La premessa
Non ci è stato mai eccessivamente simpatico lo scomparso Sergio Marchionne. Il soggetto era così, o molto odiato o molto amato. E aldilà della sua straordinaria competenza tecnica, umanamente a volte faceva grande fatica a trovare la chiave dell’empatia con interlocutori e osservatori.
Ma su un aspetto il personaggio era rigoroso e detentore di una sacrosanta “ragione”: la feroce considerazione negativa delle abitudini lavorative degli italiani. “Confort” le definì in un famoso discorso tenuto davanti ad una platea di universitari della Bocconi di Milano. L’aneddoto è gustoso ed è diventato una sorta di mantra in giro per i social. Nel 2004 la Fiat perdeva 5 milioni al giorno. Un Marchionne, supponiamo, decisamente preoccupato, torna negli uffici di Torino ad agosto e non trova quasi nessuno e chiede, “E la gente dov’è?”, e la risposta quasi scontata, “Sono tutti in ferie!”. E Marchionne “Ma in ferie da cosa?”.
I fatti
Alla battuta la platea dei bocconiani rispose con un applauso ed una risata generale. Non altrettanto devono aver fatto i poveri pendolari o i turisti che in questi giorni hanno avuto la sventura di recarsi alla Stazione Ferroviaria di Spoleto dove, a parte la biglietteria automatica, l’ufficio di biglietteria tradizionale era chiuso per ferie e altrettanto lo era la tabaccheria, unica possibile alternativa, ma in ferie pure lei.
Verrebbe da dire, vista la condizione prossima al rigor mortis dei collegamenti ferroviari da e per Spoleto, “in ferie da cosa?”.
Ma sopratutto, come si fa a lasciare un posto come la Stazione Ferroviaria di Spoleto, che il bla bla assortito e variegato vorrebbe descrivere come “determinante” per un luogo dalla cultura straordinaria, bellezza, buon vivere e chissà che altro, a livello invece di un caravanserraglio abbandonato nel deserto?
Presumendo che in un mese strategico come quello di agosto un luogo di servizio pubblico, ma sopratutto di importanza strategica per i flussi turistici, pochi o tanti che siano, debba essere al massimo della sua efficienza, ci ritroviamo qui oggi a celebrare il “confort” italo-spoletino di cui parlava in generale lo scomparso Marchionne, e che nel prosieguo della conferenza poi aggiungeva trattarsi di “puro provincialismo”.
Siamo certi che in nessun posto del mondo dove, oltre la normale attività quotidiana a servizio dei residenti e non, il turismo rappresenta in maniera decisiva una parte dell’economia del territorio, ci sia anche solo un gabinetto pubblico sprovvisto di assistenza. Magari da remoto, con un citofono.
La morale
Se una azienda come RFI non è capace nel 2018 a coordinare la presenza di personale di biglietteria, peraltro di poche ore al giorno, e al contempo a stabilire con i privati presenti nel perimetro della Stazione, Bar e Tabaccheria, una possibile gestione delle aperture tra mesi “caldi” e “freddi” dal punto di vista economico e in considerazione del territorio servito, allora è proprio vero che della strada ferrata se ne può fare anche a meno.
Tornare al cavallo, quello con il pelo, non quello vapore, forse è l’unica soluzione intelligente. E ringraziamo l’altissimo se ci sarà consentito usare le frecce, quelle per gli archi ovviamente, atteso che il fucile è troppo moderno. Tutt’al più, per civetteria, useremo quelle bianche e rosse, invece di quelle nere, che fanno troppo sceneggiato.
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