Dopo la processione di sabato sera per il trasferimento dell’urna di San Valentino dalla basilica alla cattedrale, è stata celebrata solennemente, la festa di San Valentino, vescovo e martire del patrono di Terni e copatrono della Diocesi Terni-Narni-Amelia con il pontificale presieduto, in una gremita Cattedrale di Terni dal vescovo mons. Giuseppe Piemontese, alla presenza dei sacerdoti della diocesi, del sindaco Leonardo Latini, del prefetto Paolo De Biagi, del presidente della Regione Catiuscia Marini, il presidente della Provincia Giampiero Lattanzi, del Questore Antonino Massineo, delle autorità militari regionali, provinciali e cittadine, dei sindaci dei Comuni della diocesi, dei fedeli ternani e delle associazioni e movimenti della diocesi e animata dal coro diocesano diretto da don Sergio Rossini.
La festa del patrono della città di Terni, San Valentino è per la comunità cittadina un’occasione per riflettere sull’identità della città alla luce della testimonianza di san Valentino che ha plasmato cristianamente la città di Terni durante il suo lungo ministero episcopale, come maestro di questa città, padre dei poveri e dei giovani innamorati, di custode dell’amore.
“La memoria del nostro Patrono richiama la sua vita, gli aspetti dei suoi insegnamenti, che sono oggi ancora attuali – ha detto nell’omelia il vescovo – le ragioni della identità di questa città, che si onora di vedere richiamato da secoli, il suo nome accanto a quello del suo Patrono: Valentino, che per 70 anni ha custodito, difeso il suo popolo, per il quale alla fine, all’età di 97 anni, ha sacrificato la propria vita. L’esperienza della sua vita e il suo martirio hanno consentito di difendere la vita e la fede del popolo a lui affidato”.
“Valentino, fedele a Dio ha dato conferma e autorevolezza al suo insegnamento come custode e guida del popolo, maestro della fede e padre dei giovani, intenti a far crescere e maturare l’amore e la famiglia. Anche oggi nella nostra città, Valentino indica e propone al Vescovo, ma anche a chi è rivestito di autorità, ai governanti, l’amore per il popolo nello stile del Buon Pastore e non del mercenario, che opera solo per interesse. E anche il popolo sa riconoscere la voce dei veri pastori che lo amano, quelli che ne riconoscono i bisogni, le circondano di cure, di calore e di tenerezza. Siamo il popolo di Valentino, che accoglie la proposta di porre al centro l’amore, quello fatto di sentimenti autentici, di oblatività, di generosità, di promozione della libertà, di rispetto, di servizio alle persone sane e malate, di dono anche della propria vita per favorire e salvare la vita degli altri. Una consegna nobile e alta per una società gioiosa, pacifica, tollerante e rispettosa di tutti. Che non ha nulla a che vedere con passioni sganciate dalla nobiltà dei sentimenti, amorazzi di stagione, amori imposti, possessivi, maniere violente, femminicidi”.
Ed infine un esortazione ai laici cristiani per un impegno “a svolgere la missione di lievito nella società, di impegno politico. A cento anni della sua pubblicazione, il manifesto di don Sturzo, “l’appello a tutti gli uomini liberi e forti”, può essere l’ispirazione anche per la realtà odierna“.
Un San Valentino dedicato ai giovani e non poteva essere che per loro il pensiero del vescovo, soprattutto ad «osare di più nell’incontro e nel dialogo con i giovani, “sospesi tra passato e futuro”. Abbandonare la tragica (l’avvilente) rassegnazione, che ha invaso sacerdoti, genitori, comunità parrocchiali a condurre l’esistenza e a trascorrere le domeniche e i giorni senza la presenza allegra, viva, festosa e innovante degli adolescenti e dei giovani».
Al termine del pontificale in cattedrale, è seguita la processione con la banda di Guardea e Lugnano, il coro diocesano, i figuranti del centro culturale valentiniano in abiti d’epoca rinascimentali a rappresentare gli antichi rioni di Terni, i rappresentanti di gruppi, movimenti e associazioni ecclesiali, diaconi, sacerdoti, autorità civili e militari per il rientro dell’urna di san Valentino in basilica attraversando le strade del centro città, la parrocchia del Sacro Cuore a città Giardino e quella di Santa Maria del Carmelo, fino al colle dove si trova la chiesa che custodisce le reliquie e la memoria del Santo. Sul sagrato c’è stato il saluto del presidente dell’Azione Cattolica diocesana Luca Diotallevi e la benedizione finale del vescovo Piemontese. L’urna è stata quindi riposta all’interno della basilica alla venerazione dei fedeli.