Terni

Ternana, il terzo fallimento tra crisi economica e predatori

La Ternana dovrà ricominciare dai dilettanti. Per la terza volta nella sua storia, che lo scorso anno aveva toccato il traguardo dei 100 anni.

La speranza di un salvataggio dal fallimento, alimentata ancora martedì mattina a poche ore dal baratro, è il segno di come il club sia lo specchio di un territorio alle prese con una grave crisi economica – ormai da decenni – sempre in cerca del salvatore.

Dall’imprenditoria locale non è arrivato alcun reale aiuto. Né, evidentemente, si è mai lavorato seriamente in tal senso. Dalla Svizzera (per due volte) a Roma, in questo ultime settimane si è cercato ancora il Cavaliere Bianco. Come era stato per l’arrivo di Bandecchi, che ha riportato il club in B, salvo poi doverlo cedere una volta deciso il suo impegno politico. Rituffando la Ternana in un vortice di indeterminatezza, nonostante la B sfiorata lo scorso anno solo ai calci di rigore e i playoff comunque conquistati in qyesta stagione.

Ed anche quanto visto nelle ultime ore lascia perplessi. Lunedì l’intesa verbale con i giocatori. Senza che nessuno sia stato in grado di metterla nero su bianco. Nonostante la scadenza di martedì alle 12. Dei due imprenditori che avrebbero dovuto affiancare Fabio Splendori – un traballante avvio che certo non rassicurava per il futuro, anche in caso di salvataggio – uno si sarebbe dileguato all’ultimo, spaventato da debiti e penalizzazioni per il prossimo campionato.

“Qualunque tentativo di salvare la Ternana calcio da parte mia e da parte del Comune di Terni è fallito” aveva anticipato il sindaco Bandecchi a un’ora dal gong.

L’avvocato Donato Di Campli, che curava l’interesse dei giocatori, una volta certificato l’amaro epilogo ha mandato un messaggio sui social: “Mi dispiace per com’è andata a finire la vicenda della Ternana. Io ci ho messo tutta la mia buona volontà, la mia esperienza e tutta la professionalità possibile, cercando fino all’ultimo di individuare una strada concreta per salvare una piazza così importante. Purtroppo, successivamente, non si sono create le condizioni economiche necessarie per poter chiudere questa operazione. Nel calcio, soprattutto in situazioni così complesse, la competenza da sola non basta: servono solidità, coraggio e soprattutto garanzie reali. Resta comunque la consapevolezza di aver lavorato con serietà, trasparenza e passione, senza vendere illusioni a nessuno. E questo, alla fine, per me conta più di tutto”.

Insomma, i calciatori – così come i dipendenti – la loro parte hanno provato a farla, ci ha tenuto a far sapere il legale.

Anche Massimo Sarandrea, l’advisor finanziario di Splendori, che fino all’ultimo aveva ribadito la volontà di partecipare all’asta, chiedendo però una rinuncia formale da parte dei creditori, ha lasciato trapelare che il progetto, per altre strade, potrebbe continuare.

Dopo tante promesse, meglio restare ai fatti. Domani, mercoledì 13 maggio, alle ore 9 i curatori accerteranno ufficialmente che non ci sono offerte. L’asta sarà deserta, con il conseguente fallimento. A cui seguiranno le comunicazioni degli enti sportivi, a cominciare dalla cancellazione dalla Serie C e dall’annullamento dei contratti che vincolano i calciatori, in ogni categoria. L’epilogo che sembrava scritto da mesi, una volta arrivato lo stop al progetto stadio-clinica, l’unico che aveva fatto avvicinare imprenditori, ancora una volta non locali. I Rizzo, sui quali ora si cercherà di addossare colpe che in gran parte ci sono, ma che evidentemente non sono le uniche.

Una volta azzerato tutto, si potrà iniziare a lavorare per la nuova partenza, dai dilettanti. Campionato di Eccellenza oppure, in caso di acquisto del titolo sportivo da un altro club, Serie D.