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STAGIONE LIRICA SPERIMENTALE: PROCEDONO A RITMI SERRATI LE PROVE PER “IL CUOCO E LA MADAMA” (foto)

C'è grande attesa per il secondo titolo della 63° Stagione Lirica Sperimentale: dopo il successo dell'Elisir d'amore che ha inaugurato la Stagione, il prossimo fine settimana sarà la volta de Il cuoco e la madama, intermezzo “da salotto” del compositore napoletano Giuseppe Sigismondi, messo in scena in prima esecuzione assoluta in tempi moderni al Teatro Caio Melisso nei giorni 18, 19 e 20 settembre.

Da giorni si stanno svolgendo a ritmi serrati le prove al Teatro Caio Melisso, che vedono impegnato il regista, scenografo e costumista Andrea Stanisci, già collaboratore di Giorgio Pressburger, i soprani Emiliya Ivancheva Ivanova e Deborah Leonetti che si alterneranno nel ruolo della Madama e Marco Frusoni, che vestirà i panni del Cuoco. Nel cast figurano anche i due mimi David Berliocchi e Marta Pellegrino. Il direttore Francesco Massimi sarà alla guida dell'Ensemble dell'Orchestra del Teatro Lirico Sperimentale.

Come in passato, il Teatro Lirico Sperimentale ha commissionato al noto musicologo Pietro Andrisani la “riscoperta” di un capolavoro dimenticato del nostro patrimonio operistico nazionale, andando a ripescare il manoscritto di un intermezzo conservato presso la Biblioteca del Conservatorio di Napoli.

Il cuoco e la madama del compositore Giuseppe Sigismondi, della cui fervida attività musicale all'inizio dell'Ottocento è in atto una vera e propria riscoperta, nasce come trastullo filarmonico di un gruppo di signori dell'alta borghesia partenopea nel 1783: Sigismondi compone, su soggetto ispirato molto liberamente a Les précieuses ridicole di Moliére, una raffinata operina che racconta la storia della servetta di una nobile che si fa passare per la padrona. Corteggia e si fa corteggiare da un Colonnello, il quale, però, è il Cuoco travestito di un gentiluomo respinto dalla nobildonna. Da qui una serie di fraintendimenti e malintesi tra i due personaggi ma, soprattutto, i loro goffi tentativi di scimmiottare modi, cultura e uno stile di vita troppo distante dal loro. Due parvenus che dell'alta società imitano l'apparenza da cui sono rimasti abbagliati nell'ombra dei loro ruoli subalterni. Nonostante la finzione, però, l'amore tra loro scocca davvero, e la verità dei sentimenti ha la meglio sull'inganno degli atteggiamenti.

La partitura autografa è conservata nella Biblioteca di San Pietro a Maiella. Il manoscritto, un po' precario e in qualche parte incompleto, si compone di due parti: la prima comprende una Sinfonia introduttiva in tre movimenti, quattro arie e un duetto; la seconda tre arie e due duetti. “Nella mia revisione – spiega il musicologo Pietro Andrisani – ho provveduto a realizzare il libretto della partitura e ad emendare gli inevitabili errori causati dalla fretta dell'Autore, e a scrivere alcune battute vacanti, specie del flauto e dell'oboe. Dato il carattere di affettata galanteria di cui è pervasa l'operina ho anteposto al secondo atto, a mo' di preludio, un breve minuetto che ostenta garbata frivolezza traendolo da un suggestivo Notturno per orchestra dello stesso Sigismondi”.

Giuseppe Sigismondi nacque a Napoli nel 1739. Educato al Collegio dei Gesuiti, dove apprese i primi rudimenti di drammaturgia