Strage all’esame dei guardiacaccia

Strage all’esame dei guardiacaccia

Due su tre bocciati, ilarità degli ambientalisti e replica dei cacciatori | Multe, casi ancora aperti | E Guasticchi: controlli alle Province

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Bocciati. Ma forse rimandati. Con la possibilità di dimostrare alla Commissione, a breve, di conoscere le norme sull’ambiente e sulla caccia, le specie cacciabili e quant’altro occorre sapere per superare l’esame che abilita al titolo di guardia venatoria volontaria.

Perché nell’ultima sessione di esame la Commissione (composta da un funzionario pubblico e da rappresentanti del mondo venatorio, ambientalista e dell’agricoltura, salvo defezioni) ha fatto strage di candidati. Soprattutto tra i cacciatori desiderosi di svolgere nel tempo libero l’attività di quelli che una volta venivano chiamati “guardiacaccia”.

Circa due terzi della novantina di candidati che si sono presentati al cospetto della Commissione esaminatrice sono stati bocciati. Suscitando l’ilarità degli ambientalisti, alcuni dei quali non hanno resistito a qualche battutina social nei confronti dei cacciatori che “non studiano”.

Ma secondo le associazioni venatorie la colpa è piuttosto dei ritardi con cui è stata convocata la Commissione per scegliere le nuove guardie venatorie volontarie. Esami attesi da due anni. E così, quello che si è studiato tanto tempo fa è stato in parte dimenticato. Anche perché la tanto attesa convocazione dell’esame è poi arrivata a stretto giro. Troppo presto per poter fare un ripassino a chi è impegnato con il lavoro e la famiglia.

Tant’è che di fronte alla strage di propri iscritti, alcune associazioni venatorie hanno ricevuto la rassicurazione che l’esame sarebbe stato riconvocato a breve, dando così il tempo alle stesse associazioni di poter fare nuovi corsi preparatori, così da poter rispondere anche alle domande a trabocchetto dell’esaminatore ambientalista.

Multe, ricorsi ancora aperti

La materia delle guardie ambientali venatorie in Umbria resta spinoso. Diversi sono i ricorsi pendenti (in particolare presentati da Libera Caccia ed Enalcaccia) contro multe comminate da guardie ambientali venatorie che non avevano il decreto abilitante. Il solo che, secondo una interpretazione restrittiva, consentirebbe di fare controlli e sanzioni in materia venatoria. Interpretazione contestata dagli ambientalisti. Nel dubbio, ad ottobre coloro che non avevano il decreto se lo sono fatto rilasciare, così da togliere alibi ai cacciatori colti in fallo. Resta però in sospeso la questione della legittimità dei verbali effettuati prima dell’arrivo del decreto, con i ricorsi depositati e non ancora discussi.

La vicenda approdò anche in Consiglio regionale, con il consigliere Fiorini che aveva chiesto conto della gestione delle guardie ambientali volontarie all’assessore Cecchini.

Guasticchi dopo il caso di Castello: controlli alle Province

A far tornare la politica regionale a parlare di nuovo delle guardie venatorie volontarie è il caso di bracconaggio scoperto nell’Alto Tevere. E così questa volta è il consigliere dem Marco Vinicio Guasticchi a chiedere alla Giunta regionale ragione della gestione della materia. “Vorrei conoscere le motivazioni – argomenta Guasticchi – che hanno spinto la Regione Umbria a mantenere la delega dei controlli venatori invece che riallocarla alle Province, consentendo quindi l’utilizzo del residuo corpo di polizia provinciale, magari integrato da maggior personale, per attuare controlli più puntuali e, soprattutto, effettuati da personale maggiormente qualificato e professionalmente preparato. Inoltre, chiedo delucidazioni su come le associazioni individuino le guardie venatorie volontarie e se queste vengano sottoposte a controlli, come sarebbe opportuno”.

Con un’interrogazione avanzata nell’Assemblea legislativa dell’Umbria nei confronti dell’assessore alla caccia Fernanda Cecchini, Guasticchi riaccende così la luce sul tema dei controlli venatori e sui criteri di affidamento della gestione del servizio a guardie volontarie.

La cosa più imbarazzante – sottolinea Guasticchi a proposito dei due bracconieri – è che uno di questi soggetti era una guardia venatoria volontaria Questa vicenda ripropone in maniera molto forte il tema dei controlli venatori, una volta eseguiti dalla polizia provinciale e ora lasciati esclusivamente alle associazioni con le proprie guardie volontarie. Purtroppo, da questi fatti e da altre problematiche di abusi di potere, sempre messi in atto da tali controllori, devo dedurre che la selezione dei volontari non rispetta i minimi livelli di garanzia. Vorrei sapere da quale associazione venatoria tale vigilante era stato selezionato”.

 

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