ARPA, sollecitando la Magistratura ad andare avanti. “Continueremo a denunciare tutte le anomalie di questa pessima gestione, riportando al centro l’esclusivo interesse dei cittadini“, hanno concluso all’unisono i pentastellati.

Dal gruppo del Partito Democratico del Comune di Perugia, il consigliere Diego Mencaroni, raggiunto telefonicamente da Tuttoggi.info, ha dichiarato “massima fiducia nel lavoro della magistratura. Indire una conferenza stampa il giorno dopo le perquisizioni, ci sembra francamente troppo presto, in una fase ancora embrionale delle indagini: attendiamo l’esito del lavoro degli uomini dell’Antimafia e del Corpo Forestale dello Stato. Voglio ricordare come la paternità della legge degli ecoreati spetti proprio al Partito Democratico: siamo dunque molto sensibili alla vicenda“.

I sindaci del Trasimeno. “Fare chiarezza il prima possibile, per noi sindaci è un fulmine a ciel sereno: su discarica di Borgogiglione e sul gestore Tsa, azienda di cui i comuni del lago sono soci maggioritari, abbiamo infatti sempre avuto giudizi positivi, anche da parte di soggetti terzi ed imparziali”. I sindaci dell’area del Trasimeno – Corciano, Castiglione del Lago, Magione, Città della Pieve, Passignano, Panicale, Piegaro, Tuoro e Paciano – affidano ad una nota congiunta un commento sull’inchiesta Gesenu/Tsa di cui si è avuta notizia lunedì mattina dagli organi di stampa.I sindaci ribadiscono “massima fiducia nella magistratura” invitandola “a chiarire con rapidità gli aspetti e le responsabilità che emergono dall’inchiesta, in particolare quelle che secondo gli inquirenti ricadrebbero su Trasimeno servizi ambientali (Tsa). Sulla base degli elementi in nostro possesso – sottolineano i primi cittadini, riuniti nella conferenza dei sindaci del Trasimeno – la discarica diBorgogiglione è uno dei siti di smaltimento rifiuti con i migliori parametri ambientali in Umbria ed il gestore Tsa è un’azienda a maggioranza pubblica che ha sempre lavorato, a partire dai propri vertici, in maniera trasparente e professionale. Sull’aspetto che più preoccupa dell’inquinamento – specificano – è bene ricordare,per evitare allarmismi, che oltre alle analisi interne, il sito di Borgogiglione è monitorato anche dall’Agenzia di protezione ambientale dell’Umbria (Arpa). Questa, protagonista anche di un protocollo aggiuntivo di monitoraggio, non ha mai ravvisato – concludono i sindaci – problemi significativi legati alla gestione dell’impianto e all’interazione tra questo e l’ambiente circostante: ciò nonostante, nel caso fosse necessario, si è pronti ad adottare immediati provvedimenti a tutela dell’ambiente”.

(Foto generica)

Servizio di Alessia Chiriatti e Sara Minciaroni

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