“Anche le comunità più piccole, ai margini della vita frenetica, hanno il loro diritto di esistenza, hanno qualcosa di significativo da dire e da dare a chi vive di corsa. Carissimi amici, abitate in un luogo bellissimo, avete il mondo i vostri piedi, godete dell’armonia del creato. Sappiate che non siete ai margini del cuore della Chiesa diocesana”. Con queste parole l’arcivescovo di Spoleto-Norcia mons. Renato Boccardo si è rivolto agli abitanti di Geppa di Vallo di Nera venerdì 26 dicembre 2025 quando ha celebrato la Messa per la riapertura della piccola e deliziosa chiesa di S. Stefano, restaurata dopo i danni dei terremoti del 2016.
Terremoto, riaperta chiesa nel paese con 9 abitanti
Nel piccolo borgo stabilmente vivono 9 persone, ma per la storica occasione sono arrivati anche quanti hanno legami vari col paese. La felicità negli abitanti era palpabile, da giorni erano impegnati nel preparare ogni minimo dettaglio, a qualcuno sono scese le lacrime quando sono state nuovamente suonate le campane. «Avere tra noi l’Arcivescovo – ha commentato un signore – è motivo di grande gioia, è grazie a lui se è stato possibile riaprire questa nostra chiesa e lo ringraziamo per aver dedicato un po’ del suo tempo alla nostra piccola comunità di Geppa». Con il Presule hanno concelebrato i sacerdoti della Pievania dei Santi Felice e Mauro, don Luis Vielman e don Sebastiano Devasia Urumbil. La liturgia è stata animata dalla corale della Pievania. Presente il sindaco di Vallo Nera Agnese Benedetti e il confinante di Santa Anatolia di Narco Tullio Fibraroli.
Mons. Boccardo
Nell’omelia mons. Boccardo ha sottolineato il coraggio di Santo Stefano, primo martire della Chiesa, che non ha ceduto al compromesso, rimanendo fedele al Signore nonostante le ferite della sua vita e aiutando chi gli stava vicino. «Ed io come posso fare ciò?», si è chiesto l’Arcivescovo. “Aiutare – ha proseguito – è anche dire una parola buona e non solo dare a chi è in difficoltà qualcosa di materiale; è chiamare una persona che non vedo da tanti giorni e dirgli come va, è riallacciare rapporti con quei familiari dai quali ci siamo allontanati per vari motivi, è compiere un gesto di perdono nei confronti di qualcuno che posso aver offeso: tutto ciò è come balsamo che scende sulle ferite. Certo, non è facile. Ma essere cristiani non è facile. Questi gesti non sono spontanei, bisogna volerli e per compierli dobbiamo affidarci allo Spirito del Padre che ci suggerirà come fare”.
La riapertura della chiesa
Poi, un passaggio sulla riapertura della chiesa, che presentava danni lievi nella copertura e nelle murature e che è stata recuperata grazie ai fondi 8×1000 della Conferenza Episcopale Italiana e alle offerte dei fedeli: “Riaprire una chiesa – ha detto mons. Boccardo – vuol dire riscoprire l’alleanza tra Dio e l’uomo, che ci parla di fedeltà e di desiderio di stare insieme. La fedeltà di Dio non pone condizioni: Lui si sottopone alla nostra libertà rischiando di essere rifiutato, eppure continua a venire perché è molto appassionato per noi. Non finiamo mai di essere persone amate da Dio, qualunque sia la nostra storia. E l’impegno che avete profuso per questa chiesa dice proprio la bellezza e la fecondità di questa fedeltà di Dio”.
La chiesa di S. Stefano
Sul finire del XVI secolo il domenicano G. Battista Bracceschi passando per Geppa entrò in una cappella dedicata alla Madonna del Soccorso, l’attuale chiesa di S. Stefano, con al centro la consueta iconografia di natura apotropaica. Oltre all’immagine principale, Bracceschi notò ben trenta altre figure dipinte per voto, ognuna col nome del devoto-committente, quasi tutte datate 1512. Erano Madonne e altri Santi, su tutti Sebastiano e Rocco, un vero e proprio drappello contro la peste. Purtroppo, nel tempo, le pareti sono state ricoperte di cemento e nulla trapela delle decorazioni.