Città di Castello

Scuola, Città di Castello dichiara guerra al dimensionamento | Ricorso al Tar e accesso agli atti

Non si placa la bufera sul futuro della scuola in Alta Umbria. Dopo la firma del decreto da parte del Commissario straordinario Ernesto Pellecchia, che sancisce il piano di dimensionamento scolastico per l’anno 2026/2027, l’amministrazione comunale di Città di Castello passa dalle parole ai fatti, annunciando un’offensiva legale su più fronti per fermare quella che definisce un’“autentica ingiustizia”.

La rivoluzione del Commissario

Il provvedimento, nato per razionalizzare i costi come previsto dal PNRR e adeguare la rete scolastica al calo demografico, prevede il taglio di due autonomie tra Gubbio e Città di Castello, con la conseguente perdita di due dirigenti scolastici dal prossimo settembre. Nel Tifernate, la manovra cancella le storiche Direzioni Didattiche per fonderle in nuovi Istituti Comprensivi: le scuole d’infanzia ed elementari verranno accorpate all’istituto di istruzione secondaria di primo grado “Alighieri-Pascoli”. Sebbene non siano previste chiusure fisiche di plessi, la nascita di questi “macro-istituti” ha scatenato la rivolta di istituzioni e famiglie.

Il Comune ricorre al Tar

Il sindaco Luca Secondi e l’assessore ai Servizi Educativi Letizia Guerri hanno dato mandato al Servizio legale dell’Ente di presentare ricorso al Tar contro il decreto direttoriale n. 62 del 28 gennaio 2026. “Siamo di fronte a una scelta illogica e dannosa”, dichiarano i due amministratori, sottolineando come il territorio tifernate abbia già sopportato pesanti sacrifici in passato.

Oltre alla via legale, il Comune ha depositato presso l’Ufficio Scolastico Regionale (USR) un’istanza di accesso agli atti per conoscere le motivazioni tecniche – finora non pubblicate – contenute nel precedente decreto n. 60, che costituirebbe il fondamento dell’intera riorganizzazione.

I “mostri gestionali” e il nodo della Dante Alighieri

A preoccupare maggiormente è la creazione di istituti che supererebbero i 1.200 alunni complessivi. Secondo la giunta, accorpare direzioni didattiche che contano già 800 studenti ciascuna creerebbe poli tra i più grandi dell’Umbria, in netto contrasto con quanto avviene in altre realtà regionali dove i numeri sono molto inferiori.

A rendere la situazione esplosiva è il caso della scuola media “Dante Alighieri“. “Dividere la Alighieri dalla Pascoli è assurdo — spiegano Secondi e Guerri — perché la sede della ‘Dante’ attualmente non esiste più, a causa di un cantiere PNRR fermo per inadempienza della ditta incaricata”. In questo momento, i due istituti condividono un’unica sede temporanea, rendendo l’accorpamento amministrativo un vero e proprio rebus logistico e di sicurezza.

Protesta dei genitori e disparità territoriali

Sul piede di guerra anche i genitori del Primo Circolo “San Filippo”, che denunciano una scelta “calata dall’alto” senza alcun preavviso o confronto. La protesta evidenzia inoltre una disparità di trattamento territoriale: mentre l’Alta Umbria viene colpita dai tagli, Terni ne è rimasta, per ora, esente.

L’amministrazione ha infine scritto al Ministero dell’Istruzione e al Commissario Pellecchia chiedendo un confronto immediato e urgente. “È stato un fulmine a ciel sereno – concludono sindaco e assessore – auspichiamo che si abbia il coraggio di tornare indietro su una decisione che ferisce l’intera comunità”.