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Spoleto56, Croquefer & Tulipatan incoronano l'Operetta regina del Caio Melisso/10 minuti di applausi e un bis

Redazione

Spoleto56, Croquefer & Tulipatan incoronano l'Operetta regina del Caio Melisso/10 minuti di applausi e un bis

Ven, 12/07/2013 - 14:54

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Carlo Vantaggioli

Solamente una compagnia che si chiama Les Brigands ( I Briganti ndr.), poteva rendere così “fulminanti” le due opere buffe di Jaques Offenbach nel debutto ieri sera (11 luglio ndr.) al Teatro Caio Melisso Spazio Carla Fendi per Spoleto56. Croquefer ( titolo completo Croquefer ou le dernier des paladins) e Tulipatan ( L’ile de Tulipatan), rappresentano solo un assaggio di quella che è stata la prolifica produzione di Offenbach nel periodo che va dal 1847 fino alla sua morte avvenuta nel 1880. Un ghiotto boccone che forse preannuncia il progetto di una serie di rappresentazioni stabili, all’interno del programma del Festival, delle opere, o operette o dei drammi giocosi prodotti a cavallo tra ‘700 ed ‘800. Sarebbe di sicuro una bella e proficua novità, visto il clamoroso successo sia de Il Matrimonio Segreto di Domenico Cimarosa che di questi ultimi due gioiellini del compositore franco-tedesco. Non c’è modo migliore, per raccontare cosa sono stati Croquefer e Tulipatan a Spoleto, che riportare i più di 10 minuti di applausi scroscianti al sipario, il bis, e le tante risate di un pubblico coinvolto nelle vicende di personaggi bislacchi che attraversano due storie strampalate.
Brevemente, Croquefer storpia con gioia consapevole una vecchia leggenda medievale che racconta della battaglia finale tra famiglie, un tempo di nobili origini, andate ormai in rovina a forza di farsi la guerra. Volutamente sopra le righe, la storia si sviluppa intorno alla possibilità di riuscire, con un matrimonio, a riunire le famiglie belligeranti, superando tutti gli ostacoli. Un classico che non passa mai di moda evidentemente. Il filo conduttore è però arricchito di colpi di scena e trovate che lo rendono sempre in evoluzione, tanto che, pur essendo scontato il finale, quando questo arriva, quasi al pubblico dispiace, e si vorrebbe continuare a vivere con ilarità altri calembour e improvvisi mutamenti di sorte.
Ne L’Ile de Tulipatan invece non si va molto lontano dallo stesso schema. Non siamo più su un bastione semidiroccato ma all’interno di una casa borghese la cui famiglia, il padre Octogene Romboidal, amministratore del Duca, Theodorine madre tormentata e Hermosa, figlia maledettamente androgina, si ritrovano ad assecondare un Duca dal nome onomatopeico ed improponibile, Cacatois XXII° ed il di lui figlio Alexis, effeminato quanto basta.
Anche qui si finisce per parlare di matrimonio, di interesse ovviamente. Solo che, nel gioco delle parti, salta fuori che i due ragazzi , Hermosa ed Alexis, non sono del sesso giusto. Ma poiché il mondo è bello perché vario basta modificarlo, il sesso, con un colpo di scena scombiccherato, ed il gioco è fatto portando tutto a termine come previsto sin dall’inizio.
In tutto questo che ruolo ha la musica? E’ un fatto che nell’opera buffa, e soprattutto in queste di Offenbach la musica è necessaria ed incisiva, ma non determinante. L’orchestrazione è per un ensemble di 9 musicisti in buca, e quindi si può ben capire che non si sta parlando di complesse partiture operistiche. Contano forse di più le voci dei cantanti-attori. Molti i dialoghi ad orchestra ferma, mentre il cantato è stretto dentro una sequenza, spesso sempre uguale, di ballate, arie, duetti o cori, barcarole, e finali, marciati o non, con 4-5 ruoli in scena.
Tuttavia ciò che rende l’atmosfera teatrale gradevole e che predispone il pubblico è sempre l’impatto musicale dell’Overture da cui si capisce che aria tirerà da li a poco.
Les Brigands è una compagnia di grandi professionisti, giovani, ma preparatissimi. Le voci dei cantanti sono impostate e chiare sia nei registri alti che in quelli meno potenti, e la messa in scena di Jean Philippe Salério con la direzione d’orchestra del capelluto Christophe Grapperon, portano gli stessi a recitare e cantare sotto la pressione della scrittura di scena. Non è raro infatti sentirli eseguire una nota alta o un fraseggio complesso, mentre magari stanno correndo da qualche parte o sono piegati letteralmente in due (comprimendo il diaframma in maniera definitiva). Il risultato però è senza evidenti sbavature e tutto fluisce in modo armonico, tanto che lo spettatore non sembra porsi più il problema del canto o della partitura orchestrale, tanto è preso dal succedersi degli eventi.
Tantissime le trovate di scena che aumentano la comicità delle situazioni. In Croquefer, quando si parla di spadoni, saltano fuori le modernissime spade laser di Guerre Stellari, mentre una pozione velenosa provoca una furiosa dissenteria, piuttosto che la morte. E non si sa francamente cosa sia peggio, vista l’aria dolente “O Ciel! O Ciel! “, cantata dai colpiti, tutti accovacciati a braghe calate per la bisogna, in proscenio

In Tulipatan, invece, il genere sessuale confuso dei giovani protagonisti Hermosa e Alexis è il tema principale sottolineato da trovate sceniche esilaranti. Si inizia dal pianto di Alexis che ha perso il suo colibrì, al duetto “J'aime tout ce qui sonne”, in cui c’è il corteggiamento forzoso e geniale di un riluttante Alexis verso una esuberante Hermosa, che trova anche il tempo di corteggiare ed eccitarsi per un violoncellista macho dell’ensemble del M° Grapperon, emettendo suoni gutturali inequivocabili.
Una curiosità nella regia è anche lo spazio dato, secondo noi, all’amore per il cinema, quando Hermosa viene rappresentata esattamente come la replicante Pris nel film Blade Runner a sottolineare la indeterminatezza sessuale del personaggio. Stesso vestito, stessi capelli, stessi scarponi e stesso collare, persino stesso modo di rappresentare il dolore (i sussulti di Pris colpita a morte nel film ndr.). O come quando le fattezze ed il costume di Croquefer, somigliano molto più che vagamente al travestito bisessuale Frank-N-Furter di Rocky Horror Picture Show.
Si può solo aggiungere che la scelta delle opere al Caio Melisso si è rivelata vincente sotto tutti i punti di vista, incluso il valore acustico specifico del contenitore teatrale, e che non ci può essere ormai nessun dubbio su cosa non può mancare al Festival nei prossimi anni, sperando che Giorgio Ferrara mantenga la promessa fatta più volte di organizzare per questo un programma specifico.

Repliche il 12 e 13 luglio

CROQUEFER & TULIPATAN

Jacques Offenbach

musica di Jacques Offenbach

Croquefer ou le dernier des paladins
operetta buffa in un atto – 12 febbraio 1857
libretto Adolphe Jaime e Étienne Tréfeu
L’Ile de Tulipatan
operetta buffa in un atto – 30 settembre 1868
libretto Henry Chivot e Alfred Duru

Compagnie Les Brigands

orchestrazione per nove musicisti Thibault Perrine
direzione musicale Christophe Grapperon
messa in scena Jean-Philippe Salério
scenografia e luci Thibaut Fack
costumi Elisabeth de Sauverzac
coreografia Jean-Marc Hoolbecq
assistente alla regia Victoria Duhamel
pianista/chef de chant Nicolas Ducloux

personaggi e interpreti
Croquefer / Hermosa Flannan Obé
Boutefeu / Alexis Emmanuelle Goizé
Ramasse-ta-tête / Romboïdal François Rougier
Fleur-de-Soufre / Théodorine Edwige Bourdy
Mousse-à-mort / Cacatois XXII Loïc Boissier

produzione Athénée – Théâtre Louis-Jouvet / Cie Les Brigands
coproduzione La Coursive, Scène nationale La Rochelle & Le Centre des Bords de Marne, Le Perreux

Riproduzione riservata

Foto ufficiali della compagnia

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