Cronaca

Terni, fumi arancioni Ast | Vicenda finisce in Parlamento, sindacati criticano azienda

Fumi arancioni dai camini dell’Ast; nella giornata di ieri si è creato l’allarme generale per le anomale emissioni provenienti dai camini delle acciaierie di Viale Brin, sviluppatesi, a quanto fatto sapere dall’azienda, durante il trasporto di acciaio fuso in siviera.

Subito sul posto si sono portati i tecnici dell’Arpa che hanno campionato i residui delle emissioni per analizzarli in laboratorio. Non è escluso che possa trattarsi di una reazione dovuta alla miscelazione di elementi chimici combinati con le sostanze che la multinazionale utilizza per l’abbattimento delle polveri sottili, ma bisognerà attendere ancora qualche giorno per avere l’esito delle analisi di laboratorio che forniranno dati scientifici attendibili.

Nel frattempo il caso è arrivato in Parlamento dove esponenti del M5s, il senatore Stefano Lucidi e il consigliere regionale Andrea Liberati, hanno formalizzato una interrogazione: “Se un’azienda causa un disastro ambientale e mentre esegue le proprie attività trae profitti, allora questi ultimi possono essere confiscati e destinati alle bonifiche. Veleni nell’aria e inquinanti nelle acque sotterranee ben oltre i limiti provocati da Ast configurano un disastro ambientale” – tuonano i pentastellati.

Anche i sindacati, in una nota congiunta, criticano l’operato dell’azienda: “Riteniamo che oltre al problema, ormai certificato, di uno scorretto sistema di relazioni sindacali – si legge nel documento – sia evidente come AST metta in atto una politica tesa a curare l’immagine aziendale esternamente, minimizzando le criticità presenti all’interno dello stabilimento”.

“Da parte nostra, come più volte dettoseguita la nota riteniamo che non si debba in modo semplicistico contrapporre lavoro ed ambiente, come alcuni fanno in questi giorni, ma al contrario mettere in campo azioni legislative da parte delle istituzioni e delle forze politiche, controlli più frequenti da parte degli organi preposti e significativi investimenti da parte della multinazionale, per far sì che ambiente e lavoro siano pienamente compatibili.

A questo proposito ricordiamo che molte sono state le contrattazioni aziendali, nella storia di Terni, che hanno obbligato l’azienda ad investire su questi temi, facendo notevoli passi avanti che però riteniamo non esaustivi e sufficienti.

Oggi, a fronte degli utili annunciati, è necessario, come già chiesto esplicitamente, prevedere investimenti nel piano industriale che migliorino quantità e qualità delle produzioni, ma soprattutto qualificano ambientalmente il sito di Terni.

Questioni riprese ed inserite, da parte delle organizzazioni sindacali, nella stessa proposta di rinnovo di integrativo aziendale, dove al primo punto abbiamo richieste specifiche per migliorare pratiche e procedure di lavorazione insieme ad investimenti su nuove tecnologie impiantistiche ambientali.

Infine, auspichiamo che la politica tutta eviti slogan semplicistici e propagande elettorali utilizzando questi temi. Pretendiamo che l’azienda traduca i tanti annunci in atti concreti e investimenti qualificanti per Terni”.