Spoleto, sos per fondazione restauro libri: lo stato non paga le dipendenti, futuro a rischio - Tuttoggi

Spoleto, sos per fondazione restauro libri: lo stato non paga le dipendenti, futuro a rischio

Redazione

Spoleto, sos per fondazione restauro libri: lo stato non paga le dipendenti, futuro a rischio

Ven, 08/11/2013 - 08:00

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Carlo Ceraso
I loro studenti hanno trovato lavoro presso alcune delle biblioteche più importanti del mondo: dalla Marciana di Venezia alla Centrale di Firenze, all’Istituto centrale per il restauro librario di Roma, alla Apostolica Vaticana, alla London Metropolitan Archives, alla British Library di Londra, alla Library of Congress e alla Folger Shakespeare di Washington. Solo per citarne alcune delle più famose. Tanti restauratori, almeno un centinaio, che devono molto a Spoleto per aver frequentato con successo i corsi della Fondazione per la conservazione e il restauro dei beni librari. Ironia della sorte a rischiare il lavoro oggi è proprio il personale della Fondazione che ormai da quattro mesi non percepisce più lo stipendio. Il sogno di aver realizzato, già dalla fine degli anni ’90, un polo di eccellenza di altissimo livello formativo (in attesa che l’Università di Perugia si svegli e riconosca anche alla città del festival una sede per un corso universitario), rischia di svanire.

Impensabile, da non credere, se si guarda alla natura dei soci fondatori (Ministero Beni Culturali, Regione Umbria, Provincia di Perugia, Provincia di Terni e Comune di Spoleto e alla sempre attenta Fondazione Cassa di Risparmio di Spoleto). Ma coerente con la politica del Bel Paese che sempre meno investe in cultura e istruzione, capace di investire nella difesa del proprio patrimonio meno di quanto la Francia destina al solo Louvre. Così la scuola di restauro dei libri rischia di scomparire, sommersa dai debiti (non molti per la verità, circa 124mila euro: 60.485€ nel 2011, poco più di 64mila nel 2012) ma soprattutto sopraffatta dalla scarsa volontà di risolvere la questione alla radice.

Nel frattempo la Provincia di Terni si è sfilata dalla partita, quella di Perugia ha deciso di mantenere la propria presenza nel Cda (delegata del presidente Guasticchi è l’assessora Donatella Porzi) senza però versare un euro di contributo mentre la Regione Umbria ha ridotto i fondi da 50mila a 15mila euro l’anno. Comune e Fondazione fanno quello che possono, mantenendo fede agli impegni siglati a suo tempo anche se si registrano alcuni ritardi nei trasferimenti delle risorse. Che da sole non bastano per sanare il debito accumulato nell’ultimo biennio e far fronte ai costi di personale e alle relative spese di funzionamento. E sì che di soldi ne sono stati investiti nel tempo per fare della sede situata nella suggestiva cornice della Rocca Albornoziana un polo di alto livello, con attrezzature all’avanguardia e personale altamente specializzato.

Così il Cda del presidente Bruno Gori – del board fanno parte anche Anna Di Pietro, Enrico Menestò, Luciano Belli e la citata Porzi – dopo esser ricorso alla cassa integrazione (agosto 2012 – febbraio 2013), ha deciso di tramutare i contratti del personale da full time a part time. Ma neanche questa strategia ha dato grandi frutti, visto che da luglio le buste paga sono pari a zero e la previsione resta invariata anche per i prossimi mesi.

A nulla sembra servito neanche il grido lanciato dalle dipendenti (il personale è tutto femminile) che lo scorso 29 settembre – stando a quanto ha potuto apprendere Tuttoggi.info da fonti municipali – hanno scritto una lettera a cda, revisori dei conti, al direttore scientifico Armida Batori e ai soci fondatori dimostrando di saper tenere duro pur di non vedere definitivamente distrutto l’ente di formazione. Una lettera pacata, responsabile, civile. Forse troppo civile visto che nessuno dei destinatari ha sentito la necessità di rispondere. Così lo spettro di dover chiudere i battenti si avvicina con il passare dei giorni.

Fra realtà e speranza – ad ostacolare il cammino della fortunata istituzione è stata la recente normativa che prevede in cinque anni la formazione minima per il rilascio del relativo diploma di restauratore librario. Una norma che potrebbe essere rispettata se la Fondazione spoletina (che finora ha espletato corsi triennali) riuscisse ad associarsi ad una Università o all’Istituto centrale di Roma, gli unici enti autorizzati al rilascio del titolo accademico. Sfumati, neanche a dirlo, i tentativi con l’Unipg, una speranza è riposta nell’ente capitolino che potrebbe ‘affiliare’ la fondazione umbra. Una decisione che avrebbe anche la benedizione del Mibac il quale però chiede che i bilanci siano in ordine e un protocollo di intesa serio da parte dei soci per le prospettive future della scuola.

La Fondazione, pur ferita in maniera profonda, non è rimasta con le mani in mano e, almeno fino allo scorso anno, ha svolto attività di aggiornamento per i bibliotecari umbri, progetti di restauro per le diocesi di Foligno e Terni, percorsi formativi integrati per l’inserimento nel mondo del lavoro ed altre attività. Molto impegnative ma poco redditizie.

Intanto la ‘concorrenza’ si è fatta avanti e nel giro di un paio di anni sono già nati 5 Corsi di laurea quinquennali per restauratori di materiale librario e archivistico (2 a Roma, 1 a Firenze, Bologna e Codroipo).

Il conto alla rovescia è inesorabilmente scattato, nel silenzio generale delle istituzioni: non resta che conoscere quali iniziative vorranno intraprendere la presidente Marini con l’assessore Bracco, il sindaco Benedetti e il presidente Guasticchi per non disperdere il prezioso patrimonio creato in quindici anni di attività. Altrimenti Spoleto sarà costretta a registrare un altro fallimento.

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