di Ada Spadoni Urbani (*)
Le famiglie stanno scegliendo le scuole superiori per i propri figli. Cosa cambia per i loro figli dopo che la Giunta regionale ha varato la nuova rete scolastica umbra ? Poco, e non necessariamente in meglio. Si suppone che i corsi autorizzati a dicembre diano prospettive ai giovani. Ma la nuova rete scolastica non risponde a un progetto regionale di adeguamento dell'offerta formativa ad un'idea di crescita dei territori. Il fatto è che sono molti anni che il Governo regionale non ha alcuna idea, anzi, non sa proprio che strada prendere per sviluppare l'Umbria. Almeno, allora, che la rete scolastica offra istituti con corsi ben strutturati e insegnanti stabili. Ma anche qui non ci siamo: non ci sono alunni sufficienti, a causa del calo demografico, a mantenere l'attuale alto numero di corsi, istituti e scuole, molti ancora sotto la soglia minima dei cinquecento alunni prevista dal decreto del ministro Berlinguer del 1998. Questa situazione, causata dalla volontà politica regionale di usare la scuola come contentino per questo o quel comune, aumenta il precariato, non consentendo la creazione di posti-cattedra stabili. Un precariato che, con un dimensionamento vero, sarebbe stato riassorbito, anziché mantenuto negli anni. Sempre tanti professori “tappabuchi” in Umbria, dunque, con corsi sbilanciati che oscillano da un numero di studenti per classe bassissimo a quelli dove le classi “scoppiano” ma servono a fare in modo che “mediamente” si raggiungano i parametri ministeriali.Così non va. Gli studenti hanno diritto ad avere pari opportunità formative e servizi di buon livello. Da noi si punta ancora sulla quantità. Ma solo per evitare di scontentare qualcuno senza capire che a rimetterci sono prima i ragazzi e poi i docenti che hanno una scuola che somiglia più ad un ammortizzatore sociale che a un luogo dove si scrive il futuro del paese. Iscrizioni alle porte, dicevo, e senza alcuna certezza che partano i corsi che solo la velleità di tanti comuni vuole assegnati alle scuole secondarie del loro territorio. Del resto, non c'è problema ! Se le cose non vanno c'è sempre una riforma da bacchettare e un ministro del Governo da bacchettare. Ah, dimenticavo ! Berlinguer è stato ministro del Governo di centro sinistra guidato da Prodi. È la sua la riforma sulla quale la Regione ha “nicchiato”.
(*) Senatrice Pdl.