La vicenda stadio clinica sta diventando un vero e proprio far west con un clima da tutti contro tutti che non sta certo favorendo le interlocuzioni che sono in corso in queste per arrivare a un accordo prima dell’udienza del Tar. Già nella giornata di ieri la Ternana, dopo aver ingaggiato l’avvocato Morcella, aveva perentoriamente detto che anche il Comune avrebbe dovuto rispondere del proprio operato, tanto che Bandecchi è dovuto intervenire con una nota, specificando che all’attuale amministrazione non possono essere imputate responsabilità. Siamo a una specie di resa dei conti con un tutti contro tutti da saloon. Regione contro Comune, Ternana-famiglia Rizzo e società Stadium, famiglia Rizzo contro Regione e Comune di Terni, Comune di Terni contro Regione, Ternana Women e Stadium contro Regione.
Stadio clinica, clima da far west | La Regione se la prende con la stampa
in questo clima surreale da far west, l’Avvocatura regionale se la prende con gli organi di informazione e, tramite una nota sostiene “in nome e per conto della Regione Umbria” che ci siano “continue e protratte errate, inveritiere, scorrette informazioni che si susseguono relativamente alle vicende processuali e amministrative relative al caso stadio-clinica con il Comune di Terni”. Salvare con la forma quello che in sostanza è evidente a tutti è forse ormai uno dei pochi modi che ha palazzo Donini per cercare di spiegare quanto sta accadendo e giustificare un indirizzo politico evidentemente fragile.
Gli avvocati protagonisti
“Si dà atto che le cause sono chiamate secondo l’ordine delle fasce orarie di discussione pubblicate sul sito internet istituzionale della GA. Sono presenti gli avvocati: Luca Benci ed Anna Rita Gobbo per la parte ricorrente; Paolo Gennari e Francesco Silvi per l’amministrazione resistente; Giovanni Ranalli per le controinteressate Ternana Women Srl e Ternana Calcio Srl (al quale si dovrà aggiungere l’avvocato Morcella); Carmine Andrea Silvestri per la controinteressata Stadium SpA. Su richiesta congiunta di tutte le parti, il Presidente dispone l’abbinamento al merito dell’istanza cautelare e rinvia la discussione all’Udienza Pubblica del 27 gennaio 2026”.
Una questione di forma
Ecco i punti formali chiariti dalla nota dell’Avvocatura:
1) La Regione dell’Umbria per il tramite della propria Avvocatura non ha in alcun modo e forma ritirato l’istanza cautelare o rinunciato all’udienza del 18.11.2025.
2) Su richiesta congiunta di tutti i legali delle parti il Presidente ha accolto la fissazione breve della trattazione per l’udienza del 27 gennaio 2026.
3) Nell’udienza pubblica del 27 gennaio 2026 verranno trattati in “abbinamento al merito dell’istanza cautelare”.
“Stante quanto sopra è di tutta evidenza la correttezza del comportamento tenuto dalla Regione sia nella sostanza che nella comunicazione a tutti i cittadini della regione. La Regione dell’Umbria, pertanto, continuerà, nel rispetto degli strumenti previsti dall’ordinamento giuridico, in regime di massima pubblicità e trasparenza, a tutelare i propri diritti soggettivi e interessi legittimi in una vicenda nella quale ha sempre agito nel rispetto delle regole amministrative e giudiziali”.
La sostanza
Se formalmente la Regione non ha ritirato l’istanza cautelare da un punto di vista di formale, rimane il fatto che la richiesta del rinvio rimane congiunta e condivisa. Quindi, in sostanza, almeno nell’udienza del 18/11, è plausibile poter affermare che l’istanza cautelare non è stata discussa. Era questo, ovviamente, il modo meno doloroso per mettersi al riparo, almeno formalmente, dalla pioggia di critiche arrivate da ogni direzione al modus operandi della Regione. E altrettanto ovviamente, salviamo così anche noi la forma, rinunciare non vuol dire ritirare, ma posizionarsi su una strategia condivisa con le altre parti in causa. Altrimenti qualcuno dovrebbe spiegare perché si è deciso di rinviare l’udienza se non per prendere tempo e arrivare ad un accordo prima che ci pensi il Tribunale Amministrativo con una sentenza che potrebbe davvero provocare un terremoto politico.