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Sisma, Vus: scandalo su accise per terremotati. Dogane chiedono 8 mln €. Esclusivo TO®: il documento – Foto

Carlo Ceraso e Sara Cipriani
Una beffa scoperta quasi 15 anni dopo il terremoto che piegò l’Umbria e le Marche. E’ quella subita dai folignati, più in generale dagli utenti della ex Asm – poi confluita nella VUS S.p.A. –, che pagarono più del dovuto le bollette del gas metano. Uno scandalo che si delinea all’orizzonte e che rischia di travolgere una buona fetta degli amministratori folignati del tempo, alcuni dei quali ancora in sella. A far luce sulla vicenda è una interpellanza presentata ieri al sindaco di Spoleto dai consiglieri del Gruppo misto e Lista Rinnovamento – Profili, Cardarelli, Cappelletti, Loretoni e Monini – che chiedono lumi sulla gestione del pagamento dei tributi connessi alla fornitura di gas. Un fiume di soldi, circa 8 milioni di euro fra accisa e addizionale regionale, che l’Agenzia delle Dogane vuole ora indietro dalla società presieduta da Giorgio Dionisi e partecipata dai 22 comuni dell’Area Vasta. L’opposizione ricostruisce la vicenda partendo da quel maledetto 26 settembre 1997, quando la terra fece morti e danni su tutto il comprensorio folignate. Non è dato sapere sulla base di quali informazioni i consiglieri comunali abbiano presentato l’interpellanza. Tuttoggi.info è però riuscito a visionare il documento che rischia di mettere in crisi i bilanci dell’azienda e degli stessi comuni.
La nostra fonte ci da appuntamento in piazza Partigiani a Perugia alle 22.30 di ieri sera. Eccolo il verbale redatto dai funzionari delle dogane, è quello proocollato con il n. 4475/12.11 del 19 aprile 2012 e firmato dal direttore dell’ufficio interregionale, la dottoressa Pier Paola Ercolano. Ma andiamo con ordine.
Consumatori beffati – quattro giorni dopo il terribile sisma, il Ministero dell’Interno varò l’Ordinanza 2668 con la quale si disponeva la sospensione dei pagamenti dei tributi a “richiesta degli interessati” (leggi il comma 2 dell’art. 14). Tale possibilità non venne però mai applicata, anzi, come sostiene oggi l’Avvocatura Generale dello Stato, interpellata dalle Dogane, l’ASM di Foligno addebitò “integralmente ai consumatori le accise sul gas naturale nel periodo di sospensione dei versamenti all’Erario (30 settembre 1997 – 30 giugno 1999) senza aver dato a questi (i consumatori, n.d.r.) la possibilità di beneficiare delle agevolazioni cui avevano diritto”.
Cittadini e aziende versarono così qualcosa come più di 18 miliardi di vecchie lire, oggi pari a 9.419.753,51 euro, fra accisa (€ 8.932.924,73) e addizionale regionale (€ 486.828,78).
Un fiume di denaro – soldi che i folignati, come gli utenti dei comuni serviti da Asm (Trevi, Spello, Montefalco e Bevagna), avrebbero potuto risparmiare. Fino al 60%. La Finanziaria 2008 infatti chiarì definitivamente che ai consumatori si sarebbe dovuto applicare solo il 40% dei tributi con possibilità di rateizzazione fino a 120 rate. Ma i cittadini avevano già pagato tutto, e l’Asm (confluita da dicembre 2003 in Vus S.p.A.) puntualmente incassato. Per la verità, come risulta dal verbale, l’Asm, fra il 2000 e il 2003, effettuò dei pagamenti all’Erario per l’accisa (€ 648.768,34) – non per l’addizionale regionale – così da ridurre il residuo debito a € 8.284.156,39 (ai quali vanno sempre aggiunti € 486.828,78 destinati alla Regione dell’Umbria).
La rateizzazione – all’inizio del 2009 i vertici di Vus SpA, convinti di dover all’erario solo il 40% degli 8,28 mln di euro (in pratica € 3.313.662,56), chiedono alle Dogane di poter rateizzare la somma residua in 120 rate da 27.613,85 euro al mese. L’Agenzia acconsente specificando – si legge nelle più recenti carte che Tuttoggi.info ha potuto visionare – che su tale percentuale e modalità di pagamento verrà richiesto un parere ai competenti organi. Il parere arriva e si trasforma in una mannaia. L’Avvocatura sancisce infatti che “le somme fatturate e riscosse, ma non integralmente versate all’Erario, devono essere integralmente recuperate onde evitare un chiaro indebito arricchimento ex art. 2410 c.c.”. Un parere che è stato fatto proprio dalla Direzione Centrale Gstione Tributi e Rapporti. Dunque Vus, a conti fatti, deve ancora “€ 7.345.285,49 per le accise, € 486.828,78 di addizionale regionale e i relativi interessi e indennità di mora” come richiesto dalle Dogane di Perugia con il verbale del 19 aprile scorso.
Il problema – e si arriva al nocciolo della questione. Vus, a quanto ha potuto apprendere TO®, aveva sì accantonato i tributi pagati dai cittadini, ma nel 2009 li ha distribuiti (nella misura del 60%, quella che si riteneva non dovuta all’Erario) quale “utile” aziendale ai propri soci. La decisione, neanche a dirlo, fece balzare di gioia i sindaci del tempo (in primis Marini a Foligno e Brunini a Spoleto) che approvarono il bilancio. Una inaspettata boccata di ossigeno per le magre casse municipali. Che però ora, se l’Agenzia delle Dogane avrà ragione, rischiano di dover restituire quel fiume di denaro. Ovvero farlo ripagare ai cittadini (per i folignati si tratterebbe di una doppia beffa).

Spoleto e Foligno – la vicenda, scoperta dall'opposizione a Spoleto che non esclude un esposto alla Procura della Corte dei conti, rischia di creare un vero e proprio scandalo nelle città più interessate, a partire da quella di Foligno dove la minoranza (Pdl in testa) sarebbe pronto a richiedere spiegazioni al sindaco Mismetti.
Pronto il ricorso – la notifica del provvedimento è stata accolta senza particolari ‘traumi’ da Vus. Fonti vicine alla presidenza Dionisi fanno sapere che la S.p.A. ha già un parere legale che metterebbe al riparo l’azienda – il documento avallerebbe la tesi che i tributi richiesti si sarebbero già prescritti – e si appresta a rispondere alla Agenzia delle dogane. Concetto più o meno simile a quanto fanno trapelare i vertici che erano alla guida della azienda nel 2009: “quei tributi si prescrivono in 5 anni” dicono con assoluta certezza. Difficile capire chi alla fine avrà ragione. Resta però l’amarezza, per i folignati, di aver pagato davvero salate le bollette dell’epoca. Sarebbe bastata una semplice comunicazione, anche in bolletta, per evitare a cittadini e imprese di versare più di 9,5 miliardi di lire. Una ‘beffa’ che pesa sui vertici dell’ex Asm e, quanto meno politicamente, sulla sua proprietà, ovvero sul comune di Foligno, retto in quegli anni dall’avvocato Maurizio Salari. Lo stesso promosso un paio di mesi fa, ironia della sorte, proprio nel board di Vus.
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