di Luca Biribanti
Tre chitarre, un basso, due tastiere, la batteria, uno strumentista di fiati e la voce di Francesco Bianconi, leader dei Baustelle, ecco la ricetta per un concerto spettacolare in Piazza Duomo ieri sera a Spoleto. Ma come tutte le buone ricette che si rispettino, manca ancora l'ingrediente segreto; il pubblico. E il sogno diventa realtà. Non è passato neanche un secondo da quando Francesco Bianconi ha dato inizio al concerto col primo riff di chitarra, che il migliaio di sedie ben allineate nella piazza, si sono svuotate tra lo stupore della Security che, in un primo momento, ha cercato di contenere l'onda umana che si portava sotto il palco, ma si è dovuta presto arrendere all'abbraccio portato dai fan ai propri idoli. Rock senza via di mezzo quello dei Baustelle che, mantenendo fede al nome del gruppo (in tedesco Baustelle significa lavori in corso, cantiere), ha fatto apprezzare la band senese, anche fuori dei confini nazionali, come il fenomeno musicale italiano che più si avvicina per qualità e sound alle sonorità dei grandi rocker internazionali, pur mantenendo un'originalità e una peculiarità tutte made in Italy. Testi mai banali che dipingono storie italiane come graffiti, lasciando un segno stilizzato, ma indelebile, storie raccontate con delicatezza, appena sfiorate, ma profonde nella sostanza e nella musica che arriva dritta al cuore. Così succede che il Corvo Joe spicchi il volo ‘gracchiando' nell'aria di fredda di Spoleto, le note di San Francesco accarezzino il Duomo e che Gomma, canzone tratta dal primo album autoprodotto, chiuda un repertorio lungo più di 10 anni per 2 ore di musica travolgente.