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Terni, Armillei ‘scrive’ il requiem ai sindacati “Sono al tramonto” | Nervi tesi nel Pd

“Quattro sberle benedette”, titolo di un romanzo di Andrea Vitali, sono quelle rifilate dall’assessore alla Cultura del comune di Terni ai sindacati. Crisi di rappresentanza, lobby, conflitto di interessi e rottamazione, eccole le 4 ‘sberle’ dell’assessore che, in una riflessione affidata ai social, cerca di fare un’analisi attuale dell’inadeguatezza del sindacato così come è concepito ora, rispetto a una realtà che non c’è più e che quindi non è più in grado di rappresentare. Ecco la riflessione di Armillei:

“Ieri, 9 marzo: un pomeriggio piovoso, frizzante ma piovoso. A Palazzo Spada va in scena l’incontro tra la Giunta (io e l’assessore al bilancio) e il sindacato sul documento unico di programmazione (DUP), in cui si stabilisce la fattibilità degli interventi economici e finanziari. Si definisce una visione della città e si incastonano in questa visione obiettivi operativi e programmi. Un incontro che rischia di scivolare in una sorta di stanca liturgia concertativa di fine secolo. Non certo per responsabilità di qualcuno, assessori, staff della delegazione trattante di parte pubblica, sindacalisti. No, non è questione di intenzioni soggettive un po’ vecchie, è questione di vecchie formule istituzionali. L’incontro tra esecutivo e sindacati sui documenti di programmazione è una tra queste. C’è un altro mondo là fuori, il sindacato è in crisi di rappresentanza, una foglia che cade nell’autunno della rappresentanza (come dicono gli studiosi). Una rappresentanza ancora pensata per linee verticali, rigide, ramificate, quando la realtà è orizzontale, flessibile, puntiforme. La buona volontà ce la mettiamo tutti, il confronto è anche utile, ma lo schema non funziona più. Chi e cosa rappresenta il sindacato? I suoi iscritti? I lavoratori dipendenti? Pretende di rappresentare gli utenti dei servizi comunali? Ma quelli che pagano per i servizi di tutti chi li rappresenta? E poi c’è anche un bel conflitto di interessi sotto: utenti e dipendenti stanno spesso su sponde opposte. O si tutelano i primi o si tutelano i secondi. Il sindacato è ormai una lobby, a maggior ragione il sindacato del pubblico impiego: ma lobby non è una brutta parola, è un termine tecnico. Una lobby come tante altre nella città (e nella società) poliarchica. Visto che è una lobby non ha però alcuna primazia, non può parlare in nome di interessi generali. Non esistono più gli interessi generali di cui parla il sindacato, sono solo un’ideologia molto consumata. Esistono solo procedure e istituzioni per la regolazione del conflitto tra gli interessi. Esiste poi la collaborazione, vera risorsa di innovazione, tra le sfere sociali della città, organizzazioni, associazioni, amministrazioni pubbliche, imprese, comunità religiose, singole persone. Chiunque può avanzare la pretesa di curare interessi collettivi, di curare il bene comune. Un’impresa che sta sul mercato, soddisfa una domanda di beni o servizi e crea lavoro sta curando il bene comune. Deve però dimostrarlo ex post non ha una patente riconosciuta ex ante. Meno che mai questa patente è sempre valida per un sindacato. Tagliando e rinnovo sono obbligatori. Forse è venuto il momento della rottamazione. Forse no. La riunione si chiude, anzi continua su problemi di contratto collettivo: il mestiere del sindacato, se riesce ancora a farlo”.

Dal Pd non hanno certo gradito e sia Piccinini che Masiello hanno risposto ‘piccati’ alle osservazioni dell’assessore: “Mi chiedo invece  cosa e chi rappresenta l’assessore Armillei – scrive Valeria Masiello dato che dall’alto si permette di bacchettare e giudicare. Io direi invece che sia arrivato il momento che questa giunta si faccia un serio esame di coscienza sul lavoro svolto fin’ora invece di pensare alle altre organizzazioni sulle quali io credo sia necessario rispettare il lavoro il ruolo e l’autonomia”. 

Punta invece sull’ironia, ma ahimè non sarebbe il caso di ironizzare, Sandro Piccinini: “Giorgio è un grande, 5 interventi uno a favore della giunta Ciaurro uno a favore delle opposizioni due contro il Pd uno contro il sindacato, fermiamo il mondo è ora di scendere”.

Che sia ora di scendere forse è vero, “sbam”, un’altra sberla benedetta.