Spoleto

Spoleto Jazz 25, è subito sold out con Lari Basilio | Quando la chitarra non suona, ma canta!

Ed è subito sold out per la nuova edizione di Spoleto Jazz, al suo sesto appuntamento annuale nella città del Festival, organizzato dalla perfetta “macchina da guerra” di Visioninmusica guidata da Silvia Alunni.

Ha preso avvio ieri sera, 10 ottobre, nel migliore dei modi possibili una stagione come sempre molto ricca di spunti e stili musicali, adatta a tutti i palati degli appassionati del jazz e delle sue molteplici e virali trasformazioni. Una composizione del cartellone che dimostra, se ve ne fosse ancora bisogno, la grande competenza e fiuto per i gusti del pubblico da parte dello staff di Visioninmusica.

Teatro Caio Melisso stipato fino al Loggione, platea assolutamente eterogenea, con intenditori sopraffini, habituè, curiosi, fans e finalmente le Istituzioni cittadine quasi al completo, con in testa il sindaco Andrea Sisti (con l’inconfondibile mood caciara nel vestire), che saluterà a inizio serata dal palco l’apertura della sesta stagione.

E’ fondamentale a questo punto, prendere atto definitivamente che una manifestazione come Spoleto Jazz ha tutte le carte in regola (soprattutto per i ripetuti sold out nel corso degli anni) per essere considerata uno dei grandi appuntamenti culturali della città. Oltretutto inventarsi una stagione del jazz, a teatro, nei mesi di ottobre e novembre a Spoleto è stata davvero una manna dal cielo per una città che fa oggettivamente fatica ad uscire da un letargo emozionale dovuto ad una serie di concause che non perderemo tempo ora a ricordare.

Lari e gli altri

Spoleto Jazz 2025 si è aperta dunque con una protagonista internazionale di tutto rispetto: Lari Basilio, la giovane chitarrista brasiliana il cui stile fonde, come nella migliore delle tradizioni legate allo strumento inteso in chiave jazzistica, Blues, fusion, funk e rock in un approccio molto personale.

Da Lari Basilio, originaria di San Paolo, ti aspetteresti una base solida di saudade e di influenze legate ai grandi jazzisti e polistrumentisti carioca. Per quello che ne possiamo sapere noi giornalisti di campagna, il multiculturalismo artistico dei musicisti brasiliani è qualcosa di straordinario e per certi versi, epico. Non basterebbe una enciclopedia per elencare la produzione di influenze in tutti i tempi che dal Brasile hanno finito per contaminare altri impensabili stili musicali e artisti in giro per il mondo. Potremmo citare una lunga lista di masterpiece, ma ci limitiamo ad alcune memorie incancellabili. Il genio dell’indimenticato Ryuichi Sakamoto unito all’anima di Jaques Morelenbaum e di sua moglie Paula. La monumentale ricerca etno-musicale di Hermeto Pascoal, da poco venuto a mancare, che avemmo la fortuna di ascoltare in concerto con il suo storico gruppo in Umbria nel 2013. O l’esclusiva intuizione del comporre di Ed Motta, tuttora protagonista di una stagione incredibile di musica in cui si mescolano gli stili con una sorprendente capacità e che abbiamo potuto intervistare per Tuttoggi.info nel 2016. Evitiamo di citare i più grandi nella storia perchè sennò non la finiamo più.

Lari e la Highway

E Lari Basilio non delude di certo il pubblico di Spoleto, cresciuta tra cori di chiesa e band amatoriali, ha lanciato la sua carriera solista nel 2011 con l’EP omonimo prodotto da Lampadinha e con la partecipazione di Felipe Andreoli (Angra). Dopo il DVD The Sound of My Room (2015), Far More (2019) l’ha vista in studio a Capitol con il Gran Maestro dei drummers, Vinnie Colaiuta, e con Nathan East e Greg Phillinganes, ospitando Joe Satriani e Siedah Garrett. Il suo nuovo album Redemption (2025), inciso a EastWest Studios con il batterista Colaiuta e il bassista Sean Hurley, segna il punto più alto della sua evoluzione artistica.

Le sue collaborazioni con Steve Vai, la presenza nelle clinic di Petrucci e Satriani (G4 Experience 2019), nonché la consacrazione come prima signature artist femminile di Seymour Duncan e Ibanez (modello LB1 nel 2021), confermano la sua centralità nel panorama mondiale.

Ora per gli addetti ai lavori è facile intuire dove la Basilio va a parare, avendo come mentori artisti del calibro di Colaiuta, Vai e Satriani. Se qualcuno si aspettava di vedere in scena al Caio Melisso, un pandeiro o una sezione di percussioni di quelle super latine, magari con tante tastiere assortite, allora ha sbagliato la programmazione del GPS.

Il segreto di Lari sta tutto nella capacità di integrare tecnica e anima brasiliana. Su una base ritmica solidissima di basso e batteria a volume notevole (Visioninmusica, spiegate per favore ai nostri amati musicisti che l’acustica dei teatri all’italiana non è quella dei club o degli stadi o delle Hall all’americana), la Basilio da nuova vita alla chitarra che canta e non suona. Gli da voce, le impone un fraseggio che spiega e spinge l’immaginazione del pubblico oltre la facile consumazione di un pezzo blues o jazz-rock. Se proprio dovessimo immaginarci un genere per descrivere la musica di Lari, preferiamo raccontarvi ciò che la mente ci fa intuire oltre il visibile. Una di quelle Highway americane lunghe qualche centinaio di chilometri, tutte dritte, con il sole al tramonto, l’aria torrida che entra dal finestrino spalancato e la radio in auto a palla, mentre non ci resta altro che sbatacchiare le mani a tempo sul volante per un viaggio interminabile.

Cantare la chitarra

A Lari non servono corde vocali o testi, tutto quello che occorre invece sta proprio nelle 6 corde del suo strumento. Parafrasando il mentore Demetrio Stratos quando parlava di “cantare la voce”, nel caso di Lari possiamo sicuramente dire che ci troviamo al cospetto del “cantare la chitarra”.

Il suo fraseggio legato, il fingerstyle e il tapping a più velocità diventano strumenti di un linguaggio espressivo a cui serve necessariamente una voce. Tutto il resto sono armonici, cadenze, e risalite.

Serata davvero piacevole per una Lari Basilio generosa, affettuosa e molto contenta di essere in concerto in un teatro come il Caio Melisso. Chi non lo sarebbe, noi spoletini del resto lo sappiamo bene da decenni. Nella Band anche Arthur De Palla al basso, Led Bomeny alla tastiera e chitarra e Lucas Bidran alla batteria.

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Se non avete ancora deciso di frequentare la stagione di Spoleto Jazz 2025 non possiamo fare altro che apostrofarvi: non sapete cosa vi state perdendo. E se non avete il biglietto o non lo trovate, fateci sapere, proveremo ad intercedere con l’organizzazione.

Prossima data il 17 ottobre, al Caio Melisso, con la magia e il genio dell’astro nascente Michael Mayo

Foto Tuttoggi.info (Carlo Vantaggioli)