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TERREMOTO REGIONALI: PD SPOLETO VUOLE LA TESTA DEI TRADITORI. PROBLEMI PDL FOLIGNO

Non occorre certo schiarirsi le idee, dopo la nottata elettorale, per analizzare il voto di Spoleto che torna ad essere la principessa nera dell’Umbria dopo l’esclusione, per una manciata di voti, del candidato e consigliere uscente del Pd Giancarlo Cintioli. Se il centro sinistra piange, il centro destra non ride avendo portato a casa la sola elezione di Franco Zaffini, che comunque si piazza primo degli eletti del Pdl. Un po’ poco rispetto a 5 anni fa quando l’Area Vasta poteva contare su ben 7 consiglieri di riferimento (Bocci, Cintioli, Masci, Risommi, Rosi, Urbani e Zaffini) e la stessa governatrice Lorenzetti. Ne sono passati 3: Spoleto ne ‘piazza’ uno soltanto (Zaffini appunto); Foligno 2 ma nella maggioranza (Barberini e Riommi), la Valnerina neanche la ‘bandiera’.

A Foligno i problemi sono tutti in casa del Pdl, dove Mantucci, Filipponi e Zuccarini non hanno staccato il ticket per Palazzo Cesaroni. Un problema però soltanto politico, atteso che il governo cittadino è saldo nelle mani di Pd & Co.

Situazione ben diversa a Spoleto dove il defenestramento di Cintioli apre (l’ennesima) crisi nello stesso Pd e stavolta forse anche nella stessa Giunta. Perché qualcuno ha tradito e non ci vuole molto a capirlo. La città, infatti, aveva scelto: delle 3.381 preferenze, ben 2.991 sono state espresse dalla città del festival. I restanti 480 sembrano di proprietà, per così dire, dello stesso candidato: sparsi un po’ qua, come a Perugia (142), e un po’ là, come a Foligno (23). Ma sono altri i fattori che hanno determinato la debacle. Come i 507 voti del folignate Luca Barberini, amatissimo da alcuni ex margheritini festivalieri, i 191 di Giampietro Angelini o i 101 dello sconosciuto (da queste parti) Andrea Smacchi. O la campagna elettorale fatta, da esponenti del piddì locale, per alcuni candidati di altri Partiti. Una situazione che il vertice di Viale Trento e Trieste conosceva bene e che, a quanto è dato sapere, anche con l’aiuto del primo cittadino, aveva tentato di tamponare. Invano. Insomma “a tradire la città” sarebbero stati proprio alcuni esponenti dello stesso Pd. “E’ una situazione ignobile – sbotta al telefono il segretario Dante Rossi – è inaccettabile. Avevamo un progetto che è partito con l’elezione di Daniele (Benedetti, n.d.r.) e si doveva concludere con quella di Cintioli. Qualcuno però ha pensato di fare il furbo, ha remato contro l’interesse della città e per questo dovrà pagare. Ah se dovrà pagare…”. Dice di avere le prove del tradimento e i nomi. Che però al telefono non fa. Forse li rivelerà fra poco, alle 15.30, quando si terrà la conferenza stampa convocata d’urgenza dalla segreteria e dallo stesso Cintioli. Un incontro che si preannuncia come un vero e proprio terremoto. Nel mirino, a quanto sembra, ci sarebbero, fra gli altri, l’assessore allo sviluppo economico Margherita Lezi, il vice presidente del consiglio comunale Paolo Martellini e l’ex sindaco Massimo Brunini. Probabilmente ce ne sarà anche per il leader di Area Democratica Giampiero Bocci che alla vigilia delle Primarie, finite com’è arcinoto, aveva promesso un forte aiuto al candidato spoletino che tanto lo aveva sostenuto. Una promessa da marinaio, se si pensa che a Cerreto di Spoleto, il quartier generale dei bocciani, Cintioli ha preso appena 7 voti. Anche il Partito comunque sembra chiamato ad una seria riflessione: per aver sbagliato cavallo nelle Primarie, per essersi fidato ugualmente dopo. Le ripercussioni potrebbero essere forti. Il sindaco potrebbe esser chiamato dalla segreteria già ad un rimpasto di Giunta perché, sempre a quanto trapela, la Lezi sarebbe a questo punto di troppo. Mentre lo stesso vertice politico, a norma di Statuto, potrebbe dal canto suo arrivare ad espellere i traditori. I sismologi sono stati allertati, anche 118 e Croce Rossa. La Protezione civile, giurano dal Pd, stavolta non serve. Non c’è più nessuno da proteggere.