Cronaca

Si è spento il Procuratore Gianfranco Riggio, una vita al servizio dello Stato

Si è spento a Roma, all’età di 85 anni il dottor Gianfranco Riggio, già Consigliere della Suprema Corte di Cassazione che concluse il servizio in magistratura ricoprendo l’incarico di Procuratore Capo presso il Tribunale di Spoleto. La notizia rimbalza solo in queste ore nella città del festival dopo che i famigliari hanno reso la notizia ad una agenzia di stampa nel giorno delle esequie, tenutesi ieri, sabato 11 aprile, nella chiesa di San Francesco d’Assisi a Roma.

Nato a Gela il 21 novembre 1940, subito dopo la laurea aveva vinto il concorso in magistratura ricoprendo nel tempo vari incarichi, inquirenti e requirenti, negli anni più duri della lotta alla mafia, in particolare di quella agrigentina, città nella quale era stato Presidente della Corte d’Assise. Prima ancora era stato giudice a Caltanissetta.

Dalla fine degli anni ’80 era stato costretto a vivere sotto scorta, dopo le pesanti minacce ricevute anche e soprattutto nei confronti dei suoi famigliari. Il grande rifiuto al pool voluto da Sica alimentarono su di lui le polemiche anche se in molti giuravano che se a capo vi fosse stato Giovanni Falcone difficilmente avrebbe rinunciato.

Dopo il periodo in Cassazione, la decisione di tornare in trincea, a capo della Procura di Spoleto, area solo all’apparenza tranquilla, come dimostrarono le importanti inchieste fatte insieme ai suoi Pm, ad ognuno dei quali ha saputo senz’altro insegnare di come si “cuce la toga sulla pelle”.

Senza mai lasciare dietro nessuno dei suoi magistrati, da vero Procuratore Capo: lo dimostrava ogni volta che scendeva in aula per la requisitoria finale di fronte ai processi più delicati, affiancando il Sostituto con cui condivideva il fascicolo.

Non mancarono neanche qui maldestri tentativi di delegittimarne la figura – come dimostrarono proprio queste colonne – ma contro Riggio erano appunto pallottole spuntate.

Un magistrato rigoroso e umano allo stesso tempo – quando si dice che ogni magistrato dovrebbe fare esperienza in entrambi i settori di pubblico ministero e giudicante -, capace di prestare uguale attenzione e tempo alla denuncia meno importante come all’inchiesta più torbida.

Sono gli anni degli scandali della fu Banca locale, della strage all’oleificio di Campello sul Clitunno, dei tentativi di infiltrazione della criminalità organizzata.

Riggio resta al suo posto, infonde sicurezza tra magistrati e forze dell’ordine, anche nei momenti più difficili, come quelli per la prematura perdita di una delle due figlie e della moglie.

Anche con la stampa (chi scrive ne è orgoglioso testimone) mantiene rapporti cordiali.

Non a caso al saluto nel dicembre 2013, al saluto organizzato presso l’Aula del Tribunale di Spoleto, erano in molti a non trattenere le lacrime.

Come lui stesso non era riuscito a trattenerle, al termine dei due spettacoli “Per non morire di mafia” e  “Dopo il silenzio”, inseriti nei programma del Festival dei Due Mondi, tratti dai libri di Pietro Grasso, l’ex Procuratore della Dna e poi Presidente del Senato con cui Riggio aveva lavorato negli anni in Sicilia, insieme ad altri magistrati quali Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Domenico Signorino, solo per citarne alcuni.  

“Ogni magistrato ha il dovere di respingere qualsiasi tentazione ideologica, sociale, religiosa o sessuale, riconoscendo il primato della legge, nostra sovrana e padrona assoluta” disse il Procuratore Riggio nell’ultimo giorno di servizio rivolgendosi ai colleghi e ancora, alle forze dell’ordine “continuate a essere gli angeli custodi dei cittadini di questo bellissimo territorio fatto di gente onesta e perbene” e riconoscendo agli avvocati del foro di Spoleto “un altissimo senso deontologico che vi permette di interpretare la professione in modo antico e nobile“. Concludendo l’intervento con la Preghiera del Buonumore di San Tommaso Moro.

Alla figlia e agli amati nipoti giunga il commosso abbraccio della nostra redazione.

© Riproduzione riservata