La città di Spoleto si è fermata ieri pomeriggio in Piazza Fontana per ricordare con una fiaccolata Bala Sagor (Obi per quanti lo conoscevano) ucciso e fatto a pezzi dal 33enne Dmytro Shuryn che ha confessato il macabro omicidio, incastrato grazie alle indagini lampo della Procura e della Compagnia dei Carabinieri che in meno di 48 ore dal ritrovamento hanno chiuso il cerchio intorno all’ucraino.
Una iniziativa, quella di commemorare il ragazzo bengalese, voluta dai ristoratori presso cui lavorava e dai quali si era fatto ben volere per la sua gentilezza e disponibilità, e che il Comune ha deciso di condividere.
Venuto da più di 7.000 chilometri in cerca di fortuna, Obi, che in Italia ha un fratello, era riuscito a trovare proprio a Spoleto più di una speranza per il proprio futuro tanto che, a quanto pare, dopo due anni in cui era ospite presso un centro di accoglienza a San Martino in Trignano – da cui tutti i giorni partiva con la bici elettrica per raggiungere il luogo di lavoro in centro storico – stava per lasciare in virtù di una meritata stabilizzazione economica. Grazie alla quale riusciva a mantenere i famigliari rimasti in Bangladesh e ambiva a mettere su famiglia con una ragazza conosciuta da qualche tempo.
Tra realtà e sogni, frantumati in pochi secondi la mattina del 18 settembre scorso quando l’ucraino, per futili motivi legati ad un prestito di qualche decina di euro che Obi cercava di riavere indietro, lo ha accoltellato alla gola.
Ieri, in piazza Fontana, non c’era poi così tanta gente a testimoniare quello stato d’animo che per giorni ha scosso l’intera città. Forse 100-150 persone, un terzo delle quali rappresentanti delle istituzioni locali, fra cui la Consulta giovanile cui va il merito di aver pensato e realizzato una campagna fondi per la famiglia di Bala Sagor mediante un conto corrente bancario (IBAN IT45A3608105138262905962922 specificando nella causale “offerta per la famiglia di OBI”).
C’erano però gli amici, quelli che gli hanno voluto bene, inclusi i datori di lavoro, e quegli spoletini che hanno sentito di esprimere il proprio dolore per una fine così crudele.
Un drappo rosso con la foto di Obi è stato posto sotto la quattrocentesca fontana “dei Maccabei”, mentre sulla parete del palazzo antistante il ristorante in cui lavorava sono scorse alcune immagini dello sfortunato ragazzo.
Il sindaco Andrea Sisti ha colto l’occasione per annunciare che il Comune di Spoleto si costituirà parte civile sia nel processo per l’uccisione di Obi che per quello della sventurata Laura Papadia, uccisa dal marito Nicola Romita appena lo scorso 26 marzo e arrestato dagli agenti del locale Commissariato.
Era ora. Da mesi queste colonne – più recentemente anche il capogruppo di Alleanza civica Gianmarco Profili nel corso del consiglio comunale del 25 settembre – hanno sollecitato il municipio, che dispone di un proprio ufficio legale, a prendere una posizione nei confronti di quanti si macchiano di simili delitti, come di chi ha minacciato questa estate due donne residenti in centro, che di coloro che, specie negli ultimi mesi, hanno arrecato danni al patrimonio e all’immagine della città.
Come lo si poteva (e doveva) fare per l’uccisione del 28enne spoletino Stefano Bartoli avvenuta il 20 luglio 2024 e per il quale i carabinieri hanno tratto in arresto il quarantenne albanese Erjon Behari, già a processo davanti alla Corte d’Assise di Terni.
Una scia di sangue (3 omicidi, tutti per futili motivi) in poco più di un anno, che non si era mai vista almeno nell’ultimo ventennio e che dovrebbe far riflettere e avviare iniziative concrete per contrastare simili fenomeni.
Tornando a Bala Sagor, Andrea Sisti ha annunciato di volergli intitolare i giardinetti di Via I maggio, dove è stato fatto il primo rinvenimento della salma, fortemente voluti intorno al 2010. Sperando che lo spazio verde abbia maggiore manutenzione di quella registrata negli ultimi tempi.
La salma del bengalese sarà rimpatriata a spese della associazione che gestisce il centro migranti di San Martino in Trignano, probabilmente già tra un paio di settimane.
Tempo necessario per consentire ai medici legali nominati dalla Procura di effettuare ulteriori esami istologici necessari per appurare se la ricostruzione fornita dall’ucraino al gip risponda a verità. Da quanto si apprende, i primi accertamenti confermerebbero che il coltello a sega sequestrato dai militari nell’abitazione di Shuryn sarebbe compatibile con le lesioni accertate sui resti del povero ragazzo.
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