Stop forfettario, il controllo sanitario costa ora 15 euro a cinghiale

Stop forfettario, il controllo sanitario costa ora 15 euro a cinghiale

Massimo Sbardella

Stop forfettario, il controllo sanitario costa ora 15 euro a cinghiale

Ven, 07/01/2022 - 15:07

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Appello delle associazioni venatorie alla Regione: procedura non congrua sui controlli tra cinghiali cacciati e quelli uccisi sulle strade

Finito il forfettario, dal 1° gennaio il controllo sanitario costa ora 15 euro a cinghiale. Con il nuovo anno è entrato in vigore in Umbria quanto disposto dal decreto 32/2021, che appunto fissa il costo per ogni capo in luogo di quello forfettario fin qui applicato alle squadre per il controllo sanitario.

L’appello delle associazioni venatorie

Un provvedimento ritenuto penalizzante per i cacciatori da Federcaccia, Libera Caccia, Enalcaccia e Annu, i cui presidenti regionali hanno scritto all’assessore Roberto Morroni. Ricordando il ruolo fondamentale svolto dai cacciatori per arginare peste suina e altre malattie trasmissibili attraverso gli animali selvatici. Oltre che per contenere “la spropositata presenza soprattutto dei cinghiali nelle campagne umbre, con ingenti danni per le attività agricole e rischi per l’incolumità di chi si trova a transitare sulle nostre strade”.

Rischio macellazioni abusive

“Oltretutto – evidenziano le associazioni venatorie – tale aumento dei costi a carico dei cacciatori potrebbe portare ad un aumento del fenomeno della macellazione abusiva, aumentando quindi i rischi sanitari”.

Cinghiali cacciati e morti sulle strade: “Procedura non congrua”

Per questo Federcaccia, Libera Caccia, Enalcaccia e Anuu invitano la Regione Umbria a rivedere tale provvedimento ed a valutare complessivamente la modalità dei controlli sui cinghiali. “Che non appare congrua – scrivono – dal punto di vista dei controlli e giusta sul piano dei costi”. Ad esempio, le associazioni venatorie evidenziano una difformità “tra i controlli a cui dovrebbero essere sottoposti gli animali feriti rivenuti in strada, per i quali si paga dapprima la reperibilità del veterinario della Asl (il cui compito si limita alla geolocalizzazione delle carcasse) e poi il prelievo affidato in convenzione a Wild Umbria, prima della verifica sanitaria. Servizio che oltretutto – sottolineano – non viene assicurato nel fine settimana e nei giorni festivi, con il risultato che molte carcasse di animali poi non si ritrovano, dopo la segnalazione. Ma soprattutto con un costo pubblico che non è giustificato”.

Mattatoi provati e diritti sanitari

Inoltre le associazioni venatorie chiedono una verifica dell’effettivo pagamento dei diritti sanitari dovuti dai mattatoi privati.

“Prima di far pagare un costo così elevato ai cacciatori – scrivono nella lettera – riteniamo che vadano ben verificate procedure e spese che ricadono già sulla collettività, oltre che l’efficacia circa la tutela della salute pubblica delle procedure in essere”.

L’esempio delle Marche

A questo proposito le quattro associazioni venatorie ritengono interessante quanto proposto nella Regione Marche, con la creazione di un fondo che consenta di far effettuare alle Asl la visita ispettiva sulla totalità degli animali abbattuti, ad effettiva tutela della salute pubblica e della sicurezza alimentare.

Filiera carni di cinghiale

Infine, Federcaccia, Libera Caccia, Enalcaccia e Annu ricordano che il tema della filiera delle carni di cinghiale in Umbria viene affrontato da tempo. Quindi il provvedimento di aggiornamento della tassazione dei controlli andrebbe riconsiderato con tutti i portatori di interesse in questa ottica.

Alla luce di queste considerazioni, le quattro associazioni venatorie chiedono un incontro urgente con l’assessore per discutere della questione cinghiali al fine di tutelare l’attività venatoria e la salute pubblica.

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