Storni, il "caso" Roma | Gunnella (Confavi): finiti i botti, il problema rimane

Storni e il “caso” Roma, Gunnella (Confavi): finiti i botti, il problema rimane

Redazione

Storni e il “caso” Roma, Gunnella (Confavi): finiti i botti, il problema rimane

Sab, 23/01/2021 - 11:40

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Dopo la denuncia dell'Enpa per gli uccelli morti, il responsabile dei cacciatori ternani chiede che venga adottata una soluzione contro il proliferare di questi animali

Si sente ancora l’eco, tra animalisti e cacciatori, dei botti di Capodanno e delle decine di storni ritrovati morti sulle strade di Roma. Un’immagine che era stata diffusa dall’Enpa.

Un fenomeno sul quale interviene Sergio Gunnella, presidente Confavi Terni. Che invita ad approfondire il tema. “Lo storno (sturnus vulgaris) – ricorda – fa parte della fauna selvatica ‘parzialmente protetta’. Infatti, a livello Europeo, la L.409 CEE (oggi UE) del 1979, tale volatile è ‘protetto’ in buona parte dei Paesi europei, ‘salvo deroghe’ applicate per danni all’agricoltura e/o alle infrastrutture ambientali e artistiche. Ergo, nello  specifico, anche in Italia sono ammesse ‘deroghe’ di abbattimento”.

Che viene attuato, laddove possibile, con mezzi ecologici (gabbie, predatori naturali come cornacchie e gazze, dissuasori acustici, ecc.). Soluzioni che a Roma non hanno però dato risultati.

Storni, il “caso” Roma

“Quindi, come prevedono le normative comunitarie – prosegue Gunnella – in assenza di risultati soddisfacenti, non resta che procedere con squadre di cacciatori debitamente addestrati e con apposita autorizzazione che prevede le giornate, gli orari di abbattimento e il loro numero massimo prelevabile. Ma questa soluzione, come ben si comprende, è impossibile da realizzare in pieno centro di una delle città più vaste e trafficate d’Italia”.

Gunnella invita a valutare con attenzione ciò che sta avvenendo a Roma negli ultimi 40 anni: “Da un lato la giusta osservanza delle leggi e delle normative in fatto di prevenzione ed eventuale prelievo, e dall’altro lato la serena e disinteressata constatazione dei danni che tale specie  arreca ai monumenti, alla viabilità e perfino alle persone che vivono nei pressi del concentramento di tale specie e di coloro che vi si trovano a passare. Da Villa Borghese fino alla stazione Termini, passando da via Veneto, stante l’enorme numero di alberi a dimora, questi ultimi rappresentano da circa 50 anni, un ricovero naturale per questi uccelli che, come ben sappiamo, hanno una caratteristica gregaria che li riunisce in migliaia e migliaia di individui. È cosa normale vedere la sera all’imbrunire, centinaia di migliaia di storni appollaiati su questi alberi. Così come è consueto il comportamento del  risveglio mattutino: stormi di migliaia di individui che volteggiano per aria e che lasciano questi dormitori per le campagne dell’agro romano”.

Il problema escrementi

“Uno spettacolo di volteggi e ghirigori di massa c- prosegue il presidente di Confavi Terni – he rallegrano – se così si può dire – chi col naso per aria scruta i cieli del centro di Roma. Il problema, semmai, è il liquame lasciato dai simpatici ricamatori del cielo… strada facendo. È cosa normale vedere intorno alla stazione Termini, migliaia di avventori ai treni, alle metropolitane e agli autobus, passeggiare con passo frettoloso e furtivo con tanto di  ombrello aperto, come se piovesse a dirotto, pur nell’ assenza totale di pioggia. Così come è consuetudine incorrere in improvvidi tamponamenti fra auto che, circolando per la via Veneto che come noto è leggermente in discesa, scivolano sull’ asfalto ricoperto dal guano lasciato dai simpatici uccelletti gregari…”.

“Botti, sfoltimento provvidenziale”

E allora, in assenza di altre soluzioni, questo il commento di Gunnella sul fenomeno di Capodanno: “Per quanto mi riguarda, lo sfoltimento di una parte (pur se irrilevante) causato dai rumori dei ‘botti di fine anno’ è stato (pur senza saperlo) più che provvidenziale. Semmai c’è da dire che tale fenomeno, al fine di sfoltirne il numero, è arrivato a fagiolo. Piuttosto e purtroppo, non basta! Per assurdo,  servirebbe un fine d’anno alla settimana per almeno 5/6 mesi!”.

Finiti gli scoppi, il problema rimane

Insomma il problema, anche dopo gli scoppi di fine d’anno, rimane. “Trovare una soluzione che possa mediare le aspettative degli ambientalisti, della corretta applicazione delle deroghe pur se legali e, non ultime, le aspettative di chi transita nei pressi del centro città – conclude Gunnella – appare più che mai difficile da realizzare”.  

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