AUTORITA' NAZIONALE ANTICORRUZIONE ANAC SEDE PALAZZO SCIARRA TARGA
C’è anche lo spettro dell’Anac, l’Autorità nazionale anticorruzione, che potrebbe abbattersi a breve sul Sindaco – Presidente (e da quasi un anno anche direttore amministrativo) del Festival di Spoleto, messo in mora nelle ultime ore, dopo quattro anni di gestione municipale, anche dalla maggioranza (a trazione Pd – M5S) improvvisamente risvegliatasi. Non bastassero la serie di questioni sollevate dall’opposizione alla Corte dei Conti dell’Umbria circa l’ultimo bilancio 2025, sulla gestione di un paio di partecipate e su certi investimenti di dubbia utilità.
E proprio dalla politica di minoranza – che a Spoleto registra, tra gli anti-Sisti, partiti e liste di centrodestra e centro sinistra – sta per partire l’ennesimo affondo con una richiesta di accesso agli atti per verificare se quanto successo all’ultima Assemblea dei soci della kermesse menottiana, risponda a vero, al fine di presentare una interrogazione a risposta scritta, unico atto ispettivo che costringerebbe gli uffici a rispondere entro trenta giorni.
Per capire come si sia arrivati ad attivare l’Anac, e allo spettro che ora aleggia sul cielo del Festival, c’è bisogno di ricostruire almeno l’ultimo anno di gestione del board, al quale il Ministero della Cultura già dal 2023 chiede di rivedere lo Statuto.
Con l’ultimo titolare di via del Collegio, il ministro Alessandro Giuli, che, neanche tanto in punta di forchetta, rivendicando il ruolo di maggior finanziatore della manifestazione, aveva fatto intendere che, se le modifiche fossero state apportate, avrebbe ulteriormente contribuito al sostegno del Festival. Ma all’ulteriore impegno economico, pur mantenuto nell’ultima finanziaria con ben 1 milione di euro in più (non ancora inserito nel budget 2026), non è seguita la modifica statutaria su cui Sisti sembra tentarle tutte pur di non cedere di un millimetro il proprio ruolo e, soprattutto, i poteri conferitigli dello Statuto. Ed è su questo, che potrebbe coinvolgere anche i sindaci precedenti circa potenziale inconferibilità e incompatibilità. Era dicembre 2024:
Attenzione alle date e a una situazione di legalità che sarebbe rimasta “sopita” per oltre un decennio. È il 27 dicembre 2012 quando viene varato il nuovo atto costitutivo, quello siglato da Gilberto Stella, Daniela Tosti e Carlo Petrini, che all’articolo 13 assegna precisi poteri al Presidente del board, carica assegnata al sindaco pro tempore della città che vede a quel momento sullo scranno più alto Daniele Benedetti (cui seguiranno il professor Fabrizio Cardarelli, la sua vice, la professoressa Maria Elena Bececco per la scomparsa improvvisa del sindaco, il giudice Umberto De Augusinis, il commissario prefettizio Tizana Tombesi – carica non elettiva, nominata a seguito della sfiducia del magistrato-sindaco a trazione cdx – e appunto l’agronomo Andrea Sisti). Non proprio un dettaglio che il 6 novembre del 2012, poche settimane prima dello Statuto, venga approvata la cosiddetta Legge Severino, la 190/2012, quella che mette un definito altolà alla commistione tra poteri di indirizzo e quelli di gestione, in pratica le norme che dettano inconferibilità e incompatibilità. Mancano però i decreti attuativi che arriveranno solo a maggio 2013 con il decreto legislativo 39/2013. Principi che erano richiamati già dalla legge 142 del 1990 sulla riforma delle autonomie locali e ancor più dal decreto legislativo 29 del 1993 che aveva definitivamente separato e vietato la commistione tra politica e amministrazione. Dai ministri a venir giù.
Tuttoggi, grazie all’aiuto di alcuni soci che hanno mantenuto nel tempo alcune carte, ha potuto visionare le dichiarazioni via via rilasciate dai Sindaci-Presidenti, almeno di quelli dal 2018 a oggi: tutte scritte, queste sì, in punta di forchetta, tra chi si limita a dichiarare di non aver motivi di ineleggebilità, a chi si limita alla sola insussistenza di incompatibilità. Ma nessuno, tranne il prefetto Tombesi, che abbia rilasciato una dichiarazione chiara anche sulla conferibilità. Per la cronaca non sono note le dichiarazioni di Benedetti e Cardarelli.
Basta vedere la sezione “amministrazione trasparente” (clicca qui alla voce Consiglio di amministrazione) per verificare come Andrea Sisti utilizzi addirittura un modulo diverso per la propria dichiarazione rispetto a quella resa dagli altri membri del Cda (il vicario Paolo Feliziani in quota allo sponsor Fondazione CaRiSpo, e i consiglieri Stefano Lado per Banco Desio, Mauro Luchetti per la Regione Umbria e Maria Teresa Venturini Fendi per il Ministero).
Modalità che, al netto di accordi interni, cioè tra Presidenti e direttivi amministrativi dell’epoca – magari per eventuali deleghe di funzioni che li mettano al riparo quanto meno dalla incompatibilità -, potrebbero aver sanato gli anni passati. Di fatto, l’assunzione da maggio scorso della carica anche di direttore amministrativo da parte del Sindaco-Presidente (con il Comune che detiene anche il controllo dell’assemblea dei soci nominando 13 dei 25 soci) sembra gettare più di un dubbio sulla liceità di tale incarico. Cui si aggiungerebbe (il condizionale è d’obbligo) anche quella di Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza, rimasto appunto senza un designato, almeno fino al 15 gennaio 2026.
Si arriva così ad aprile scorso quando l’ex direttore amministrativo, Paola Macchi, persa ogni legittima speranza di acquisire il ruolo di direttore generale – non previsto dallo Statuto ma di fatto ricoperto, con Sisti che avrebbe anche tentato l’autunno 2024 di nominarla motu proprio con una delibera poi sconfessata dal Cda -, rassegna le dimissioni per accettare il prestigioso incarico di Segretario generale del Maxxi.
Una manovra che getta più di un grattacapo tra i componenti del board; non fosse che vi siedono peraltro due uomini di legge, il principe del foro spoletino Feliziani e lo stesso avvocato Lado, seppur abbia abbandonato la toga per seguire la banca di famiglia.
A Sisti non viene neanche l’ipotesi di distribuire le deleghe assunte tra i propri consiglieri, giusto per mettere al riparo la stessa Fondazione da possibili “inconvenienti”, né di avviare immediatamente una selezione per la ricerca di un direttore amministrativo (che indirà solo a fine novembre).
Magari procedendo a modificare lo Statuto con la previsione, richiesta dal Ministero, di un Sovrintendente (figura peraltro già attuata dall’indimenticato Maestro Menotti negli anni a cavallo tra gli ’80 e i ’90).
Il sindaco non molla, anzi, per ovviare ai mille impegni (mantiene la delega al bilancio municipale, è presidente dell’Auri, dell’associazione mondiale agronomi, segretario regionale della lista Civici umbri con cui è stato eletto sindaco, etc), chiede e ottiene la consulenza della dirigente finanziaria del Comune, la dottoressa Patrizia Tedeschi. Insomma da maggio 2025 è lui stesso a firmare contratti, consulenze, assumere decisioni in tema di bilanci, tutti atti che potrebbero d’emblée risultare nulli.
Spettro Anac: Cda in crisi da aprile 2025 e la sfida al Ministro
Si arriva così in autunno, con Luchetti che chiede di nominare almeno un temporary manager, una figura in grado di seguire l’amministrazione, il personale e definire il budget 2026. Nessuna risposta, se non il parere dell’avvocato Scordino: quanto basta per vedersi costretto, apparentemente isolato nella proposta, ma solo apparentemente, a rivolgersi così all’Anac, cosa che metterà nero su bianco lo scorso 19 dicembre 2025, data da cui aleggia appunto lo spettro.
Sarà stata la sua presa di posizione, ma almeno a fine novembre viene bandita la selezione per un posto di direttore amministrativo e nominata una Commissione per la valutazione dei titoli (Feliziani, Lado e Venturini Fendi) chiamati ad esaminare le 13 domande pervenute. Ad oggi non se ne sa nulla. Anche se le posizioni restano distanti tra consiglieri e presidente (più netta quella di Luchetti, più morbide quelle degli altri consiglieri).
Si arriva così, stando a quanto riferiscono i soci, al 15 gennaio quando il board, con il voto contrario di Luchetti, vara il budget 2025 (da sottoporre all’approvazione dei soci cinque giorni dopo) e, ad adiuvandum, l’ulteriore proroga fino alla fine di aprile della consulente Tedeschi non solo per gli aspetti amministrativi ma quale incaricata anche Rpct (prevenzione corruzione e trasparenza), e di altri consulenti (incluso, pare, quello dello stesso avvocato Scordino).
Si può solo immaginare in quale situazione si può trovare il neo direttore artistico Daniele Cipriani, costretto a mediare e comunque subire una situazione “politicamente” difficile che rischia di ripercuotersi sul suo unico obiettivo: realizzare, e al meglio, la 69ma edizione del Festival dei 2 Mondi che, tra sgambetti, ritardati insediamenti, compagnie da confermare e contratti da stipulare, rischia di vedere svelato il cartellone solo a fine aprile prossimo. A meno di due mesi dalla prima apertura di sipario, per fortuna con almeno un’Opera (per quanto ne sa Tuttoggi si tratterebbe di una delle prime composte dallo stesso Menotti).
Si arriva al 20 gennaio scorso – la notizia rimane singolarmente silente sulla stampa – quando ad aprire i lavori, prima che i soci decidano l’approvazione del budget, si assiste al coup de théâtre, in chiave prettamente giuridica, amministrativa e finanziaria, del consigliere Mauro Luchetti. Per la Spoleto “piccina”, non è difficile additarlo come “nemico del Festival” ma la sua relazione, che mette in crisi board e soci, appare più come una vera arma in difesa della manifestazione e della stessa Città.
Perché i potenziali danni, se venissero accertati dalle autorità, rischiano di creare un grosso guaio.
Che sia un appuntamento critico (Tuttoggi lo aveva anticipato la mattina, leggi qui) lo si intuisce dalla presenza in aula di alcuni consiglieri comunali, preoccupati per le insistenti voci sulla gestione del 2 Mondi: c’è il capogruppo di Alleanza civica Gianmarco Profili, quello di Obiettivo comune Sergio Grifoni. Il volto di Sisti resterà tirato come una corda di violino per tutta la durata dell’assise.
Luchetti si riporta alla relazione, 10 pagine in tutto che Tuttoggi ha potuto visionare grazie ad uno dei soci che ne ha ottenuto copia.
Leggiamo la relazione che parte da un dato incontrovertibile, e cioè, secondo Luchetti e ancor più dei due studi legali (degli avvocati Mirabile e Tarzia del foro di Roma ) cui ha chiesto un parere, che la “Fondazione è soggetto di diritto privato sottoposto a controllo pubblico…” infatti “17 membri su 25 dei soci, incluso il sindaco, sono nominati con decreto di quest’ultimo…”, a questi si aggiungono i membri in quota “alla Regione”. è sottoposta all’annuale “controllo della Corte dei Conti dell’Umbria”, lo stesso Cda è “espressione degli enti pubblici” essendo tutti i membri nominati, con il Sindaco di diritto Presidente, da Mic (Venturini Fendi) e Regione (Luchetti), e i restanti due (Feliziani e Lado) dalla stessa Assemblea dei soci “di cui il Comune detiene la maggioranza”.
Lo stesso budget 2026, si legge ancora, “è stato redatto ai sensi del decreto legislativo 91/2011 e in conformità del Decreto del Mef 2013 in tema di criteri e modalità di predisposizione del budget economico delle amministrazioni pubbliche in contabilità civilistica”.
Si potrebbe aggiungere, non ce ne vogliano i vari legali, che la stessa voce Festival, ovvero i contributi a questa concessi, figurano nei bilanci di Comune, Regione e Camera di Commercio (un tempo anche della Provincia). Anche il Mic la riporta nel proprio sito ed è interessante notare (clicca qui) come, a bilancio 2024, le entrate dal Ministero siano pari al 66,87% del totale, seguite dal Comune di Spoleto (151mila, 2,36%), Regione (100mila €, 1,56%) e Camera di Commercio (15.000€, 0,23%). Per un totale di 4,5 milioni.
Senza considerare l’ultimo milione stanziato dal Ministro Giuli, con l’auspicio che diventi permanente, che porterebbe la quota del Mic a sfiorare l’80% dei finanziamenti: in cambio un solo consigliere in Cda e i continui ostacoli a non veder approvato neanche uno Statuto che consentirebbe una gestione più snella, efficiente ed efficace. Vuoi vedere che dal Ministero, per dirla secondo la relazione letta all’aula, la richiesta della revisione statutaria era anche per adeguarsi alla normativa, riducendo “le attribuzioni del Presidente a funzioni meramente rappresentative” essendo “l’incompatibilità strutturale e insanabile”?
Da parte di Sisti è stato opposto il parere legale dell’avvocato Scordino, che da tempo segue la Fondazione, il quale ritiene, secondo quanto riferito all’Aula dal consigliere Luchetti, la legittimità dell’intero operato del Presidente-sindaco e degli atti approvati.
Resta comunque sul tavolo il tema della inconferibilità dell’incarico al Sindaco pro tempore, previsto dallo Statuto (che vale ricordarlo venne partorito quasi in concomitanza con la Legge Severino) e, più recentemente, dell’incompatibilità di Presidente-direttore amministrativo. Se su quest’ultima l’exit-strategy sarebbe stata offerta a Sisti nominando un manager a tempo determinato, anche sulla eventuale inconferibilità gli è stato proposto di “autosospendersi da Presidente” giusto il tempo di consentire all’Anac di emettere il proprio parere. Cosa peraltro che lo stesso Statuto del 2012 garantirebbe, prevedendo che il Cda possa ugualmente operare con il passaggio di consegne al Vice presidente vicario (l’avvocato Feliziani). Acqua fresca.
Finito? Macché. Perché a integrare la già seria situazione c’è anche un nodo irrisolto da tempo, questo di natura fiscale che potrebbe avere effetti non quantificabili al momento sullo stesso budget. Ovvero quello del RUNTS (il Registro Unico Nazionale Terzo Settore), che era stato ”già segnalato dall’ex direttrice amministrativa Paola Macchi” e richiamato più volte “dal sottoscritto (Luchetti, n.d.r.), dall’avvocato Feliziani e dal Responsabile fiscale che in una mail quantifica ipoteticamente e forse per eccesso un possibile danno fino a 794mila euro”.
Il Festival, in quanto Onlus, sta beneficiando, almeno fino allo scorso dicembre 2025, delle agevolazioni fiscali concesse agli Enti del Terzo settore. Così almeno è riportato nello stesso Budget portato al voto dell’assemblea soci (pagina 20), a cui si aggiunge che “l’istituzione del Runts comporta la soppressione dell’Anagrafe unica delle Onlus, con la disciplina fiscale riservata a queste destinata ad essere abrogata (a dir il vero già lo è stata)” ha continuato a leggere Luchetti. “Dal 1 gennaio 2026 la Fondazione” si è avviato a concludere il membro del Cda “non può più applicare il regime fiscale Onlus e, per sua natura di ente privato a controllo pubblico, non si prefigura una sua iscrizione al Runts a meno di una improbabile e ad oggi mai richiesta deroga del Ministero del Lavoro, venendo quindi assoggettata al regime fiscale ordinario”.
In pratica quindi, il budget, potrebbe essere soggetto “a revisione negativa sia sotto il regime Iva, delle dichiarazioni fiscali, dei costi e ridestinazione del patrimonio”.
Un ultimo inciso è dedicato al ruolo della dirigente finanziaria municipale Tedeschi, “riconfermata nella consulenza amministrativa alla Fondazione e nominata RCPT della Fondazione. In pratica la stessa è dirigente dell’ente socio di maggioranza, non è dipendente della Fondazione, svolge funzioni amministrative operative, riveste un ruolo che, non essendo quello di direttore amministrativo, dovrebbe essere oggetto di controllo da parte dell’RPCT stesso”.
La diretta interessata, che lo scorso 20 gennaio era presente alla assemblea dei soci (l’opposizione vuole tra l’altro chiarire se ne aveva diritto), almeno per il 2025 aveva ricevuto tutte le previste autorizzazioni.
Il dibattito che è seguito all’intervento di Luchetti ha del surreale per il voto finale. Da una parte infatti non sono mancate critiche e richieste di intervento. Come il consigliere-socio Giancarlo Cintioli (Insieme per Spoleto) che ha proposto di sospendere per una settimana la seduta così da trovare una quadra e sanare il sanabile, Matteo Filippi (Alleanza civica) che ha ribadito la necessità di fare chiarezza al più presto e solo dopo procedere alla approvazione. Cintioli aveva prima chiesto “se il voto al bilancio di previsione fosse stato espresso dopo le segnalazioni di Luchetti” ma non è seguita alcuna risposta.
Uno dei soci, in quota Pd, ha evidenziato come l’intervento mettesse “l’intera assemblea in imbarazzo” e chiesto “agli altri consiglieri di amministrazione quale fosse la loro posizione”. Ma i presenti hanno aggirato la domanda, spostando l’attenzione sulla necessità “di votare il budget per consentire a Cipriani di poter realizzare il Festival” o richiamando di avere “il parere legale rilasciato dall’avvocato della Fondazione”. Non sono mancati gli interventi delle associazioni di categoria: dal rappresentante degli albergatori, che ha evidenziato come sia “evidente la crisi interna al Cda e si voglia scaricare le responsabilità sulla assemblea”, a quello dei commercianti che ha proposto, seduta stante almeno “una minima variazione al budget, magari anche solo di 100mila euro, da mettere a fondo rischi per eventuali ripercussioni fiscali dalla problematica del Runts”. Parole al vento.
Il vertice del Festival ha fretta di votare, Luchetti abbandona l’aula non prima di aver precisato che è l’amore per la città e il festival, il rispetto delle istituzioni ma anche il silenzio e l’immobilismo degli enti informati dei fatti (Fondazione e Comune in primis) ad averlo portato a rivolgersi all’Anac, rimettendosi comunque alla volontà dell’Assemblea.
20 i presenti, 17 favorevoli (dal Pd a FdI, associazioni di categoria incluse) e 3 astenuti (Cintioli, Filippi e Corsetti Antonini in rappresentanza della benemerita Fondazione Francesca, Valentina e Luigi Anonini onlus). Inutile dire che, subito dopo il voto, in diversi hanno giocato la carta del “non avevo compreso“, “avrei preferito conoscere prima la questione“; c’è chi persino ha sbandierato di non conoscere le eventuali responsabilità derivanti dal proprio voto.
Resta al momento lo spettro dell’Anac e, sulla questione fiscale, della stessa Corte dei Conti, ma è solo uno spettro. Sperando non si trasformi in un incubo.
(Franca Barozzi)
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