Una mostra sui balli popolari e le feste reali e la storia di Don Giovanni, una tra le più belle e famose del teatro, caratterizzano la giornata di domani, venerdì 5 settembre, della XXIX edizione del Festival Segni Barocchi. La mostra verrà inaugurata alle 17,15 nel salone Sisto IV di palazzo Trinci e sarà visibile tutti giorni, tranne il lunedì, fino al 21 settembre (ingresso gratuito per domani e durante la notte barocca di sabato 6 settembre).
L'esposizione “Balli popolari e feste reali. Immagini dal tempo” suggerisce un percorso attraverso tre secoli di storia, sullo sfondo di alcuni grandi centri europei quali Vienna, Parigi, Firenze per concludersi in una piccola città dello Stato Pontificio: Foligno. Ne sono protagonisti rappresentazioni della festa, del gioco, dello sfarzo reale, dei costumi della nobiltà e del popolo. Le incisioni esposte appartengono al patrimonio del “Museo Multimediale dei Tornei, delle Giostre e dei Giochi” del Comune di Foligno.
Si inizia con alcune incisioni tratte dai “Trionfi” di Massimiliano I d'Asburgo. Attraverso 137 immagini la corte imperiale allestisce il suo sontuoso corteggio. Hans Burgkmair è autore di 66 incisioni, le altre sono opera di Albrecht Altdorfer, Hans Springinklee, Leonhard Beck, Hans Schäufelein, Wolf Huber. I Balli di Sfessania di Jacques Callot consistono di 23 stampe ad acquaforte, più un frontespizio ritoccato a bulino.
Le figurine appartenevano originariamente a fogli a stampa, destinati poi a venire ritagliati, così come avviene per le carte da gioco. I piccoli fogli assomigliano così ai fotogrammi di un film e l'album ha la funzione di un vero e proprio reportage fotografico.
La “Nobiltà” è una serie di 12 acqueforti in cui Jacques Callot (1592 – 1635), con la solita raffinatezza grafica, raffigura i costumi delle dame e dei signori della Lorena. Stefano Della Bella (1610 -1674) autore di più di mille incisioni che riproducono i più svariati soggetti con acutezza di osservazione e piglio narrativo, non tralascia di analizzare nelle sue “figurine”, delizia di collezionisti e negozianti, gli esercizi della cavalleria.
In serata, alle 21,15 al teatro San Carlo, la compagnia Patakin di Venezia propone Arlecchino/Don Giovanni, prima ricostruzione del canovaccio “Le Festin de Pierre” di Dominique Biancolelli. Lo spettacolo – la regia è di Roberto Cuppone – è stato realizzato in collaborazione con l'Accademia di Belle Arti di Venezia, l'Università Ca' Foscari di Venezia, l'assessorato alla produzione culturale del Comune di Venezia.
La storia di Don Giovanni, forse la più bella e famosa di tutto il teatro, deve questa straordinaria popolarità ai comici dell'arte italiani che per due secoli ne fecero in tutta Europa un cavallo di battaglia: fra tutte, la versione di maggior successo fu “Le Festin de Pierre” (Il Convitato di Pietra) di Domenico “Dominique” Biancolelli, il più grande arlecchino secentesco, rappresentata per la prima volta a Parigi nel 1668. Oggi la compagnia tocca a Pantakin di Venezia, la compagnia italiana di maggior tradizione nella commedia dell'arte, riesumare questo antico e leggendario canovaccio.