E’ cominciato con un’udienza filtro, ma è pur sempre cominciato. Alla vigilia del terzo anniversario dell’incidente che costò la vita a 4 operai addetti alla manutenzione dei silos della Umbria Olii, il processo a Giorgio Del Papa, amministratore della ex società olearia, si è aperto questa mattina davanti al giudice di Spoleto, il dottor Alberto Avenoso. Sul suo capo pesa il rinvio a giudizio decretato dal gup di Spoleto, anche se la difesa dell’imprenditore, affidata all’avvocato Giuseppe La Spina, ha impugnato anche questo provvedimento davanti alla Corte di Cassazione (che non si è ancora espressa nel merito). L’aula, oggi, quasi non riusciva a contenere la schiera di avvocati presenti tanto che son risultati insufficienti persino i microfoni a disposizione. Dall’altra parte della transenna i parenti delle vittime (Giuseppe Coletti, Maurizio Manili, Tullio Mottini e Vladimir Todhe), sindacalisti, giornalisti e anche alcuni dipendenti dell’azienda di Campello. Diverse anche le troupe televisive che hanno seguito l’udienza.
L’udienza – La Spina ha provato subito a ricordare che sul processo pende la sentenza che a giorni dovrebbe emettere la Cassazione. Ma il giudice Avenoso – che ha anche annunciato per gennaio la calendarizzazione delle udienze a cadenza settimanale – ha proseguito l’udienza lasciando la parola alle parti civili che hanno presentato domanda di costituzione in giudizio. 11 quelle che si erano già costituite durante l’duienza preliminare, a cui se ne sono aggiunte altre 6 (3 delle quali facenti capo alla Cgil). La Spina si è opposto alle costituzioni in maniera puntigliosa trovando anche singolare che la Cgil si costituisse per ben 3 volte. Ma altrettanto puntigliosa è stata la replica degli avvocati di controparte. Il giudice, dopo quasi 3 ore di udienza, ha deciso di rinviare al 15 dicembre l’udienza, data in cui annuncerà quali delle 17 parti civili saranno ammesse al processo.
Le parti – sono, come detto, 17 e precisamente Sandra Manili (assistitta dall’avvocato Sandro Parroni), Gianfranco Manili (avv. Roberto Romani), Morena Sabatini (avv. Dino Parroni), Juri Manili (avv. Sandro Parroni), Antonio Coletti e Rita Sacchi per il loro figlio minore (avv. Giovanni Cerquetti), Gertrude Renzini (avv. Giovanni Bellini), Claudio Demiri (l’unico sopravvisuto all’esplosione assistito dall’avvocato Attilio Biancifiori), Alessandro Bazzucchi e Lorena Coletti per il figlio minore (avv. Alessandro Ferri), il Ministero dell’Ambiente (avv. Giampaolo Gonzi), la Regione dell’Umbria (avv. Giovanni Picuti) il Comune di Campello (avv. Massimo Marcucci), la Cisl regionale dell’Umbria (avv. Giancarlo Viti), la Cgil regionale, la Segreteria Provinciale Fiom e la Camera del Lavoro di Perugia (avv. Marta Bocci), la Uil regionale (avv. Massimo Perari) e l’Inail (avv.to Bruno d’Elia).
Le autorità – tante le autorità che hanno seguito il processo per testimoniare la loro solidarietà ai famigliari delle vittime. Dal sindaco di Campello Paolo Pacifici, all’onorevole Pd Walter Verini, al segretario nazionale della Fiom Giorgio Cremaschi all’assessore Juri Cerasini in rappresentanza del Comune di Spoleto. ''La mia presenza – ha detto Verini – per testimoniare la vicinanza alle famiglie delle vittime e ai patronati che si sono costituiti parte civile. Auspico un processo rapido che possa render giustizia alle povere vittime, alle famiglie e alla nostra comunità. Quella delle morti e degli infortuni sul lavoro è una piaga che va debellata”. La Cgil era presente con i più alti dirigenti umbri, dal segretario regionale Manlio Mariotti al responsabile della Camera del Lavoro di Perugia Mario Bravi, al segretario provinciale Fiom Piergentili, a quello territoriale Giannini. Anche Rifondazione Comunista ha assistito al processo con alcuni dirigenti a cominciare dal segretario cittadino Maura Coltorti.
Il sit-in – La mattina era cominciata con un sit-in organizzato dal sindacato davanti a Palazzo di Giustizia. durante il quale è stato distribuito un documento alquanto pesante nei confronti di Del Papa: “diciamo basta – si legge nel volantino della Cgil – all’atteggiamento di Del Papa che ha messo in atto tutti i tentativi possibili e immaginabili per non farsi processare. Prima con la ricusazione del giudice naturale, poi arrivando a chiedere i danni ai familiari delle vittime e all’unico superstite. Tutto ciò è oltremodo barbaro e incivile! Vengano chiarite le responsabilità e si faccia giustizia! Lo dobbiamo alla memoria delle vittime…lo dobbiamo al fatto che non possiamo accettare che in questo Paese si continui a morire di e per il lavoro! Mentre il Governo e il ministro Sacconi smantella il T.U. sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. La nostra iniziativa proseguirà sinchè giustizia non sarà fatta su Campello e su tutti gli incidenti nei luoghi di lavoro”.
La catena – nel primo pomeriggio l’associazione fondata dai famigliari di Giuseppe Coletti (presente anche Eileen Forsythe, sorella di Anthony, operaio delle F.S. scomparso a seguito di un incidente ferroviario) ha raggiunto l’azienda della Umbria Olii dove, sul cancello della fabbrica, dove è stata apposta simbolicamente una catena con quattro lucchetti su ognuno dei quali è stato inciso il nome delle vittime: Giuseppe, Maurizio, Tullio e Vladimir. Insieme a quelli dell'esplosione alla Thyssen Krupp di Torino e ad altri morti sul lavoro
(Carlo Ceraso)
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