Sharon Verzeni, Sangare ritratta anche in aula: "Non l'ho uccisa io" - Tuttoggi.info

Sharon Verzeni, Sangare ritratta anche in aula: “Non l’ho uccisa io”

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Sharon Verzeni, Sangare ritratta anche in aula: “Non l’ho uccisa io”

Lun, 10/11/2025 - 20:03

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(Adnkronos) – Oggi davanti alla corte d’Assise di Bergamo ha ribadito di essere innocente e di essere solo un testimone dell’omicidio Moussa Sangare, il 31enne a processo per aver accoltellato a morte Sharon Verzeni a Terno d’Isola, nella Bergamasca, la notte tra il 29 e il 30 luglio 2024. 

Fermato un mese dopo, Sangare confessò prima ai carabinieri, poi al pm Emanuele Marchisio e infine dal carcere alla gip Raffaella Mascarino, di aver colpito e ucciso Sharon “senza motivo”, perché sentiva il “feeling di fare del male”. Sette mesi dopo, lo scorso marzo, il 31enne a sorpresa ha ritrattato tutto, rendendo dichiarazioni spontanee al termine della seconda udienza davanti alla corte d’Assise di Bergamo, convocata per il conferimento dell’incarico per la perizia psichiatrica. Perizia, firmata dalla dottoressa Giuseppina Paulillo e discussa nell’udienza dello scorso 22 settembre, che lo ha riconosciuto capace di intendere e di volere. Oggi nell’udienza durata tre ore, “ha ribadito la sua posizione e la sua innocenza per più di un’ora. Dice di essere stato testimone del fatto, ma non di averlo compiuto”, racconta il legale di Sangare, Giacomo Maj.  

La ricostruzione di Sangare “non è bizzarra o fantasiosa, ma semplicemente inattendibile, non sta in piedi, però lui si rende conto di quello che sta dicendo”, commenta l’avvocato, Luigi Scudieri, legale di madre, padre, fratello, sorella e fidanzato della vittima, Sergio Ruocco. All’udienza di oggi, in cui tutti e cinque hanno testimoniato di fronte alla corte d’Assise, “è emerso chiaro che Moussa Sangare, quando ha ucciso Sharon, era talmente lucido da preoccuparsi di nascondere l’arma, gettare i propri vestiti nel fiume Adda e cambiare le parti di bicicletta usata la sera dell’omicidio. Quando ha confessato era talmente lucido da fare ritrovare l’arma, far recuperare nel fiume i vestiti e indicare agli inquirenti la bicicletta sulla quale è stata ritrovata dai Ris la traccia mista di Dna di Sangare e Sharon”, osserva il legale di parte civile, sottolineando che “ignorare la caustica verità emersa dalla confessione sarebbe grottesco e surreale e non fa altro che distogliere l’attenzione sulla responsabilità dell’imputato, verso la famiglia di Sharon e la società, per avere spezzato la vita di una giovane donna”. 

Si torna in aula il prossimo 16 dicembre per la discussione delle parti. La sentenza è attesa per il 12 gennaio. 

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