Scuola Alta Cucina, fra Spoleto e Sapori d'Italia è guerra a suon di carte bollate - Tuttoggi

Scuola Alta Cucina, fra Spoleto e Sapori d'Italia è guerra a suon di carte bollate

Redazione

Scuola Alta Cucina, fra Spoleto e Sapori d'Italia è guerra a suon di carte bollate

Mer, 20/06/2012 - 18:55

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Jacopo Brugalossi

Torna agli onori delle cronache, dopo un certo periodo di assenza, la vicenda della Scuola di Alta Cucina di Villa Redenta, progettata con lo scopo di promuovere l’arte culinaria e l’alta gastronomia italiana ma in realtà mai entrata in funzione. A far discutere è la richiesta di pagamento, mediante decreto ingiuntivo, di 176.283 euro che la Sapori d’Italia s.r.l. ha avanzato nei confronti della Fondazione Scuola di Alta Cucina di Villa Redenta, istituita dal Comune di Spoleto e dalla Provincia di Perugia e attualmente in stato di liquidazione. Ma andiamo con ordine.

Un po’ di storia – E' il gennaio 2003 quando Comune di Spoleto e Provincia di Perugia costituiscono la “Fondazione scuola di alta cucina Villa Redenta”. Sei mesi dopo una convenzione stipulata tra la stessa Fondazione e la Sapori d’Italia s.r.l. concede a quest’ultima il diritto dell’utilizzazione economica di Villa Redenta al fine di svolgere attività di “divulgazione e promozione dell’alta cucina italiana, dell’arte culinaria e della sana e corretta alimentazione, con particolare attenzione alle produzioni locali”. Sapori d’Italia, dal canto suo, si impegna a corrispondere un canone d’affitto annuo alla Fondazione di 17mila euro, a titolo di parziale rimborso spese. Una nuova convenzione, che modifica interamente quella precedente (decaduta a causa di difficoltà di varia natura), viene sottoscritta nel febbraio del 2006. Secondo i nuovi accordi, la Sapori d’Italia si sarebbe impegnata a sostenere i costi di arredo e di adeguamento dei locali e degli impianti di Villa Redenta per l’avvio della “Scuola” (per un importo vicino ai 900mila euro) mentre alla Fondazione, che avrebbe rinunciato ai 17mila euro di canone d’affitto annuale, sarebbe spettato il compito di acquistare per 150mila euro il blocco cucina dell’Aula magna.

Scuola “fantasma” – Nonostante tutti gli impegni assunti con la seconda convenzione fossero stati onorati, una serie di problematiche tecniche, amministrative e finanziarie (tra cui il recesso dal progetto del cuoco di fama internazionale Gianfranco Vissani), fanno si che la scuola non aprisse mai ufficialmente i battenti. A fine 2011 il colpo di grazia alle (poche) speranze ancora rimaste in piedi. I soci della Fondazione “Scuola di Alta Cucina di Villa Redenta” – il Comune di Spoleto e la Provincia di Perugia – decidono lo scioglimento dell’ente dopo aver preso atto del mancato raggiungimento dello scopo per cui era stato fondato e nominano liquidatori Angelo Cerquiglini, direttore generale del Comune di Spoleto, e Danilo Montagano, direttore del settore affari generali istituzionali e legali della Provincia.

Sapori d’Italia vs Fondazione – E’ a questo punto che inizia la “guerra di cifre” tra Sapori d’Italia e Fondazione Scuola di Alta Cucina, giocata a suon di richieste di risarcimento per danni subiti a causa di presunti reciproci inadempimenti. In data 6 settembre 2011, ad esempio, la Sapori d’Italia invia una fattura di 159mila euro relativa ad alcuni lavori di adeguamento di Villa Redenta alla Fondazione, che dal canto suo può però vantare un credito nei confronti del soggetto contendente relativo ai canoni di affitto non ancora corrisposti. L’ultimo capitolo della vicenda risale al 10 maggio scorso. E’ ancora la Sapori d’Italia a prendere l’iniziativa, notificando un’ingiunzione di pagamento di 176.283 euro all’Associazione Scuola di Alta Cucina e al signor Torquato Novelli, presidente della Fondazione prima che venisse messa in liquidazione.

Ricorso – Il Tribunale di Spoleto si è espresso sulla vicenda dichiarando esecutivo, in via provvisoria, il decreto di ingiunzione. Scontato, quanto immediato, è il ricorso della Fondazione che, vista l’impossibilità di procedere tramite gli uffici legali interni del Comune di Spoleto e della Provincia di Perugia (essendo un soggetto terzo rispetto alle due istituzioni) affida l’incarico ad un professionista esterno, l’avvocato Marco Parmegiano Palmieri. La prima tranche delle spese legali richieste dall’avvocato, pari a 4mila euro, sarà pagata equamente da Comune di Spoleto e Provincia di Perugia, poiché la somma non è presente attualmente nelle casse della Fondazione.

Opposizione già all’erta – La questione non è sfuggita ad alcuni consiglieri di opposizione, in primis Gian Marco Profili e i colleghi della lista ‘Rinnovamento’, che avrebbero cominciato ad “indagarci sopra” già da qualche tempo. A confermarlo telefonicamente a Tuttoggi.info è lo stesso Profili: “Già da qualche giorno sto lavorando con i colleghi di Rinnovamento ad una interrogazione consiliare in merito alla Scuola. Il testo è scritto per l’ottanta per cento, ma prima di presentarlo in consiglio vorremmo verificare alcune cose che ci sono state dette”. Tra queste l’indiscrezione, tutta da verificare, secondo la quale la Fondazione non sarebbe mai stata registrata. Un elemento che spiegherebbe la notifica al presidente pro tempore Novelli e non alla Fondazione stessa.

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