Grazie alla disponibilità dei vertici di Umbra Acque abbiamo condotto una ricognizione precisa e approfondita sulla gestione del servizio idrico integrato a Città di Castello, che ha permesso di chiarire l’operato della società e comprendere motivazioni e dinamiche delle scelte che riguarderanno il nostro territorio
Così l’assessore all’Ambiente Massimo Massetti dopo i lavori della seduta congiunta delle commissioni consiliari permanenti “Servizi e partecipazioni” e “Programmazione economica”, riunitesi nella residenza municipale tifernate alla presenza del presidente di Umbra Acque Gianluca Carini, dell’ad Alessandro Carfì e dei responsabili tecnici Lorenzo Chianese e Vittorio Pagnoni. Gli elementi principali emersi dal confronto hanno riguardato l’entità degli investimenti a Città di Castello per il triennio 2016-2019, che è di 2 milioni di euro e, alla luce del disservizio registratosi nello scorso febbraio, vedrà l’anticipazione, nel 2017, degli interventi per la riduzione delle perdite e il miglioramento delle rete idrica previsti a partire dal 2018.
Vincenzo Bucci (Castello Cambia) ha giudicato fallimentare l’esperienza gestionale pubblico-privata, “alla luce del costante aumento delle tariffe”, sottolineando la “perdita di capacità di intervento sul territorio causata da una riorganizzazione delle squadre operative che ha ridotto la conoscenza delle reti locali”.
Sugli incrementi degli importi da pagare in bolletta ha insistito anche Cesare Sassolini (Fi) che, dopo aver chiesto di garantire l’attività di sportello ai cittadini, ha proposto di “prevedere la garanzia di un consumo minimo gratuito dell’acqua per usi domestici”. A sollecitare il potenziamento del servizio agli utenti offerto dall’ufficio di Città di Castello, “fondamentale per tutto il comprensorio”, è stato Riccardo Augusto Marchetti (Lega Nord).
La richiesta di mettere in condivisione i sistemi informatici del Comune con quelli di Umbra Acque, in modo da determinare una conoscenza puntuale delle modifiche intervenute nel tessuto urbano, è stata avanzata da Luciano Tavernelli (Pd), che ha proposto di adottare un sistema basato sulla diversificazione delle linee di attingimento delle acque in base ai diversi utilizzi da parte degli utenti.
Insieme al presidente Carini e ai tecnici presenti, l’amministratore delegato Carfì ha fornito i chiarimenti richiesti, dopo le necessarie spiegazioni sull’evento verificatosi tra il 2 e il 3 febbraio che per 36 ore ha interrotto l’erogazione dell’acqua corrente in una parte consistente del capoluogo, ricondotto a una catena imprevedibile di tre rotture di tubazioni che hanno svuotato il serbatoio a servizio dell’area interessata.
Sulle questioni tariffarie è stato chiarito che i ritardi nell’emissione delle bollette sono stati causati dalle procedure tecniche di passaggio alla nuova piattaforma gestionale attivata a fine 2016, preannunciando che gli avvisi di pagamento sono in arrivo senza particolari aggravi, ma che comunque l’azienda è disponibile a dilazioni avendo creato il disservizio. La previsione di un consumo minimo è stata giudicata una scelta esclusivamente politica, non essendoci problemi gestionali.
L’ad di Umbra Acque ha riconosciuto le carenze del call-center e i disservizi del numero verde sui quali, per effetto dell’entrata in vigore a gennaio 2017 delle nuove disposizioni dell’’Autorità nazionale per energia, gas e servizio idrico‘, l’azienda ha investito grazie al nullaosta dei sindaci con 11 assunzioni. “Per garantire il rispetto degli standard imposti, tra i quali quello di 44 ore di apertura dello sportello provinciale, è stato necessario unificare nel capoluogo l’attività commerciale rivolta gli utenti, ma abbiamo valutato che senza aggravio di costi potremmo tornare a garantire una presenza territoriale organizzata su quattro macroaree oltre al presidio di Perugia (Città di Castello, Gubbio, Lago Trasimeno e Todi-Marsciano)”, ha spiegato Carfì.
In merito alle politiche del personale, il presidente Carini ha precisato che “c’è la massima attenzione ai costi”, evidenziando che nel 2015-2016 ci sono state più uscite per pensionamenti che entrate. Giudicando la questione eminentemente politica, Carfì non ha individuato particolari vantaggi nel ritorno a una gestione completamente pubblica, che si dovrebbe confrontare con le medesime dinamiche tariffa-investimenti, mentre il ruolo del pubblico, più che gestionale, dovrebbe essere di controllo.