Terni, Ministero Interno ‘boccia’ piano di riequilibrio | Carte passano alla Corte dei Conti

Terni, Ministero Interno ‘boccia’ piano di riequilibrio | Carte passano alla Corte dei Conti

Relazione ministeriale sul piano presentato dall’assessore D’Ubaldi evidenzia numerose criticità

share

Se non una bocciatura, poco ci manca: il Ministero dell’Interno, Dipartimento per gli Affari Interni e Territoriali, ha infatti recapitato oggi al Comune di Terni la relazione sul piano di riequilibrio finanziario in risposta alla richiesta inviata a Roma dall’assessore al Bilancio, Vittorio Piacenti D’Ubaldi.

Secondo quanto riferito dai vertici ministeriali, il documento del Comune

non appare del tutto conforme ai contenuti richiesti dalle disposizioni normative di riferimento e alle indicazioni contenute nelle linee guida elaborate dalla Corte dei Conti, ciò in quanto, dagli atti esaminati, emerge che il procedimento di realizzazione delle misure di risanamento si presenta ancora nelle fasi iniziali del cronoprogramma di realizzo”.

Prosegue il documento:

“…con particolare riferimento alla non raggiunta certezza sulla quantificazione della massa passiva condizionata dalla valutazione sulle passività potenziali. In ordine alle misure di risanamento, benché l’Ente sia dotato di un patrimonio immobiliare di rilievo e di una importante società di gestione delle farmacie comunali, tale patrimonio non sembra dare adeguate garanzie sul dimensionamento delle entrare da dismissione e sul cronoprogramma di realizzo”.

E conclude:

“Si propone che la presenta relazione sia trasmessa dalla Commissione per la stabilità finanziaria degli enti locali alla Direzione centrale della finanza locale, per il successivo inoltro alla competente Sezione regionale di controllo della Corte dei Conti”.

Eppure, non più di due settimane fa, l’assessore D’Ubaldi vantava segnali positivi dal Ministero per l’approvazione del ‘suo’ piano, ma, evidentemente, qualcosa non deve aver convinto i funzionari ministeriali. In particolare, da quanto emerge nella relazione del Ministero Dell’Interno, l’attenzione dei funzionari, si è concentrata sui debiti fuori bilancio, sulle partecipate e su alcuni aspetti relativi al patrimonio dell’Ente.

Nella relazione di 16 pagine, articolata in due sezioni, si fa riferimento ai fattori e cause dello squilibrio e al risanamento: 18 i punti per i quali si richiedono chiarimenti e 11 i principali fattori individuati come potenziale causa dello squilibrio.

Proprio nella prima parte, al punto che fa riferimento alla determinazione della massa passiva, il Ministero chiede chiarimenti, così come per il saldo di finanza pubblica 2016, gli andamenti di cassa, le anticipazioni di liquidità, le analisi degli equilibri di bilancio di parte corrente per l’anno 2016, l’analisi delle capacità di riscossione, i debiti fuori bilancio, le passività potenziai da contenzioso in essere e da disallineamento delle partite debitorie-creditorie con gli organismi partecipati, i servizi per conto di terzi, i servizi a domanda individuale, l’andamento pregresso del servizio smaltimento rifiuti e dei tributi locali, spese per il personale, indebitamento, organismi partecipati, misure di riequilibrio-equilibri di parte corrente e di parte capitale-ripiano della massa passiva, ripiano del disavanzo di amministrazione, revisione della spesa corrente, dismissioni beni ed immobili dell’Ente.

Alle osservazioni su questi 18 punti, si aggiunge la lista dei fattori e delle cause che avrebbero portato allo squilibrio. Ecco le criticità riscontrate nella relazione ministeriale:

1. Verifiche circa il rispetto dei vincoli normativi relativi ai compensi ed al numero di amministratori degli organismi partecipati
2. Previsioni delle entrate e delle spese in conto capitale
3. Entrate e spese avente carattere non ripetitivo
4. Anticipazione di tesoreria
5. Contenimento delle spese sostenute per la manutenzione, il noleggio e e l’esercizio delle autovetture
6. Procedure di controllo e di governance degli organismi partecipati
7. Mancata indicazione dei provvedimenti adottati per la riconciliazione delle partite debitorie e creditorie tra Ente e società partecipate
8. Calcolo incidenza delle spese di personale dell’Ente, in relazione alle spese sostenute dalle società ed organismi partecipati
9. Basso grado di realizzazione delle entrate da recupero evasione tributaria, sia in conto competenza, sia in contro residui
10. Attendibilità residui attivi antecedenti al 2009 iscritti in contabilità
11. Mancata adozione del piano triennale di contenimento delle spese

Undici punti ‘dolenti’ per l’amministrazione che dovranno ora essere esaminati dalla Corte dei Conti regionale, così come indicato nella relazione. Ma, in conclusione, le considerazioni del Ministero, non lasciano certo spazio a troppe fantasie sulle criticità del Comune; si parla infatti di assenza di un costante monitoraggio circa l’incidenza dei risultati di gestione degli organismi partecipato sul bilancio dell’Ente, e la difficoltà nella riscossione delle entrate correnti e la difficoltà nella quantificazione dell’ammontare del debito verso fornitori di beni e servizi”.  Anche questo sarà materiale di studio della Sezione regionale del massimo organo revisore.

 

Thomas De Luca, M5S Terni – “La Giunta ha nuovamente mentito alla città, per questo crediamo che la fine della consiliatura sia ormai improcrastinabile. Il Sindaco Di Girolamo deve immediatamente rimettere il proprio mandato avendo ormai rotto oltre ogni evidenza il rapporto di fiducia con i cittadini.

Il 20 giugno l’assessore al bilancio Vittorio Piacenti D’Ubaldi affermava “Le prime comunicazioni che arrivano dal Ministero, dalla Commissione deputata ci dicono che il Piano di riequilibrio finanziario del Comune di Terni è fattibile. Si tratta di un parere autorevole, che conferma che il percorso tracciato è quello giusto”, oggi si palesa una verità che è l’esatto opposto di quanto comunicato all’opinione pubblica.

Quello che abbiamo ripetuto incessantemente ormai da quasi un anno si è rivelato corrispondente alla realtà: il piano è stato giudicato non conforme alle disposizioni normative di riferimento, incerto nella quantificazione dei debiti e inadeguato nella garanzia delle coperture agli stessi. 

Emerge da questa situazione l’irresponsabilità con cui questa Giunta ha voluto ostinatamente andare avanti contro ogni logica e contro gli interessi della città. A pagare saranno nuovamente i cittadini con un dissesto strutturale dell’ente disastrosamente peggiorato nel corso degli ultimi mesi, ormai compromesso. 

Andare avanti fino alla pronuncia della Corte dei Conti dopo l’inequivocabile parere da parte del Ministero vuol dire continuare il gioco sporco sulle spalle dei cittadini, per cercare di aggrapparsi ad ogni ultimo disperato tentativo di rimanere incollati alla poltrona”.

 

share

Commenti

Stampa